La battaglia finale

Articolo di Costanza Miriano uscito sul suo blog

Prima di conoscerlo l’ho citato tante volte, il cardinal Carlo Caffarra. Ripetevo quello che raccontava lui, di quando il Papa, Giovanni Paolo II, che lo teneva come suo più fidato consigliere sui temi della famiglia e dell’antropologia, lo interrogò e gli chiese quante volte al giorno leggesse il racconto della Genesi, il passaggio in cui si dice che Dio crea l’uomo a sua immagine, maschio e femmina. Diceva il Papa che proprio lì si nascondeva il segreto dell’uomo. Mi faceva un sacco ridere che il Papa interrogasse Caffarra, e che lui dovesse ammettere che non è che proprio lo stesse a leggere dalla mattina alla sera, quel passo. La cosa me lo faceva sentire più vicino. Poi ho avuto il privilegio di incontrarlo, e ho scoperto che, nonostante una cultura sterminata e una sapienza praticamente omnicomprensiva, vicino lo era davvero, uno di quegli uomini pieni di umanità e dotati di sofisticati strumenti radar, quelli che permettono a qualcuno di farti i raggi a vista (di solito ce li hanno alcune suore molto mistiche, alcune mamme, raramente gli uomini, e solo quelli che pregano molto). Infine qualche giorno fa ho avuto il privilegio di trascorrere un’ora con lui, e sebbene mi sia dimenticata i tre quarti delle cose che avrei voluto chiedergli sul tema maschio femmina, la domanda più importante sono riuscita a fargliela.
Qual è il disegno che sta dietro questa offensiva planetaria contro i principi del maschile e del femminile? Era a questo che si riferiva suor Lucia di Fatima quando gli diceva che la battaglia finale sarebbe stata sulla famiglia? E, perché si sappia subito, non abbiamo parlato di dubia (solo, sul tema il Cardinale mi ha ricordato che negli stati monarchici l’opposizione si chiama “leale opposizione a sua maestà”).
Il fatto che venga messa in discussione con tanta insistenza e pervicacia la creazione dell’uomo maschio e femmina, creatura che riceve un’identità donata, vuole sovvertire i fondamenti stessi della creazione. È un rifiuto di essere figli del Padre: è come se Satana tentasse una nuova creazione, nella quale l’uomo è sempre più simile a un animale. Siamo animali quando non abbiamo più il senso religioso, cioè non ci facciamo la domanda su Dio e sulla morte, siamo animali quando rifiutiamo la somiglianza con Dio.
Quando gli ho chiesto perché l’omoeresia abbia tanti appoggi anche dentro la Chiesa – lo ha detto Benedetto XVI – il caro padre mi ha invitata a non avere paura, perché Dio ama combattere con un piccolo esercito. Mi ha citato due episodi della Bibbia che, confesso, non saprei citare a mia volta, perché, tutta intenta come ero ad ascoltare, ho dimenticato di tirare fuori il quaderno degli appunti che porto sempre con me. Inoltre, ha detto, Dio le cose importanti le fa nel segreto, e nel silenzio, infatti anche al concepimento di Gesù non fu presente neppure l’angelo, che “si partì da lei”.
Va bene, che parte del mondo usi la leva omosessualista per rifiutare dio mi è molto chiaro, e non mi scandalizza (anche se non deve essere permessa la propaganda sui bambini). Ma quello che mi chiedo, e qui la riflessione diventa la mia, è perché parte della Chiesa, che non dovrebbe aderire alla lobby omosessualista, si affretti a seguirne i diktat. Gli episodi sono infiniti. Il più macroscopico da noi è stata la mancata opposizione da gran parte delle gerarchie ecclesiastiche alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Ma la fila è lunghissima. Amici che hanno figli in scuole cattoliche inglesi mi raccontano di presidi che fanno discorsi ai ragazzi, invitandoli a esplorare il proprio orientamento sessuale, e a non esitare a esprimere dubbi sulla corrispondenza tra il loro sesso biologico e il loro orientamento. Sempre in scuole cattoliche dai bagni scompaiono i simboli maschio e femmina, compare il cartello gender free. Spiegano i presidi “cattolici” – le virgolette sono d’obbligo – che hanno ricevuto direttive precise dalla conferenza episcopale inglese: tutti vanno accolti, nessuno