Santi for dummies #3 – 
Teresa d’Avila, lasciar fare all’Amore

di fra Iacopo Iadarola

“Le donne che si interessano molto del divino non hanno tutte le rotelle a posto, secondo me. E infatti la mia amata Teresa d’Avila non era mica tutta sana di mente, o forse lo era troppo…”

Lasciamo introdurre questa nuova puntata di Santi for dummies da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Solo uno dei tanti, innumerevoli fan di S. Teresa d’Avila, la santa fondatrice dell’ordine dei Carmelitani scalzi di cui faccio parte, una delle più grandi mistiche di tutti i tempi, Dottore della Chiesa accanto ai più grandi geni del pensiero cristiano. Eppure lei si diceva scema e ignorante, chiacchierona e confusionaria…

Teresa nasce nel 1515 ad Avila, Spagna. Cresce in una famiglia agiata della semi-nobilità, in un momento storico in cui la Spagna domina il mondo. Tanti suoi fratelli partiranno per l’America appena scoperta, in rocambolesche avventure da cui alcuni ritorneranno, altri no. Lei anche, già da bambina, scappa di casa per andare nella terra dei musulmani, per morire martire: ma non era un dramma per lei, anzi! Così poteva “andare a vedere Dio!”. Ovviamente fu riportata a casa, dopo un paio di ceffoni, da uno zio che la incontrò per strada a un tiro di schioppo dal loro palazzo. Ma quel che conta di questo episodio è che Teresa già aveva scoperto, col genio dei bambini, l’avventura più grande, la scoperta che non cessa mai di essere scoperta… chi sognava che nel Nuovo Mondo si sarebbe scovato chissà quale paradiso, si sarebbe presto dovuto ricredere, e avrebbe ritrovato in quella terra le stesse tristezze e violenze che si lasciava alla spalle – perché sono nel nostro cuore, e ce le portiamo ovunque. Per chi invece, come Teresa, sognava di andare a vedere Dio, l’avventura e la meraviglia ancora continua, inizia ogni istante, e da allora per tutta l’eternità è destinata soltanto a crescere…

Solo Dio basta

Teresa segue questa intuizione che segnerà tutta la sua vita e che è semplicissima: solo Dio basta, perché solo un Infinito come Lui può riempire quell’infinito che siamo noi (“Noi siamo infinito” mi pare sia il titolo di un bel film di un paio di anni fa). Ma non pensate che divenne per questo una eremita fuori dal mondo. Tutt’altro. Si trucca, si fa bella – era molto bella: pare che fosse ben rotondeggiante di forme, e con un neo sul viso da fare invidia a Madonna – e a quindici anni si prende una mezza cotta per un cuginetto, come tutte le ragazze della sua età. Legge e rilegge romanzi rosa, storie di cavalieri e damigelle, storie d’amore e d’avventura. Il sangue caliente spagnolo ribolle violento in lei come nei suoi fratelli, che cominciano a partir via da casa per vacanze senza fine (ah: uno dei possibili significati del nome di Teresa è “estate”). L’ultima cosa che le passa per la testa è di rinchiudersi in un monastero, tanto più che il padre l’aveva già rinchiusa in un collegio per evitare che facesse danni… eppure, proprio in questo collegio, sente una monaca che le si confida, che le racconta la sua storia. Le riferisce semplicemente le parole dure del Signore: “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti” e “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”.

Teresa capisce: ciò che dice Dio, ciò che dice la Chiesa non è per arrivare a un meno di vita, di desideri, di gioia. Ma a un di più, cento volte, mille volte di più! Se Gesù ti chiama a seguirlo e a lasciare tutto, non è perché ti vuole fare scomparire, ma perché ti vuole fare esplodere, ti vuole far brillare come una stella! Vuole la tua gioia, e la vuole in abbondanza! E già da ora! Se si parla di questo, allora Teresa è agganciata. I suoi desideri si riaccendono più potenti che mai, ma stavolta tutti per Dio e non per favole da ghiandaia imitatrice (tra l’altro, il significato più probabile del nome Teresa è proprio quello di ‘cacciatrice’).

