Fidanzamento casto e monociglio

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

“Auguri a tutte le donne, a mia moglie Anita in primis che ha promesso di amarmi per sempre, anche se mi crescesse il monociglio”, ho postato su Facebook l’8 marzo, amore mio. Lo so, può sembrarti una bugia. Più di una volta mi hai fatto intendere il contrario: “Tutto, ma non il monociglio…”. Se mai accadesse, piuttosto piomberesti nel cuore della notte e mi taglieresti le sopracciglia superflue. Ne sono certo. Ma so anche che se per una remotissima eventualità diventassi monociglio munito e non ci fosse nulla da fare per evitarlo, mi ameresti lo stesso. Lo so perché io e te ci siamo testati con un fidanzamento a prova di monociglio. No, niente convivenze o prove di compatibilità sessuale – le ricette per un amore “morale” e duraturo che propone la medicina di oggi, con ottimi risultati. Io e te abbiamo optato per la vecchia ricetta di Nonna Chiesa. Nel 1997, durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi, un ragazzo chiese al Papa: “Cosa è giusto e cosa è sbagliato nel fidanzamento?”. Giovanni Paolo II, pericolosamente, rispose: “Va bene ciò che si può fare di fronte a tua madre”. Questa la ricetta di sempre di Nonna Chiesa. Scandalosa. Ma è una ricetta a prova di monociglio, potrei metterci la mano sul fuoco. Perché se un ragazzo o una ragazza accettano di attendere il momento giusto, il momento delle nozze, per entrare in totale comunione e apertura alla vita, vuol dire che puntano con coraggio e audacia sull’amore vero, sull’amore che non è solo di questo mondo, sull’amore che vince la morte. E quindi anche l’ipotetico monociglio indelebile. Io e te abbiamo testato entrambe le ricette, perché ci siamo messi insieme prima dell’inizio del cammino di conversione. Poi a un certo punto nostro Signore è piombato nelle nostre vite e ha stravolto anche il modo in cui stavamo vivendo la nostra relazione. Subito ci è sembrato folle. Poi abbiamo sperimentato. Ci siamo fidati. Se è Dio, c’avrà ragione. E infatti c’aveva ragione. Dosi abbondanti di preghiera e dialogo per fare discernimento, e poi attesa del momento giusto per donarci completamente. Cos’è successo? È successo che il nostro amore è aumentato esponenzialmente. Neanche potevamo immaginarlo. Abbiamo capito di voler puntare sul “per sempre”, su un matrimonio costruito sulla roccia. È aumentato così tanto il nostro amore, che ci siamo chiesti come mai una proposta del genere non venga fatta, spesso nemmeno negli ambienti cattolici. Uno poi è libero di scegliere, ma che almeno lì dove si dovrebbe questa proposta radicale venga fatta. Perché è la proposta vincente. La sessualità è sacra, è qualcosa di meraviglioso. Di miracoloso. Porta in sé, in potenza, il mistero della vita. Occorre una preparazione. Una cornice, per dare importanza a questo aspetto stupefacente dell’esistenza. Due che diventano una cosa sola. Corpo e anima completamente donati l’uno all’altro, aperti a una nuova vita. Qualcosa che se la capissimo ci sarebbe uno svenimento di massa. Il fidanzamento come lo propone la Chiesa prepara a questo momento, gli dà la giusta importanza, il giusto peso, il giusto posto. Un posto speciale. Per cui vale la pena attendere e prepararsi. Noi lo abbiamo sperimentato: abbiamo sperimentato lo stesso periodo di tempo, un anno e mezzo circa, prima in un modo, poi nell’altro. Nessun paragone. Chiesa 100, “mondo” 0. Viene da qui la certezza che mi ameresti anche se mi crescesse il monociglio, amore mio. Puoi dirmi quello che vuoi, ma il fidanzamento che abbiamo vissuto mi fa stare tranquillo: sei una donna a prova di monociglio. Che poi, a dirla tutta, non è neanche male il monociglio. Questo ovviamente è un mio parere personale. Parere di un essere umano di sesso maschile che è diventato interista perché lo zio Bergomi, uno dei più grandi difensori della storia del calcio italiano ed esemplare meraviglioso di monociglio precoce (già a 18 anni aveva un monociglio spettacolare, con l’età purtroppo ha ceduto alle cesoie – della moglie? Probabile… – e l’ha perso), insomma lo zio Bergomi aveva il mio stesso nome (ce l’ha ancora) e allora ho pensato di diventare interista come lui. E questo mi ha fatto crescere in mezzo alle sofferenze, fortificando il mio spirito. Bella zio. Che Dio ci benedica, che benedica lo zio Bergomi, che benedica i corsi per fidanzati perché si abbia il coraggio di proporre il meglio, per quanto scandaloso possa apparire, e benedica anche e soprattutto tutti gli amici monociglio muniti, liberi di essere se stessi in un mondo che ci vuole tutti uguali. Ti amo.

 

Se vuoi aiutare il progetto dei Mienmiuaif, ti è piaciuta la lettera e sei interessato al “prequel”, clicca qui: Lettere a una moglie #1 😎

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