“Quando saremo piccoli” – una recensione carmelitana

Di seguito un estratto della recensione al primo cd dei Mienmiuaif, “Quando saremo piccoli”, scritta dall’amico fra Iacopo Iadarola. A questo link il testo completo uscito nel sito dei Carmelitani Scalzi del Veneto

(…)

Ma, anche se non viene esplicitamente nominata, a mio parere è lo spirito di S. Teresa d’Avila che fa maggiormente capolino in questo piccolo gioioso album. Una delle caratteristiche più salienti del carisma fondazionale della nostra Santa Madre, infatti, è consistita proprio nello stile delle “ricreazioni” che voleva per le sue monache e per i suoi frati. Tanto più austera e contemplativa doveva essere la vita dei carmelitani e delle carmelitane da lei riformati, quanto più nelle ricreazioni si doveva garantire uno spazio di serena libertà, sano divertimento, umile creatività. Ne sono prova le numerose canzoni e poesie composte da lei stessa e dalla sue monache per ravvivare questi momenti, che nello spirito e nella (non) forma ci ricordano molto alcuni pezzi dei Mienmiuaif. Come la nostra band canta le gioie, le fatiche e gli eroismi quotidiani del matrimonio cristianamente vissuto (mio nonno e mia nonna erano più avanti / si amavano fino in fondo senza i guanti), così s. Teresa e le sue monache mettevano in musica, con semplicissime melodie improvvisate, le gioie e le fatiche e gli eroismi quotidiani della vita consacrata. “I fioretti di Teresa d’Avila” riportano numerosi esempi di quanto S. Teresa tenesse a questo stile, al punto di suscitare in una sua monaca queste parole: “invece di farci ballare, la Madre farebbe meglio a chiamare un predicatore”; o ancora quando, in occasione di un giorno di festa nel Carmelo di Medina, in cui aveva composto alcune strofette spirituali che le monache avrebbero dovuto cantare durante la ricreazione, una di loro rispose: “Adesso ci chiamano a cantare! Fosse almeno per contemplare!”. E in casi come questi S. Teresa non mancava di redarguire le consorelle recalcitranti, facendo loro severamente notare come dietro i loro seriosi spiritualismi ci fossero soltanto orgoglio e autoreferenzialità, mentre l’obbedienza e l’umiltà, fondamento di ogni vita contemplativa, stavano proprio nella capacità di stare semplicemente insieme, anche se fra canzoni scanzonate e ricreazioni un po’ chiassose. Celeberrima, infine, la canzone da lei composta – raccolta in ogni edizione ufficiale delle sue poesie – per scacciare le tarme che minacciavano di infastidire le monache del Carmelo di S. Giuseppe di Avila (State forti, figlie mie / se davver la croce amate / contro bestie così rie / il Signore supplicate!).

Questo per chi pensasse che i testi dei Mienmiuaif, che trattano di cereali, di pigiami, dei tergicristalli della panda, di ciabatte, di frigoriferi e di altri elementi di cui è costellata la loro vita matrimoniale, trattino di cose di poco conto. Sempre S. Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, ci ha insegnato una volta per sempre che “Dio si aggira fra le pentole”. E ben venga allora chi ci ricorda, accordandolo sulla chitarra, questo profondo mistero quotidiano che abita i nostri cuori di cristiani; chi ci ricorda, cantandolo ad alta voce, la sublimità di ogni vocazione, tanto matrimoniale quanto consacrata.

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