Da studentessa atea a insegnante credente

Condividiamo la bellissima storia della nostra amica Elena Biondi!

Da tanto tempo desidero scrivere ma qualcosa mi ha sempre bloccata. Un giorno – merito del Fiani! – ho conosciuto i Mienmiuaif di persona e, dopo una bella chiacchierata davanti a un piatto di tortelli emiliani, mi sono decisa a buttarmi.

Perché tanto desiderio di scrivere? Perché è un atto dovuto, per ringraziare Dio di tutte le meraviglie che ha fatto nella mia vita a partire dalla conversione, dall’incontro con Lui vivo e vero dopo anni e anni di ateismo militante e di snobismo verso i credenti.

Perché tanti blocchi per scrivere? Perché gli impegni nella vita sono tanti. Perché mi toccherà andare a rimestare nella mia vita, nei ricordi, belli ma anche no. Perché una vocina in fondo in fondo mi dice che non interesserà a nessuno e non porterà nulla di nuovo. Perché anche se sei abituato a scrivere nella vita quotidiana, quando si tratta di te stesso la materia può essere incandescente e magari non si lascia plasmare tanto facilmente… Eppure un’altra voce, più profonda, dice che per Lui bisogna spendersi fino in fondo e donare tutto quello che si possiede, per riaverlo indietro centuplicato insieme alla vita eterna. Per questo motivo, scusandomi in anticipo per gli eventuali svarioni e le mancanze di stile, inizio l’avventura.

La vite e i tralci

Da dove cominciare se non da Lui, cioè da quando l’ho incontrato?

Sono cresciuta in una famiglia cattolica ma mi sono allontanata molto presto dalla fede, più o meno a dodici anni, per vari contrasti con i miei genitori, che la mia immaginazione di adolescente ingrandiva a dismisura. Identificavo i difetti dei miei genitori con i limiti della religione in cui mi avevano cresciuta, commettendo così – mi sono accorta dopo – un errore davvero grossolano, ma che non ero la sola a fare!

Al mio allontanamento dalla Chiesa hanno fortemente contribuito le amicizie di quell’epoca ma anche gli insegnanti. Alle medie e alle superiori infatti i professori più influenti e più preparati, quelli che accendevano il mio desiderio di sapere, erano tutti atei. Nonostante la loro bravura, non perdevano occasione per denigrare il cristianesimo e farlo passare per una credenza da sempliciotti ignoranti. Ricordo l’insegnante di religione delle medie: una brava donna, certo, ma che si limitava alle due o tre cosette del programma, e poi la vedevamo solo un’ora a settimana…

Crescendo, dall’ostilità verso la religione sono passata ad un’educata indifferenza, venata di disprezzo. Più tardi, il desiderio di allontanarmi dalla Chiesa cattolica è stato anche la molla che mi ha spinta a trasferirmi in Francia, approfittando di una borsa di studio all’università. Perché scelsi proprio quel Paese? Perché mi sembrava un luogo dove sarei stata finalmente libera da quello che percepivo come il potere oppressivo della Chiesa, una Chiesa che in Italia voleva imporre i suoi principi dappertutto, rendendoci tutti schiavi.

Ebbene, sono stati proprio i sette anni vissuti all’estero che mi hanno fatto cambiare idea. Ho visto con i miei occhi e ho provato sulla mia pelle che chi non crede non è assolutamente più libero o felice, anzi! Alla fine ho dovuto riconoscere che la vera libertà l’avevo conosciuta in quella famiglia che mi aveva dato la tanto disprezzata educazione cattolica e non altrove, perché gli altri in fin dei conti cercano solo di manipolarti. Bisogna dire che è stato un percorso lungo e doloroso, che mi ha obbligato a rimettere in discussione certezze acquisite e ben consolidate. In alcuni momenti avevo proprio l’impressione che Dio mi stesse rivoltando come un calzino e non sempre è stato piacevole, ma, certo, in questo modo Lui mi ha salvata. Se Dio non fosse intervenuto nella mia vita, a quest’ora, come tante donne della mia età, mi sarei data all’astrologia, al buddhismo, alla new age o forse peggio, per colmare quell’immenso vuoto interiore che niente e nessuno può davvero riempire, se non Lui.

Ritrovare Dio è stato come uscire da un tunnel buio e rivedere un caro amico d’infanzia, che in realtà non se ne era mai andato ma aveva atteso pazientemente che ritornassi da Lui. Mai come durante la mia conversione mi sono resa conto che l’ateismo, se spinto fino alle sue estreme conseguenze, uccide perché dissecca la sorgente del nostro io, ci rende aridi e vulnerabilissimi. La religiosità è un elemento fondamentale del nostro essere perché ha a che fare con l’istinto di sopravvivenza: se ci stacchiamo da Lui siamo davvero come tralci separati dalla vite, cioè morti.

Ed eccomi, dopo tante peripezie, tornata in Italia e divenuta io stessa un’insegnante… Oggi nel mio piccolo ho sempre il desiderio di aiutare le persone che mi circondano – i miei studenti ma non solo – a “fare frutto”. In particolare mi sento attratta proprio dagli atei – nell’ambiente della scuola ce ne sono molti – forse perché capisco molto bene come ragionano. Perché tutti, ma proprio tutti, possano essere dei tralci fecondi.

E.

 

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