L’amore ai tempi della dieta

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Io ti scrivo lettere, tu mi leggi alla lettera, amore mio. Nel senso che decodifichi i miei messaggi letteralmente. A volte posso sembrarti un orso, ma è solo perché ho paura che esprimere il mio affetto con espressioni del tipo “ti amo alla follia” possa determinare un’immediata telefonata allo psicologo da parte tua. Figuriamoci un “ti amo da morire”. Ecco che allora resto un po’ sulle mie. Ieri sera ho azzardato uno scherzetto. Da qualche giorno la nostra relazione si è arricchita di una sfida tutta nuova: la dieta. Ci siamo messi a dieta insieme, non certo perché ne abbiamo bisogno, ma per condividere dei momenti. Lo scherzetto è consistito nel dirti un peso che non era il mio vero peso. Ma era solo uno scherzetto! Entrambi siamo partiti da un peso, che manterrò segreto, se possibile anche a me stesso, e ci siamo posti l’obiettivo di perdere tre chili in trenta giorni. Un etto al giorno. Tu sei già in vantaggio di un chilo. E questo non nego che mi faccia soffrire. Io ho perso tre etti in quattro giorni. Tu un chilo e tre etti. E ti lamenti di uno scherzetto? Solo perché ho cercato di farti credere di essere partito da un peso superiore al reale, così ora sarei in vantaggio? (Come meriterei, fra l’altro). Non volevo barare, figurati. Volevo solo farti uno scherzetto. Ma tu prendi alla lettera anche gli scherzetti, e allora ti sei arrabbiata con me perché secondo te avevo mentito sul peso di partenza per risultare in vantaggio (come meriterei, fra l’altro). Devo dirla tutta? Se c’è qualcuno che sta barando, non sono io… Credi che non mi accorga delle differenti dosi di zucchero nel caffè? E le porzioni più condite e abbondanti che finiscono sul mio posto? Con la scusa che sono più alto… Chissà quali altri ingredienti ingrassanti stai infilando nei piatti che mi prepari. Magari corri di nascosto. Com’è possibile che in quattro giorni io ho perso tre etti e tu un chilo e tre etti? E ti scandalizzi se ti faccio uno scherzetto dicendoti che il mio peso di partenza era un altro, rispetto a quello che hai fissato sul tuo cellulare? Se avessi fissato tu un peso non rispondente al vero? Perché dovrei fidarmi? Mi hai persino fatto riesumare “Just dance”, il giochino in cui si balla che ti piace tanto e a me per niente, così tu puoi sudare eseguendo tutte quelle coreografie impossibili divertendoti, e io no. Non fraintendermi, non ce l’ho con te. Non sto cercando di fare pressing psicologico per recuperare lo svantaggio. Non lo farei mai. Ma sappi: se a due giorni dall’arrivo fossi ancora dietro, non avrò pietà. Ho visto più volte “Forrest Gump”. Correre due giorni senza mangiare e dormire per me non è un problema. In quattro giorni sei già a metà cammino: di tre chili, ne hai perso uno e tre etti. Ma a questo punto il mio traguardo non è più tre chili: il mio traguardo sei tu. Perdi quanti chili vuoi. Ti starò alle costole come un piedipiatti senza piedi piatti. Uno degli effetti positivi della nostra nuova colazione, la pappetta di avena meglio nota come “porridge”, che a me ricorda tanto un personaggio di “Beautiful”, è il senso di leggerezza. Mi sento così leggero che non ho alcun timore di non riuscire a starti alle costole. Che Dio plachi questo mio senso tutto maschile della competizione. Ma mi faccia vincere. Ti amo.

Se vi sentite particolarmente buoni e volete dare una mano ai Mienmiuaif, cliccate qui 😎

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