La cantante dei Mienmiuaif racconta la sua conversione a Medjugorie

(Bellissimo pezzo di Roberto Lauri su La Croce-Quotidiano)

Anita Baldisserotto è nota alla comunità dei Social, come la voce (bellissima e angelica) dei “Mienmiuaif”, una band che fa musica cristiana. Mienmiuaif, é la trascrizione in italiano di ‘me and my wife’ ovvero “io e mia moglie” dice Giuseppe, marito di Anita e chitarrista della band, rivendicando con orgoglio, l’idea del curioso nome. Un nome impronunciabile, ma a loro piace, come del resto piace, ai loro numerosissimi fans. E si, perché il duo, che poi è divenuto quartetto, con l’ingresso in band di due loro amici, si esibisce dovunque vengono chiamati: nei teatri, nelle parrocchie, negli oratori. Ed è sempre un successo di pubblico.
Anita e Giuseppe cantano e suonano ma, non lo fanno esclusivamente per amore alla musica, la loro è una vera missione. Vogliono raccontare, anche attraverso le note, il matrimonio per quello che è, cioè “un duello all’ultimo sangue”, come diceva G. K. Chesterton. Le loro canzoni parlano di vita matrimoniale e di Fede “Perché – dicono – non c’è nulla di più trasgressivo oggi, che una coppia con un amore e un legame indissolubile.”
La loro “Mission” è raccontare il matrimonio cristiano, che naviga a fatica nel mezzo delle tempeste della vita di oggi senza speranze. Lo fanno attraverso diverse iniziative, oltre a quelle musicali, gestiscono un seguitissimo blog, “MIENMIUAIF & BRA” dove raccontano di matrimonio con autoironia; un canale YouTube “Mienmiuaif Music-Wedding Band” e una seguitissima pagina Facebook.
Un anno fa hanno dato alle stampe il loro primo libro: “Lettere a una moglie (ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif)”. Un libro nel quale Giuseppe racconta i primi due anni del matrimonio con Anita. Il volume descrive il loro matrimonio cristiano, condito con molto umorismo, che nulla toglie alla grande importanza dello sposalizio come sacramento. Un volume dove si raccontano le cadute, le miserie e le personali incapacità degli sposi. Non poteva certo mancare una trasmissione radiofonica e la fanno nientemeno su Radio Maria. La trasmissione si chiama “Vocazione al matrimonio e alla famiglia”, che la radio diffonde a mesi alterni ad ogni primo martedì del mese. La prossima puntata sarà trasmessa il 2 maggio, dove Anita e Giuseppe parleranno della relazione fra il ruolo di moglie e Maria Madre di Gesù.
Una coppia traboccante di energia che, con ogni mezzo, si spende per gridare a tutti: “In questa società ormai il matrimonio cristiano è diventato qualcosa di trasgressivo”, come scrive Giuseppe nel suo libro. Da dove nasce tutta questa energia nel decantare il “vero” matrimonio, se non dalla Fede ?
La loro storia è comune a quella di molti altri giovani. Anita e Giuseppe sono stati insieme per un po’ di tempo, poi decidono di sposarsi in chiesa, dopo una folgorante conversione di Giuseppe. Al contrario la Fede di Anita era tiepida, lo racconta così, quel periodo: “Non ero felice. Non riuscivo a trovare il senso della vita, della mia vita. Giuseppe pregava e trovava conforto nella preghiera. Io ero scettica delle sue scelte, però lo assecondavo, ero molto innamorata di lui. Poi un pellegrinaggio a Medjugorje ha fatto cadere le ultime mie barriere”.
Nella conferenza stampa dell’inviato del papa a Medjugorje, del 5 aprile scorso, Mon. Hoser aveva tra le altre cose detto: “Qui [a Medjugorje] la gente arriva alla sorgente, sazia la sua sete del sacro: la sua sete di Dio, di preghiera, che viene riscoperta come contatto diretto con Dio. Direi che la gente qui sente la presenza del divino anche per mezzo della Santa Vergine Maria.” Chi è legato a quello che accade in quel paesino della Bosnia, sa bene come le conversioni di cuore siano numerosissime tra i pellegrini. Sa bene come si arriva a Medjugorje talvolta scettici, frequentemente con il vuoto interiore, molto spesso lontani dalla Chiesa. Poi succede qualcosa di strano e in quel luogo, la pace inizia a prendere posto nel cuore, che danno vita a cambiamenti profondi nella propria esistenza. Nulla di diverso a quello che è successo ad Anita.