va discriminato. Ribadisco la mia proposta di tassare la parola accoglienza. Accoglienza vuol dire volere il vero bene di una persona, non assecondare le sue ferite, se ci sono. Tanto meno provocarle (dire a dei dodicenni che possono decidere se essere maschio e femmina può creare un problema di confusione in un’età tanto delicata, quando è normale non essere né carne né pesce, e magari finisce che la ragazzina piena di ammirazione per la compagna più elegante e carina di tutte si convince di esserne innamorata). Accoglienza vuol dire amare nella verità, non obbedire alle bugie di mondi interiori sballati, né alle bugie del maligno.
Se è per questo ci sono anche teologi o storici di cui avevo sentito dire che si professassero cattolici, come Alberto Melloni, che in un delirante pezzo su Repubblica a proposito della bambina cristiana affidata a una coppia di musulmani, non solo depreca “il ghetto delle culture” (e qui ci sarebbe da aprire un altro lungo capitolo) ma parla di “orientamenti sessuali che hanno tutti bisogno di essere accolti”. Punto primo: non esistono tutti gli orientamenti sessuali, per chi accoglie l’antropologia cattolica (se invece si è melloniani o appartenenti a qualche altra fede di nuova fondazione, uno la può pensare come vuole). Si può essere o maschio o femmina. Punto secondo: in questo caso l’orientamento sessuale non c’entrava niente, ma proprio niente. Perché tirarlo fuori a sproposito? Perché questa fretta, la stessa per esempio dai colleghi di Avvenire che si chiedono se lo scout che si civilunisce con un maschio è in linea con la proposta cristiana sulla famiglia, di adeguarsi a un’antropologia che non ha nessun fondamento nella Verità annunciata da Cristo e dalla sua tanto infedele sposa, la Chiesa?
C’è un progetto, dietro? Questa lobby omosessualista ha esteso così tanto e così sfacciatamente la sua longa manus? O c’è semplicemente il solito complesso di inferiorità della Chiesa che per sembrare moderna, per paura di essere considerata ottusa e oscurantista arriva come sempre a saldi finiti, e pur di essere alla moda rinuncia alla Verità? Rinuncia a dire che l’omosessualità non è il vero bene della persona? Nel 1997 il cardinal Ratzinger scriveva “La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua posizione al riguardo – la pratica dell’omosessualità sta minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone – posizione che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento”.
Il rapporto col mondo, alla fine, è il problema di fondo anche nella questione famiglia (gender, indissolubilità, e tutte le questioni connesse). Il mondo ha bisogno di Cristo per essere salvato, sennò la croce a cosa sarebbe servita? Non è certo il benessere delle persone il criterio ultimo, come sembrano suggerire tutti i cattolici che si affrettano a stare simpatici al mondo, perché loro no, non costruiscono muri. Se non fosse necessaria la croce Cristo sarebbe uno a cui effettivamente è andata un po’ male. Se non ci fosse questa necessità anche per noi la morte sarebbe un’enorme contraddizione, e la fine di tutto. La sofferenza sarebbe una sfiga, e a questo punto allora meglio evitarla con tutte le forze. Allora va bene uccidere i bambini malati, logico ammazzarsi in Svizzera quando le cose si mettono male. Invece il cristianesimo è la storia di Dio che si è fatto uomo ed è venuto a offrirci la salvezza per mezzo della croce. La croce è necessaria perché l’uomo ha bisogno di redenzione. Nessuna visione pacificatrice che prescinda dalla salvezza di Cristo, dal mistero della sofferenza e della morte, dal mistero oscuro del peccato, quello originale e quello che compiamo con la nostra iniziativa, quello che è presente dentro e fuori di noi, è cristiana. I cristiani possono vantarsi solo della croce. Non sarà certo la nostra bellezza a convincere nessuno, perché noi non siamo affatto belli, solo Cristo è bello, e i santi, quelli che lo lasciano agire in loro, ne possono acchiappare qualche molecola di bellezza.

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