Santi for dummies #1 – Teresina, il fiorellino e la mazza di ferro

di fra Iacopo Iadarola

Cominciamo questa serie di Santi for dummies col botto: prenderemo le mosse nientepopodimeno che dalla “santa più grande dei tempi moderni” (come la definì S. Pio X) e che pur si definì un fiorellino insignificante nella crepa di un muro, un piccolo granello di sabbia che tutti calpestano senza accorgersene: S. Teresa di Gesù Bambino.

Anzitutto sgombriamo il campo dagli equivoci: di Teresa non ce n’è soltanto una, ma tante Terese si gloriano del titolo di santità, nell’Ordine carmelitano cui lei appartenne e non. Noi parleremo di S. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, meglio nota come Teresina, monaca carmelitana francese vissuta nella seconda metà dell’800, a Lisieux. NON è S. Teresa di Calcutta (che pure prese il nome e l’ispirazione dalla nostra Teresina!), e NON è S. Teresa d’Avila, la grande riformatrice dell’Ordine carmelitano che visse in Spagna nel 500 (e di cui parleremo nelle prossime puntate…).

Cosa ha da insegnarci questa piccola grande santa che – lo diciamo subito – ha segnato la storia della Chiesa contemporanea? Tutto. O meglio, come diceva lei già da bambina di fronte a una cesta di giochi da cui pescare, “scelgo tutto”. Da subito capì che la cosa più bella ed entusiasmante della vita di un cristiano è volere niente di meno di “tutto”: perché essere santi a metà, quando siamo tutti, nessuno escluso, chiamati a esserlo per intero? “Voglio tutto, per questo sono cattolica”, faceva eco a Teresina la scrittrice americana Flannery O’Connor. Già capire questo non è scontato. Molti pensano che la santità sia qualcosa per pochi eletti, per poche élites di bigotti. Teresina ha fatto piazza pulita di questi pregiudizi e ha mostrato al mondo – lei insignificante ragazza di provincia – che tutti possono essere santi. Come? Qui viene l’intuizione geniale di Teresina, che ben le meritò il titolo di Dottore della Chiesa (sì, perché tra l’altro Teresina, morta giovanissima a ventiquattro anni e senza alcun titolo accademico, è venerata come Dottore della Chiesa universale, accanto alle menti sublimi ed enciclopediche di S. Agostino, S. Girolamo, S. Tommaso d’Aquino ecc.): quest’intuizione si chiama la “piccola via”.

Piccola via vuol dire partire da quella frase di Gesù: “chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” e farne la leva per spostare il mondo. Se pensiamo che essere santi significhi esercitare un qualche improbabile muscolo della santità ed effettuare chissà quali prestazioni di digiuni e mortificazioni stiamo freschi: stiamo confondendo la santità con un body building spirituale. Né tantomeno, ci insegna Teresina, la santità è avere bei pensieri o scrivere belle frasi.

C’è una piccola via, dice invece Teresina, che porta dritta e sicura alla santità… facciamocela raccontare da lei stessa, leggendo un brano dello stupendo diario che ci ha lasciato, Storia di un’anima: “Ho sempre desiderato essere una santa, ma ahimé, ho sempre accertato, quando mi sono paragonata ai santi, che tra essi e me c’è la stessa differenza che c’è tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli, e il granello di sabbia oscura calpestata sotto i piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo d’invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l’indicazione dell’ascensore, oggetto del mio desiderio, e ho letto queste parole pronunciate dalla Saggezza eterna: «Se qualcuno è piccolissimo, venga a me». Allora sono venuta, pensando di aver trovato quello che cercavo, e per sapere, o mio Dio, quello che voi fareste al piccolissimo che rispondesse al vostro appello, ho continuato le mie ricerche, ed ecco ciò che ho trovato: «Come una madre carezza il suo bimbo, così vi consolerò, vi porterò sul mio cuore, e vi terrò sulle mie ginocchia!». Ah, mai parole più tenere, più armoniose hanno allietato l’anima mia, l’ascensore che deve innalzarmi fino al Cielo sono le vostre braccia, Gesù!”.

Ecco, scolpiamoci queste parole nel cuore. Non sono una bella favoletta. Migliaia di vite sono state rivoluzionate da questa piccola via che ha rificcato nel cuore della modernità, in un secolo in cui tutti si credevano adulti e non più bisognosi di Dio, la gioia della buona novella, l’incredibile indescrivibile pazzia di amare Cristo e giocarsi tutto per Lui. Altro che fiorellini, è stata un’autentica mazza di ferro, aveva detto una volta papa Giovanni Paolo I. Madre Teresa di Calcutta è partita da qui per fare tutto quello che ha fatto, imparando dalla piccola via ad essere una semplice piccola matita nelle mani di Dio; ma sono decine e centinaia le figure di artisti, delinquenti, santi, politici, atei, lontani dalla Chiesa più o meno sconosciuti che leggendo Teresina hanno visto cambiata la loro vita. Sono ritornati bambini. E così hanno scoperto di avere un Padre. Un Padre che, con loro, può tutto, incluso conquistare il mondo a Cristo (altro sogno di Teresina: volare missionaria per l’estremo Oriente, ma una malattia l’avrebbe portata in cielo. Da lì oggi continua la sua missione, più viva che mai: prova a chiederle un segno e vedrai, magari pregando la “novena delle rose” a lei dedicata).

“Noi siamo più grandi dell’universo intero; un giorno avremo noi stessi un’esistenza divina” scriveva Teresina in una lettera, quando aveva appena sedici anni. Siamo piccoli abbastanza per capire, per sognare una cosa del genere? Se non ci credi, l’ascensore di cui parla Teresina è lì, puoi prenderlo quando vuoi e diventare veramente santo, facendo cose meravigliose delle tua vita, contribuendo alla salvezza del mondo e ubriacandoti dell’unica vera gioia che non passa, l’abbraccio di Gesù – ma non dimenticare: c’è una Croce sul pulsante.

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2 Comments

  1. Ciao, a Firenze nella chiesa di Sant’Ambrogio in centro sulla destra si trova una croce non tanto alzata da terra e di dimensioni non grandi rispetto a quello che ci si aspetterebbe. Ho provato a prenderne le misure e io ci starei con le braccia tese come il mio Signore Gesù. Lì mi son reso conto che anche quella croce è a misura mia, anche lo strumento che lo ha ucciso è a mia misura, non gigantesco. Ho pensato che anche in questo Gesù ha voluto incontrarmi e farsi piccolo per noi.

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  2. Bravo Tiziano, hai colto un dato biblico fondamentale e nascosto di cui parlava proprio il vangelo della Messa di ieri: “chi si fa piccolo come un bambino, sarà il più grande nel Regno dei cieli” diceva Gesù (Mt 18,4). Bene, in greco quel ‘farsi piccolo’ è il verbo tapeinoo, lo stesso che usa S. Paolo nella lettera ai Filippesi quando dice che Gesù “dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso (alla lettera: “si fece piccolo” – tapeinoo) facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,7-8)…Mai Gesù è stato così bambino come sulla croce…

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