“Mi chiamo Anita Baldisserotto, classe 1990, – esordisce Anita rispondendo alla mia richiesta di descriversi – vivo ad Arzignano (VI). Fin da bambina mi piaceva cantare, lo facevo guardano i cartoni in TV, poi il coro parrocchiale. Nel 2012 mi sono laureata a Ca’ Foscari. La mia tesi di laurea verteva sul canto Gospel, il canto era una grande passione. Poi mi sono sposata e mio marito mi ha “costretta” a cantare con lui in un duo. Lui suonava la chitarra e io cantavo, tutto è iniziato per gioco.”
Le chiedo di parlarmi della sua conversione, di raccontarmi, oltre le sue passioni canore, del suo rapporto con la Fede.
“Sono passati quasi 5 anni da quando sono stata a Medjugorje per la prima volta, ora ne ho 27 e sono diversa da quella ragazza ventiduenne, che era salita su quel pullman di semi-sconosciuti, diretto in Bosnia Erzegovina. Ero la classica saputella rompiscatole (rompiscatole ancora oggi, dice mio marito!) a cui anni di scuola, video su mtv e lontananza dai sacramenti avevano educato a non pormi la domanda sull’esistenza di Dio. Ero convinta che alcune persone avevano creato le religioni. Nessuna era vera, tanto meno quella toccata a me, il cattolicesimo, che è per bigotti o per donne con bigodini in testa. Mi domandavo spesso se sarebbe stato meglio seguire una religione orientale a piacere, così per un taglio ad una moda ormai vecchia.”
“Mi sembra di capire dal tuo tono, che comunque non eri felice, non eri soddisfatta di come vivevi” le domando.
“Non lo ero affatto, felice. – mi risponde con voce ferma, poi continua dicendo – Nella zona dello sterno sentivo un peso, in certi momenti della notte, magari appena tornata dalla discoteca, oppure di giorno fino a togliermi il respiro mentre mangiavo: era angoscia. Ascolto shuffle della mia testa: che senso ha la vita cosa ne sarà di me cos’è l’amore dove lo trovo come si mantiene per tutta la vita e poi come si censura ‘sto principe azzurro incastrato in testa ora denuncio la 20 Century Fox per truffa è tutta una truffa e poi io mica so amare a un certo punto mi stufo e mando tutti a quella città. Non ci avevo capito nulla! I nichilisti non mi avevano convinta. Troppo evidente l’esorbitante quantità di senso, fra due persone che si amano. E allora avanti!”
Parla senza mai fermarsi, tutto di filato, quasi senza prendere fiato. Altro che la testa che balla il shuffle! E continuando con lo stesso tono, anzi con lo stesso ritmo, dice:”Cerchiamo il principe azzurro originale gli sceneggiatori dei film si saranno ispirati a cose vere esisterà uno di cui mi innamoro che mi ama spropositatamente e veramente (nel senso di vero, nella verità della mia persona) ora da sempre e per sempre. Facile. Delusioni su delusioni accumulavo rabbia. Questo era quello che mi frullava per la testa, in continuazione.
Poi tutto di un tratto si ferma, è pensierosa. Le chiedo di parlare del suo viaggio a Medjugorje, del suo stato d’animo durante il pellegrinaggio. Quale era l’impatto emotivo una volta arrivata in quel paesino della Bosnia. Riprende a parlare con calma e dice:”Quello che ho raccontato prima, era per far capire come ero prima del pellegrinaggio. Dopo il viaggio a Medjugorje, non sono stata più la stessa. Arrivammo a Medjugorje la sera, dopo una giornata di viaggio. La mattina seguente andammo sul Podbrdo, il monte delle prime apparizioni, vidi molte persone salire a piedi scalzi, qualcuno in ginocchio. Le rocce erano appuntite, anche quelli del mio gruppo volevano farlo, insistettero e controvoglia accettai. Chiesi a Gesù un segno: ‘Gesù, magari esisti, ma io nella mia vita non ti ho mai visto. Dammi un segno ed io mi aprirò all’ipotesi che tu esista’. Poi Arrivammo alla statua della Madonna e mi sentii d’un tratto bene, avvolta e sollevata dalla dolcezza di Maria. Volevo stare lì ancora, una signora del gruppo dice “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende.” (Matteo 17,4) e scendemmo. Nel pomeriggio dopo aver ascoltato le testimonianze alla Comunità