5 settembre 2017, Mienmiuaif live at Radio Maria – Mariti, fate i mariti! E pregate san Giuseppe…

Potete ascoltare a questo link la registrazione della quinta puntata della trasmissione “La vocazione al matrimonio e alla famiglia” andata in onda su Radio Maria martedì 5 settembre 2017 dalle ore 18 alle 19.30, condotta da Giuseppe e Anita Signorin (appunto noi due, i Mienmiuaif!).

Qui sotto trovate anche il testo della lettera (sulla falsariga di quelle già pubblicate qui) e la nostra canzone “San Giuseppe su sfondo azzurro” (presente nel cd “Quando saremo piccoli”), insieme al contributo originale e preziosissimo di Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato, al brano tratto da un’omelia di Papa Francesco su San Giuseppe e alla preghiera che abbiamo letto in diretta.

La prossima puntata sarà martedì 7 novembre.

 

Lettera a una moglie

Intanto sveliamo un piccolo altarino, amore mio. La canzone che abbiamo presentato in questa puntata, “San Giuseppe su sfondo azzurro”, è colpa tua. Sei stata tu, infatti, qualche mese fa, a dirmi che dovevo scrivere una canzone su San Giuseppe. A ordinarmi, più che a dirmi. Io, povero marito sottomesso, come ogni povero marito sottomesso, non ho potuto che obbedire. E allora mi sono rintanato nella nostra cameretta e dopo un po’ ho sfornato questo pezzo, sono uscito, te l’ho suonato e pure cantato. Terribile cantato da me. Però tu, stranamente, hai apprezzato al primo colpo. Un miracolo. L’ennesimo di San Giuseppe. Ma quando si fa qualcosa per lui, ho imparato, si viene ricompensati alla grandissima. E poi san Giuseppe ha un occhio di riguardo per i suoi colleghi mariti. E per quelli che portano il suo nome. Io sono un marito e mi chiamo Giuseppe… san Giuseppe non può che essere in cima alla top list dei santi, per quanto mi riguarda. Il Vangelo dice di farsi furbi, tuo marito ci prova. Anche se nessun marito potrà mai essere furbo quanto la propria moglie. Ma questo è un altro discorso. Le mogli sono creature di un altro livello, noi poveri mariti non possiamo fare altro che chiedere intercessioni ai Piani Alti. Dopo la Mamma, c’è qualche creatura più in Alto di San Giuseppe? No. Quindi, mariti, per qualsiasi cosa, come dice il ritornello della canzone, andate a farvi un giro da San Giuseppe e confidategli i vostri crucci. Poi aspettate con fede e vedrete.

Comunque, al di là di questi preamboli, “San Giuseppe su sfondo azzurro” è un brano che nelle mie intenzioni dovrebbe essere utile ai martiri… ehm, ai mariti… Perché elenca una serie di episodi relativi ad alcuni santi che possono illuminare e aiutare tutti noi poveracci con l’anello al dito nell’arduo cammino di santità matrimoniale…

Passiamo alle strofe, amore mio, che come quasi tutte le cose che ti costringo a cantare e che tu per carità evangelica ancora canti, sono poco comprensibili. Però mi consolo sempre pensando che le cose poco comprensibili, se non danno fastidio, incuriosiscono… e allora uno poi magari si mette ad approfondire… Quindi tuo marito scrive canzoni che se non danno fastidio mettono in moto la ricerca… per lo meno quella su Google… speriamo anche quella interiore, quella spirituale…

