On the road

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Vicenza-Roma, Roma-Padova, Padova-Vicenza, amore mio. Non ti puoi certo lamentare che tuo marito non ti porti fuori il fine settimana. Siamo partiti venerdì perché ci aspettavano due divani a Roma per il nostro #MusicaDaDivanoTour. Poi domenica via di corsa dalla città eterna in direzione Padova, dove ci avevano organizzato un incontro con i genitori dei bambini di catechismo. Oggi leggo un articolo in cui si parla della nostra santa Teresina “patrona dei missionari”. Ecco, forse dovevamo pensarci un po’, prima di pregare tanto santa Teresina. D’altronde lei fa il suo mestiere, è matematico che ci mandi in giro per il mondo se stiamo sempre lì a chiederle favori. Altro che “On the road” (che fra l’altro anche Jack Keruoac era innamorato della nostra Teresina… Ma questa è un’altra storia). A Roma in realtà eravamo da amici. Siamo stati coccolati. Forse il buon Dio ha voluto bilanciare lo stile coniugale punk di tuo marito, essenziale e pieno di asprezze, con un po’ di calore più adatto ai tuoi gusti (non vorrei essere azzardato nel definirli affini a quelli dei cantanti neomelodici napoletani, e allora lo scrivo tra parentesi). A Padova è stato molto bello. Dall’incontro abbiamo intuito che alcuni genitori non erano d’accordo in tutto e per tutto con la Chiesa, ma questa è una situazione generale da constatare, non da giudicare, e non ha certo tolto bellezza e intensità all’incontro, anzi. Non è strano quindi aver trovato fra i presenti anche chi ci ha consigliato di andare a lavorare, invece che girare per il belpaese cantando e raccontando quello che secondo noi Dio aveva combinato nelle nostre vite… Uno di quei momenti tragicomici che però ci fanno tanto bene. Poi è nata una discussione a cui molti hanno partecipato. Il sacerdote che ci ha ospitati era sorpreso che i genitori parlassero così tanto, e ne siamo stati contenti. L’imbarazzo e la difficoltà di provare a testimoniare in parole e musica quello che abbiamo vissuto a persone più grandi che non conoscevamo sono stati notevoli, ma molti interventi ci hanno fatto capire che ci sono persone fantastiche in giro, che hanno voglia di approfondire, di confrontarsi. Non sono mancati però altri momenti difficili: a un certo punto una coppia c’ha detto che forse parlavamo tanto di Dio perché ancora non abbiamo figli. Che i figli sì, danno gioia. La coppia ci aveva detto di non essere sposata. Hai risposto tu. Temevo che la cosa ti avesse ferita a morte, dal momento che la sofferenza non è poca non essendo ancora riusciti ad avere figli, e ti trasformassi da cantante neomelodica a mastina (sempre napoletana – per inciso, ho grandi amici napoletani, li amo, i napoletani, ed essendo interista li sto pure inseguendo in classifica). Iniziavano già a uscirmi le prime gocce gelide sulla fronte, e invece con infinita dolcezza hai risposto che apprezzavi la loro onestà, il fatto che non si fossero sposati in Chiesa, dal momento che non ci credevano. Che piuttosto di fingere… Però hai aggiunto che per te sarebbe fantastico se si sposassero, se iniziassero a credere in quel sacramento, e che Dio nella loro coppia avrebbe sicuramente aumentato ancora di più il loro amore. Che la grazia non sarebbe mancata. Che non è un discorso moralistico. Che chiedere a Dio di entrare di più nella propria vita è meglio. Non è che diventi più bravo. È che stai meglio, sei più felice, hai più senso. Sono stato orgoglioso della mia mogliettina, e anche con questa coppia il dialogo è proseguito in maniera stimolante. Prima di arrivare a Padova mi avevi fatto tutta una filippica (in macchina, dopo sei ore di guida, dopo che ti eri svegliata) sul fatto che non dovevo dire, come sempre, che noi non vogliamo insegnare niente (cosa che forse è capitata una o due volte, ma noi ci amiamo, amore mio, mica dobbiamo per forza ascoltarci o capirci), che non c’è bisogno di mettere le mani avanti, che poi fa l’effetto contrario. (?). Dopo, invece (sempre in macchina, questa volta in direzione casa), mi hai suggerito, col tuo candore, che forse era il caso di dirlo, questa volta, perché in effetti noi mica andiamo in giro a insegnare qualcosa, ma solo a raccontare la nostra esperienza, e tante volte ci possono essere fraintendimenti. Lo so che non è andata così, amore mio, che è andata come scriveresti tu, ora, se queste lettere le scrivessi tu. Ma purtroppo le scrivo io. Che Dio continui a farle scrivere a me e non a te. La verità brucia e non potrei sopportarla. Ti amo.

 

Se vi sentite particolarmente buoni e volete dare una mano ai Mienmiuaif, cliccate qui 😎

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2 Comments

  1. Io ero tra quei genitori di Padova. Premetto che è molto difficile leggere questo racconto in quanto spesso lo scrittore cambia soggetto e ci sono troppi incisi che distraggono dal senso del discorso. L’idea che comunque mi dà è diversa da quella che mi ero fatta all’incontro. E mi dispiace molto. Questa è purtroppo la forza di internet e dei social: forse ci rivela le persone così come sono, senza alcun filtro? Mah! Stamperò il tutto col la speranza che possa far aprire la bocca a “quei genitori che non vanno d’accordo con la Chiesa”. Molto molto discutibile.

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    1. Chiedo scusa – sono Giuseppe, ho scritto io il pezzo, Anita non c’entra – per aver dato questa impressione. Raccontiamo sempre in maniera ironica e umoristica, partendo da noi, quello che stiamo facendo, e se ho sbagliato tono in certi passaggi mi scuso e ho già provveduto a cambiare. Nella fretta ho calcato su alcuni aspetti, non con l’intenzione di offendere, ma solo di rendere in maniera umoristica anche le difficoltà di quello che stiamo facendo. Chiedo quindi scusa e ho provato a riscrivere il pezzo dando un’idea più generale dell’incontro. Per quel che riguarda noi, in particolare me (visto che sono stato io a scrivere, purtroppo di fretta, senza capire che quello che volevo trasmettere l’avevo trasmesso in maniera sbagliata), per quel che riguarda me, se il post ha rivelato quello che sono, è un bene. Sono infatti una persona che fa e farà sempre un sacco di errori. Quello che cerchiamo di raccontare tramite parole e musica, in giro, non è quanto bravi siamo noi, ma quanto Dio ha cambiato in meglio le nostre vite, nonostante noi. Chiedo di nuovo scusa comunque per quanto è successo perché non era nelle intenzioni.

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