Comincia così la sua vita religiosa. Ma ci vorrà del tempo – e molto! – per concretizzare la sua intuizione iniziale, che “solo Dios basta”. Teresa passerà lunghi anni in una tiepida vita di convento, pregando e chiacchierando. Per chi entra in convento, come per chi va nel mondo, il rischio di perdersi è lo stesso: nella banalità, nella distrazione, nel non rendersi conto. Rendersi conto di cosa? Di ciò che è la “mistica”.

La mistica altro non è che “fare esperienza di Dio”. Toccare con mano il mistero di Dio. O meglio, di farsi toccare. Teresa lo scoprirà a 39 anni, dopo venti anni quasi di anonima vita religiosa (questo è molto confortante per noi frati da quattro soldi!). A 39 anni, di fronte alla statua di un Cristo flagellato, la sua vita si rivoluziona. Per la prima volta, per la primissima volta, capisce che Gesù è morto d’amore non “per noi, per salvare gli uomini”: ma per lei, individualmente e concretamente per Teresa de Cepeda y Ahumada. Sono lacrime di dolore e di gioia. Esattamente quelle che verseresti tu che stai leggendo, se in questo momento fossi malato destinato a morte certa e ti dicessero che qualcuno si è sacrificato per te, ha dato i suoi organi per te, perdendo la vita affinché tu la riabbia. Un mistico non è nient’altro che una persona che si rende realmente conto di ciò. Che vive sulla sua pelle quello che altri ascoltano annoiati a Catechismo. Che vive nel suo cuore la certezza che se tutti andiamo a caccia della felicità e l’Infinito, con molto più slancio quest’Infinito desidera e cerca ognuno di noi: per farsi trovare basta che gli si apra la porta.

La preghiera: rientrare in se stessi…

E ognuno nella propria vita è chiamato ad aprire questa porta. Teresa ha scoperto che questa porta si chiama preghiera. E ha scritto pagine stupende per spiegare ad altri come si apra, e su cosa si nasconda dietro: un castello meraviglioso, da far rimpicciolire come modellini giocattolo i castelli che si sognano nelle avventure fantasy. Quel castello è la tua anima. Tu ne vivi all’esterno, nella distrazione, nella superficialità: devi rientrare in te. Per renderti conto di che tesoro hai dentro, che non sei vuoto dentro: Dio abita in te. Qual trapianto d’organi che ti ha salvato la vita è un fatto storico, reale, che si rinnova ad ogni Messa. Dio si è incarnato in Gesù Cristo per unirsi ad ogni uomo, per incarnarsi in ogni uomo, e già il suo cuore batte dentro il tuo, se solo affini l’orecchio. A questo appunto serve la preghiera, l’orazione, come la chiamava Teresa: “Quanto a coloro che non hanno ancora cominciato io li scongiuro, per amore di Dio, di non privarsi di un tanto bene. Qui non vi è nulla da temere, ma tutto da desiderare. Anche se non facessero progressi, né si sforzassero di essere così perfetti da meritare i favori e le delizie che Dio riserva agli altri, guadagnerebbero comunque con l’imparare il cammino del cielo; e perseverando in questo santo esercizio, spero molto per loro dalla misericordia di Dio, che nessuno mai ha preso per amico senza essere ripagato: perché l’orazione non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente intrattenersi cuore a cuore con Colui dal quale sappiamo d’essere amati”.