La prima strofa parla di un certo Tommaso che “chiedeva solo un po’ di buon umore, per scherzare fino alle ultime ore”… Chi sarà mai questo Tommaso? Perché non l’ho spiegato? Intanto non ci stava nella strofa, la spiegazione. E poi funziona come per le battute, che se le spieghi non fanno più ridere. Così le strofe delle nostre canzoni, se le spieghi poi non risultano più incomprensibili… E comunque anche le icone, se uno non conosce l’episodio raffigurato o il santo di riferimento, non è che ci si capisca granché… Anche le icone hanno bisogno di una spiegazione. Ho finito con le giustificazioni, mogliettina mia. Passiamo al succo. Tommaso è san Tommaso Moro, st Thomas More, in inglese, visto che lui è inglese e a te piace tanto quando pronuncio qualcosa in inglese. St Thomas alla fine l’hanno fatto fuori perché non era d’accordo con il re Enrico VIII che aveva divorziato e si era risposato e voleva farsi pure capo supremo della Chiesa d’Inghilterra. Una cosa così, insomma. Ecco, st Thomas More (sempre che si dica in questo modo qui), st Thomas More aveva scritto una preghiera in cui chiedeva buon umore, quando era più giovane, e questa preghiera doveva proprio aver colpito nel segno, perché era riuscito a scherzare pure con il boia che doveva tagliargli la testa, dicendogli di farsi animo e mirare bene che lui aveva il collo corto. Ecco, chi si sposa sa benissimo – o è meglio che lo impari presto – che deve morire sempre di più a se stesso… e per fare questo una buona dose di umorismo è essenziale. Non pensateci nemmeno di sposarvi senza chiedere al Signore una buona dose di umorismo. Ma buona buona. Non pensateci neanche di non chiederla. Le donne sono di un altro pianeta, senza umorismo non ce la farete mai. Ovviamente, mogliettina mia, quando dico che siete di un altro pianeta, intendo un pianeta dove c’è un’intelligenza superiore.

Seconda strofa, in cui si allude a un certo Francesco. E qui il riferimento è a san Francesco d’Assisi, uno dei santi più punk della storia. Uno controcorrente, uno che aveva seguito alla lettera l’indicazione di San Paolo: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo”. Di san Francesco si sanno tante cose, ma meno questo fatto del breviario. Sì, san Francesco si conciava come un poveraccio ma pare che avesse un breviario molto prezioso. Le cose che riguardavano Dio, per lui, dovevano essere preziose. L’ho letto in un sito che guarda caso si chiama “Breviarium”, gestito dal nostro amico Giovanni Marcotullio, un grande appassionato di breviari… Ogni marito deve mettere al primo posto il Signore, solo così può amare veramente la propria mogliettina, senza idolatrarla e quindi senza farle del male. Un bel libro di preghiere, magari prezioso, può aiutare parecchio in questo senso. Dedicare del tempo alla preghiera, anche personale, è essenziale per imparare a mettere ogni cosa nel posto giusto e quindi riuscire a fare il proprio dovere nel migliore dei modi. Come Dio comanda.

Terza strofa: “Giovanni dormiva la sua notte oscura con la fronte piena di poesia appoggiata alla Scrittura”. È san Giovanni della Croce, poeta e cofondatore dei Carmelitani Scalzi con santa Teresa d’Avila. Non ho scritto questi versi solo per metterti alla prova con la metrica, amore mio, visto che è parecchio difficile da cantare a tempo nella melodia… Ma tu ormai non temi sfide… Ho scritto questi versi perché a mio parere pregare è sì essenziale, per un marito come per un qualsiasi cristiano, ma altrettanto essenziale è farlo con un attenzione particolare alla Sacra Scrittura, alla Bibbia. Soprattutto quando arrivano le notti oscure… Quello di sotto non vuole matrimoni indissolubili, matrimoni che durano per sempre, segno dell’amore di Dio, quindi fa di tutto per distruggerli… La preghiera e la lettura della Bibbia devono andare di pari passo, sono armi senza le quali non si arriva fino in fondo. E non è un discorso per preti o frati. Anche i mariti hanno una bella battaglia da combattere. Intendo con quello di sotto, mogliettina, non certo con le tue colleghe mogli. Figuriamoci.

Quarta strofa. “Antonio con il Bambino in mano” è sant’Antonio di Padova. Che poi in realtà era portoghese… Comunque è noto come sant’Antonio di Padova ed è spesso raffigurato insieme a Gesù Bambino. Questa immagine è molto utile ai mariti, che devono al tempo stesso rimanere bambini ma anche guidare gli eventuali bambini in arrivo per farli diventare grandi… Cioè un marito deve rimanere bambino in senso evangelico ma anche diventare adulto, responsabile e indicare la strada ai suoi piccoli… Schizofrenia allo stato puro – solo lo Spirito Santo può fare certi miracoli. Senza contare poi che un marito dovrà presto fare i conti e abituarsi alla terribile realtà che né la sua mogliettina né i suoi eventuali nanetti lo ascolteranno più di tanto. Com’era capitato a sant’Antonio, che alla fine si era messo a predicare ai pesci visto che gli uomini non lo ascoltavano. Io, per amore di rima, ho scritto che sant’Antonio “predicava ai pesci” e anche “al grano”. Almeno do un’alternativa a quei mariti che non hanno animali in casa. Qualche piantina o verdura c’è sempre.