Cenacolo, andammo alla Messa nella chiesa di Medjugorje. Prima di cena, una confessione: nei piazzali laterali c’erano tantissimi sacerdoti disponibili, così ne cercai uno che parlasse italiano. Lo trovai, sembra simpatico, aveva la barba lunga ed era anziano. Fu’ il mio turno, padre Giuseppe si mise una mano sulla sua faccia, coprendosi gli occhi. Non feci in tempo a parlare che iniziò lui a farmi domande, io risposi sì a tutto. Conosceva tutto di me e sentii una commozione profonda, che non riuscii a trattenere. Il confessore guardando il cielo si rivolse al Signore dicendo qualcosa del tipo: ‘Signore, ma questa ragazza quanto tempo vuole restare in purgatorio a pregare! Che inizi ora a farlo, se vuole accorciare il suo tempo di purgatorio’. Mi dette l’assoluzione e mi sedetti nelle panchine all’aperto: piansi a dirotto, sentii andarsene via chili e chili di pesantezza. Era un pianto di gioia, finalmente stavo vivendo un momento di verità sulla mia vita, senza sconti. Lo schifo che mi portavo addosso veniva chiamato per nome e questo era liberante. Gesù era venuto a lavarmi, farmi nuova.
“Come primo giorno non c’è male! Direi piuttosto pieno, pieno di Grazie.” Dico ad Anita, interrompendo il suo racconto “fiume”. Ho voluto fermare la sua testimonianza, perché la sento commossa, con qualche impercettibile singhiozzo. Poi fa un bel respiro e continua a parlare.
“Il giorno dopo ci alzammo presto per andare sul Krizevac. Salita più dura, sassi più appuntiti, eravamo in tanti a scalare, sento la fatica di stare con gli altri. La via Crucis mi venne presentata nuda e cruda, mica me la ricordavo! In cima al monte la croce, grandissima e bellissima, un attimo di sollievo dopo tanta fatica, aria fresca. Io continuavo a chiedere un segno a Gesù. La sera dopo cena, andammo a fare il Rosario alla statua del Cristo risorto, sul retro della Chiesa di Medjugorje. C’erano tante persone in fila, mi ci misi anch’io. Venne il mio turno. La statua era molto alta, Gesù in posizione crocifissa, ma con la croce a terra. Con il viso arrivavo circa all’altezza del polpaccio e mi venne spontaneo abbracciare le gambe della statua. In quel momento sentii un abbraccio di risposta, chiusi gli occhi e sentii del calore attraversare le mie braccia passando per il cuore. Non era un abbraccio esterno al mio corpo, ma interno. Mi sentii profondamente amata, completamente, in modo così totale che non potevo non sciogliermi. Capisco all’istante che quell’amore che cercavo negli uomini e che nessuno di loro era riuscito a darmi, me lo stava donando Gesù Cristo. Trovato il principe azzurro, anzi molto di più! Senza saperlo avevo cercato per tutta la mia vita Dio! Questa sensazione è durata per qualche istante, ho detto ‘Ok Gesù ci sto’ e da quel momento il mio cuore ha iniziato a cambiare. Ho capito che l’enorme ferita affettiva che mi portava da un ragazzo all’altro, poteva essere guarita da Lui e che solo così poi avrei potuto vivere in modo sano, le relazioni con gli altri. Tutto questo era successo quando io ero già da un anno e mezzo con Giuseppe, ora mio marito. All’improvviso il mio amore per lui si era sbloccato, anzi era raddoppiato, un salto di qualità come coppia e ci decidemmo di mettere Gesù al centro nella nostra vita di coppia. Non avevo detto mai le paroline “ti amo” a qualcuno, sul pullman di ritorno sono state dette tante volte, insieme a tante lacrime di gioia.
“Una bellissima storia di conversione la tua – dico ad Anita – in quarantotto ore hai trasformato la tua vita, anzi direi, la Madonna di ha dato l’energia per abbracciare il suo Diletissimo Figlio. Una Grazia grande! Vuoi aggiungere qualcosa?
“Solo una cosa : Forza, sbrigatevi, correte a Medj!”

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2 Comments

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  1. Bellissimo, grazie Anita!

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  2. Grazie mille ragazzi!

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