La prima band “penitenziale” della storia

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Se sapessimo quanto ci ama piangeremmo di gioia, amore mio. Un po’ lo intuiamo e questo basta per lasciarci a bocca aperta. Grazie a Maria, per esempio, siamo diventati la prima band “penitenziale” della storia. Continua a tornarmi in mente quell’episodio. Forse perché siamo in Quaresima. Forse perché stiamo girando tanto per raccontare le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto e fa in noi, nonostante noi e la nostra piccolezza, e questo aneddoto viene fuori ogni volta. Di quel ragazzo che dopo la prima puntata a Radio Maria ci ha scritto. Non subito, perché non aveva capito il nome del gruppo e non ci trovava su Google. Vedi tuo marito? Il suo esperimento di marketing al contrario, con questo nome impronunciabile e incomprensibile, “Mienmiuaif”, ha già dato i suoi frutti. Crea attesa. Suspance. Già solo cercarci è un thriller. Comunque alla fine il ragazzo ci aveva scovati e aveva potuto rivelarci quello che gli era successo, e che ci avrebbe fatti entrare nella storia. Dopo aver premesso e ammesso di non essere proprio un tipo molto praticante, aveva aggiunto che “fatalità” quel giorno era andato a confessarsi. Il giorno della nostra prima puntata su Radio Maria, il 2 gennaio dell’anno scorso. E insomma cos’è successo, è successo che il confessore, come penitenza, gli aveva detto di ascoltare Radio Maria. E lui l’aveva ascoltata mentre parlavamo noi. Insomma siamo stati, per un giorno, la penitenza di un giovane non molto praticante che però il 2 gennaio del 2017 gli era saltato di andare a confessarsi. La prima pop punk rock folk neomelodic band penitenziale della storia. Come fai a non piangere di gioia con un Dio che ti sorprende così, con una Mamma che ti fa il regalo di trasmettere le canzoni che tuo marito ti costringe a cantare su Radio Maria e così facendo ti trasforma nella prima band che può essere ascoltata come penitenza? Ma ci rendiamo conto, amore mio? Non ci rendiamo conto. Piangeremmo di gioia, altrimenti. O forse tu te ne rendi conto, forse tu hai il talento di piangere spesso e volentieri proprio per questo, perché te ne rendi conto, e invece io povero burbero coi cromosomi X e Y non c’ho ancora capito un fico secco, e per giunta ti prendo in giro convinto che prenderti in giro sia un atto di amore di livello altissimo. Il nostro amico dento-teologo Giovanni c’ha pure girato un messaggio con un proverbio tedesco che recita così: “Chi si ama, si prende in giro”. Quindi amore mio anche in tedesco ti amo. Sempre che quel proverbio esista, e sia tedesco. Coi dento-teologi è bene stare attenti. Ora sta suonando il nostro amatissimo Bimby, mi sembra di essere in macchina quando non ti allacci le cinture, e invece è il nostro amatissimo regalo di nozze di cui ho già parlato nelle prime “Lettere a una moglie” e che ancora non sono riuscito a far sparire da questa casa. Mi devo alzare per spegnerlo. O distruggerlo. Però, davvero… non penso di essere riuscito, come sempre, a spiegarmi, ma se sapessimo quanto ci ama la Mamma (e quanto ci ama Dio!) piangeremmo di gioia per sempre. Di motivi ce ne sono infiniti. Nonostante il Bimby. Nonostante i (presunti) proverbi tedeschi. Che Dio ci doni la gioia di sapere quanto siamo amati. Ich liebe dich.

 

Se ti è piaciuta la lettera e sei interessato al “prequel”, clicca qui: Lettere a una moglie #1 😎

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