Il ritornello è più criptico ancora delle strofe: “Ma tu che cosa devi fare? Il pappagallo? No, ascoltare. E poi un panino con lo zucchero e il burro e un giro alla statua di san Giuseppe su sfondo azzurro”. Il senso, se c’è, è questo: tante volte uno legge le vite dei santi però poi non sa che cosa deve fare lui. A me almeno è capitato così… I santi sono degli esempi da imitare ma per ognuno esiste una strada unica. Scoprire come Dio ha agito nella vita di altre persone diventate sante è essenziale per trovare il proprio modo di vivere nella volontà di Dio. Ma più che fare i pappagalli, ripetendo a caso un copione già scritto, è importante ascoltare in profondità per trovare il proprio irripetibile modo di imitare i santi… Per il panino con lo zucchero e il burro, lo consiglio a tutti perché è buonissimo, aiuta a distendere l’animo, soprattutto se precede un giretto da san Giuseppe, se avete qualche capitello o statua nelle vicinanze, per chiedere a lui l’aiuto, senza tormentarsi troppo. Più che i propri sforzi, infatti, sono gli aiuti dall’Alto che fanno la differenza.

La quinta strofa della canzone parla di san Filippo Neri, il quale “aveva un segreto così grande che per capirlo non c’erano neanche più domande”. San Filippo, infatti, a partire da un intervento dello Spirito Santo quando aveva 29 anni, si era ritrovato con un cuore dilatato. Quando gli hanno fatto l’autopsia, dopo che era morto, hanno scoperto che il suo cuore era più del doppio di un cuore normale e che in quelle condizioni non avrebbe potuto vivere. Invece aveva vissuto 50 anni in quel modo… Ma era una cosa che voleva tenersi per sé. Una cosa intima, che riguardava il proprio rapporto con Dio. Non voleva mai parlarne. Diceva che era il suo segreto. Ecco, anche i mariti devono imparare ad avere una cura particolare per determinate cose, insomma, devono preservare delle zone di intimità, magari solo per loro e per la loro moglie, oppure altre solo per Dio. Bisogna mantenere questi luoghi interiori di silenzio. E su questo punto, amore mio, non aggiungo altro perché è bene che rimanga un po’ segreto.

Sesta strofa: “Piergiorgio e i suoi amici loschi, amavano le montagne e i boschi”. Qui parliamo del Beato Piergiorgio Frassati, un giovane affascinante morto a 24 anni che aveva creato una Società dei Tipi Loschi. Già, perché essere dei martiri cristiani… ehm, scusa, dei mariti cristiani… Ogni tanto mi sbaglio… Essere dei mariti cristiani significa essere in qualche modo dei tipi loschi. Oggi più che mai. Significa anche essere visti male. Alcuni individui, per esempio, potrebbero venirvi a dire, con impeccabile senso del tempo, che non siamo più del Medioevo. O cose simili. Ma questo non deve spaventare. Anzi. Insomma, siate pronti a tutto. Anche perché avete accanto delle creature completamente imprevedibili. In senso buono, ovviamente, mogliettina. Per quel che riguarda le montagne e i boschi, sono cose che distendono l’animo. Come il panino con lo zucchero e il burro.

Settima strofa: qui c’è san Pietro, il primo Papa, che grazie a Gesù era riuscito pure a camminare sull’acqua… Ma anche noi, se ci affidiamo completamente a Gesù, possiamo arrivare a fare cose incredibili. Perché tanto le fa Lui. Il problema è che ogni due passi abbiamo la tentazione di non affidarci completamente a Gesù… E così andiamo giù… Ma il Capo è così grande che non bada più di tanto a queste cose. Cerchiamo di non badarci più di tanto neanche noi. Non si è bravi mariti perché si è bravi mariti: si è bravi mariti quando si capisce che non si è bravi mariti. Chiaro, no? Siamo pieni di peccati e difetti, nessuno escluso. Stiamo sereni, in pace, e diamo spazio a Dio. È lui che porta avanti la nostra “mission impossible”.