Teresa in questo “cammino del cielo”, avrebbe fatto passi da gigante. Innamoratissima di Dio, avrebbe raggiunto un’unione con Lui sconvolgente, da far impallidire qualsiasi amorazzo dei romanzi rosa che leggeva un tempo. Avrebbe provato per lo Sposo della sua anima, nella mente nel cuore nel corpo, passioni e gioie che nessuna creatura umana mai le avrebbe potuto dare – e per Lui avrebbe compiuto missioni eroiche che nessuna principessina avrebbe sognato di fare: per dar vita al nostro ordine dei Carmelitani scalzi sarà ostacolata e perseguitata in ogni modo, e ciononostante fonderà ben 14 monasteri in tutta la Spagna, fra massacranti fatiche, guadagnandosi il titolo di “monaca eretica, inquieta e vagabonda”. Così il suo messaggio, il suo insegnamento sulla preghiera e sull’unione mistica con Dio è entrato nella storia della Chiesa e ha cambiato la vita di migliaia di anime, compresa quella di chi sta scrivendo. Teresa diceva di scrivere i suoi libri “per ingolosire le anime”: è esattamente quello che è successo a me quando, un pomeriggio, nella camera della mia ex con una mano tenevo la sua e con l’altra un libro di Teresa: come in una bilancia, ho scoperto che il Signore mi chiamava a una storia d’Amore più grande.

…per uscire da sé: l’estasi

Attenzione però. Non sto dicendo che chi si sposa ami di meno il Signore. Sto dicendo che ognuno è chiamato a qualcosa di inimmaginabilmente bello, ognuno ha una vocazione personalissima all’Infinito che deve scoprire uscendo dai propri schemi: per me e per Teresa questa vocazione passa per la vita religiosa, per un altro o un’altra passa, magari, per quella persona che non ti saresti mai filato e che invece vale un milione di volte di più dei tuoi amori impossibili, perché con lui/lei puoi metter su una famiglia da sogno veramente: in un matrimonio cristiano (vale a dire per sempre), circondato da figli veri, e non dai nostri sterili egoismi. Questa è la vera estasi – ex-stasis – l’uscita da sé (l’ecstasy invece, per chi non lo sapesse, è quella cosa che ti distrugge il cervello, o ti uccide direttamente come è successo a una povera sedicenne qualche settimana fa).

Teresa la visse in forme spettacolari, proprio perché tutti lo capissimo: Dio accese i riflettori su di lei. Ma ognuno è chiamato a vivere quest’estasi – Jovanotti l’ha capito benissimo – ed è per questo che si sente tanto debitore nei confronti di Teresa: “A volte penso che la risata, per esempio, o il brivido di emozione, siano proprio dei passaggi che si aprono per un attimo e mostrano la condizione che ha a che fare con il paradiso di cui parlano i santi. Hai mai visto l’estasi di santa Teresa di Bernini? È una statua che sta a Roma in una chiesa. Io l’ho vista tante volte da piccolo e per qualche motivo che allora già sapevo ma non sapevo di sapere mi colpiva e mi restava impressa con molta forza. Sto parlando dell’estasi, di quella condizione che ha a che fare con l’amore, con lo sport, con la musica, con lo spirito, con la realtà che si illumina di colpo. Ecco. Dimmi se santa Teresa qui non ti sembra una che sta facendo l’amore. Guarda l’angelo e la freccia e lei come si dispone rispetto alla freccia e guarda la sua mano che cade giù quasi priva di sensi. Insomma non c’è bisogno di saperne di arte per vedere chiaramente quello che Bernini intendeva quando dal marmo ha tirato fuori questa roba. E non è potente questa roba? E non è pura energia pop?”.

Ha ragione, Teresa nelle sue estasi sembra che stia facendo l’amore. È verissimo. Soltanto una precisazione: è l’unione dell’anima con Dio una sublimazione del fare l’amore, o è il fare l’amore che è un’eco, una briciola, una cartolina di quell’Amore che ci ha fatti tutti? Questo si è chiesto Teresa e, più che fare lei l’amore, lasciò che l’Amore facesse lei.

 

Altri santi raccontati da fra Iacopo:

Teresina

Elia

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3 Comments

  1. Sto leggendo “il castello interiore” e spero che mi regali il suo coraggio, la sua determinazione, il suo amore per Dio. Sono stata e sono devota più di santa Teresa del bambino Gesù. La sua piccola via mi sembra più facile da seguire.

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