Ultima strofa. San Leopoldo Mandic. Confessore gigantesco. Ma minuscolo di statura. La confessione. Il confessionale. Lo so, noi mariti siamo mediamente e tendenzialmente dei santi. Ma frequentiamolo comunque spesso e volentieri, il confessionale. È la chiave di tutto. Senza un po’ di leggerezza non possiamo portare avanti un mistero così grande come il matrimonio. Ogni tot infiliamoci in un confessionale e facciamoci togliere un po’ di pesi.

Ho finito, amore mio. Ho provato a spiegare la canzone che mi hai commissionato tu. Sempre ai tuoi ordini, mia regina. Ora ti lascio la parola. Che Dio strafulmini di benedizioni me e tutti i mariti in ascolto, questa specie poco protetta e sempre più in via d’estinzione, e che san Giuseppe interceda senza sosta. Ti amo.

 

 

 

Bonus tracks

SAN GIUSEPPE, MODELLO DEL MARITO CRISTIANO della nostra fantastica Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato!

La santità del terzo millennio parla il linguaggio della famiglia. La Chiesa e la società hanno bisogno di sposi santi, gioiosi nel comprendersi e nell’amarsi, generosi nel dono reciproco che si apre ad un nuova vita E pazienti nell’educare. Sposi cristiani che, sull’esempio della Santa Famiglia di Nazareth, affascinano per il loro stile di vita coniugale: per lei l’esempio di Maria, dolcissima Sposa; per lui il modello di Giuseppe, amabile sposo. Il matrimonio è elevazione reciproca, è prendere il buono dell’altro per salire, in mutua gara, la scala della santità. San Giuseppe si presenta a noi come uomo meraviglioso nei suoi rapporti con la Vergine, con il Dio Bambino, con il Padre eterno, con tutti i Santi dell’Antica Alleanza. Il marito cristiano è uomo di fede e di amore alla Sacra Scrittura. Si resta stupiti di fronte allo sposalizio autentico che Egli contrasse con Maria, perché furono nozze stipulate per ispirazione divina. Il marito cristiano è uomo che testimonia l’abbandono fiducioso in Dio. Lo Spirito Santo non poteva unire l’anima di una vergine come Maria ad un’altra anima senza una forte consonanza tra di loro, perciò San Giuseppe è l’uomo dalla purezza più grande, dall’umiltà più profonda, dall’amore più ardente, dalla contemplazione più alta. Nel matrimonio che vive totalmente il Sacramento, l’unione dei cuori è tale che i coniugi sono una sola persona. Il marito cristiano cerca di divenire simile alla sua sposa, poiché chi ama tende a prendere la somiglianza della creatura amata. Maria amava sinceramente Giuseppe e possiamo supporre che entrambi avessero fatto voto di verginità e, poiché i beni della sposa sono i beni dello sposo, la Beata Vergine Maria comunicò a San Giuseppe i suoi tesori spirituali, cioè tutto ciò che il cuore di lui poteva ricevere. Il marito santamente amoroso mostra di stimare molto sua moglie se ad essa confida tutto di se stesso per averne consiglio e conforto. Al tempo stesso, sa comprenderla profondamente e le è di sostegno negli affanni. Se consideriamo la vita in comune di Giuseppe e Maria, è certo che per il primo erano stimolo alla santità gli esempi di vita della sua Sposa. La sapeva Madre di Dio e ricolma di Spirito Santo: con quali sentimenti di rispetto, di umiltà, di purezza l’avrà circondata! Il marito cristiano custodisce e protegge la sua sposa come una perla preziosa. Benedetta quella casa dove la santità del Sacramento vive nel vero senso della parola e produce una inesausta fioritura d’atti d’amore!

 

Brano tratto dall’omelia di Papa Francesco di martedì 19 marzo 2013, Solennità di San Giuseppe

Abbiamo ascoltato nel Vangelo che «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l’amore ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

 

Preghiera a san Giuseppe

Salve Custode del Redentore
e Sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il Suo Figlio.
In te Maria ripose la Sua fiducia.
Con te Cristo diventò uomo.
O beato Giuseppe,
mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici Grazia, Misericordia e Coraggio,
e difendici da ogni male. Amen

 

 

 

 

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