7 marzo 2017, Mienmiuaif live at Radio Maria – L’amore nel mondo contemporaneo

Potete ascoltare a questo link la registrazione della seconda puntata della trasmissione “La vocazione al matrimonio e alla famiglia” andata in onda su Radio Maria martedì 7 marzo 2017 dalle ore 18 alle 19.30, condotta da Giuseppe e Anita Signorin (appunto noi due, i Mienmiuaif!).

Qui sotto trovate anche il testo della lettera sull’“amore nel mondo contemporaneo“, la nostra “Canzone vintage” e i contributi preziosissimi delle nostre amiche Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato, Maria Rachele Ruiu di Generazione Famiglia e Paola Belletti autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque“!

Le prossime quattro puntate saranno i primi martedì dei mesi di maggio, luglio, settembre e novembre.

 

Lettera a una moglie

Il super uomo di Nietzsche è roba vecchia, amore mio. Fa quasi tenerezza. Non parlo del confronto col tuo super marito, chi lo reggerebbe? Parlo di quello che sta capitando oggi: altro che super uomo di Nietzsche, oggi non esiste neanche più l’uomo. È antiquariato. Addirittura dire “uomo” e non “uoma” o un qualche termine più adatto, neutro, “politically correct” (senti che inglese amore mio), mi crea un leggero imbarazzo. Oggi l’uomo non esiste più, non esiste neanche più la grammatica, c’è chi vuole cambiare le regole degli apostrofi dopo gli articoli indeterminativi… perché, per esempio, la parola “amore” potrebbe suonare discriminante al maschile. “Un amore” allora dovrebbe andare bene anche con l’apostrofo, “un’amore” con l’apostrofo, perché “amore” chi l’ha detto che dev’essere un termine maschile? Beh, in radio poco cambia, chi lo vede l’apostrofo? Però ecco, ci sono questi problemi qui, oggi. Oggi l’uomo non esiste più, esiste solo la sua mente. Non è in ottima forma, a quanto pare, eppure esiste solo lei: la mente. O lui? “Il mente”? Mah, andiamo avanti… Oggi è la mente dell’uomo a decidere che cos’è l’uomo. È geniale, non trovi? Ci creiamo noi da soli. Ognuno di noi crea se stesso, decide chi è. Per esempio, i giorni pari io e te potremmo essere marito e moglie, come da natura (“da natura” fra virgolette, ovviamente, anche se in radio, chi le vede le virgolette?, ma è bene di questi tempi fare attenzione a certe espressioni medievali), insomma, dicevo, io e te i giorni pari potremmo essere marito e moglie, io il marito e tu la moglie, come in effetti siamo, ma i giorni dispari, perché non invertire le parti… io la moglie e tu il marito… Che dici? Anzi, potremmo regolarci con la raccolta differenziata: quando c’è da portare fuori l’umido, io faccio la moglie e tu il marito… Mmm, mi sa che non ti convince… Sì lo so che da quando sei a casa fai quasi tutto tu… Era solo per dire…

Forse è il caso di passare all’apocalittica “Canzone vintage”, che abbiamo appena ascoltato. Anche durante questa puntata ho l’arduo compito di dimostrare la sensatezza dei testi che ti costringo a cantare. Vorrei però fugare subito un dubbio, perché magari sentendo un pezzo del genere qualcuno potrebbe pensare che il super fico di tuo marito sia in realtà un bigotto di quelli convinti che si stava meglio quando si stava peggio. Nessun dubbio a riguardo: sono esattamente quel tipo di bigotto. Il progresso e il benessere possono facilmente dare alla testa. All’homo sapiens 2.0 è stato sufficiente inventare la PlayStation per sentirsi chissà chi. Certo, può capitare a chiunque, addirittura al tuo super marito, di perdere la bussola, figuriamoci all’umanità. Non siamo più nel Medioevo, ci viene ripetuto ossessivamente con toni insieme accusatori ed entusiastici. E infatti non siamo più nel Medioevo. Guardiamo i cieli da Instagram e non più con gli occhi rivolti in sù e la testa appoggiata a qualche ciuffo d’erba. E anche nei cieli che vediamo su Instagram, non ci sono quasi più quelle magnifiche cattedrali costruite nei secoli scorsi per indicare con stupore metafisico la direzione verso cui dobbiamo puntare; ci sono al massimo, nelle grandi metropoli, edifici asettici e lunghissimi che sembrano competere l’un l’altro per chi arriva a “grattare” l’aria a più metri da terra. Il sacro è stato sostituito dall’agonistico. L’amore di Cristo da una serie di slide sulle performance dei nostri corpi buone da proiettare in qualche aula scolastica. L’amore fra uomo e donna, l’amore che può generare il miracolo della vita, l’amore come segno terrestre di un amore più grande, divino, l’amore come disegno infinito, eterno, l’amore come dono totale di sé e quindi liberazione dal proprio io, insomma tutto questo e molto più è stato ridotto a una serie di pratiche, di tecniche, di emozioni e sensazioni da capire e sperimentare fino al suono della campanella. Lasciateci insegnare ai nostri figli che cos’è l’amore, è un nostro diritto, perché se ogni verità è relativa, non potete imporre la vostra su un argomento così cruciale.

Lo so, amore mio, mi sto scaldando. Stai tranquilla, mi ripiglio subito. Anzi no, mi ripiglio dopo. Come posso ripigliarmi se continuano a venirmi in mente cose che mi fanno salire il sangue al cervello? No, non quel tipo di sangue che permette al cervello di ragionare… il sangue in eccesso, mi sale… il sangue che scalda… Ma se non ci si scalda per queste cose qui, se non ci si scalda per l’amore, per che cosa ci si deve scaldare? Essere tiepidi non è biblico, amore mio. Come si può rimanere tiepidi quando si fa mercato nel tempio di Dio? Dio non è amore? Come si può rimanere tiepidi allora quando si fa mercato dell’amore, quando l’amore viene svenduto per qualcosa che non è? Pure Gesù quella volta al Tempio non è che l’abbia presa molto bene…

Senti qua, amore mio: ricordo di aver letto da qualche parte che uno dei dolori maggiori, per un essere umano, è lasciare la persona che si ama o che si ha amato. È peggio della morte di un parente. Bene, questa è la condizione standard, oggi. Ci viene insegnato che l’amore è un sentimento e che quindi inizia e finisce, che siamo liberi e bla bla bla… Ci si mette insieme a tempo determinato. Non che ci si debba sposare la prima o il primo per cui si prova qualcosa (beh, se fosse del calibro del tuo super marito, potrei anche capire), ma come si può iniziare una relazione sapendo già che sarà una delle tante? Mettersi insieme e poi lasciarsi, mettersi insieme e poi lasciarsi… Mettersi insieme per lasciarsi… è un’angoscia tremenda… o ci si consuma di dolore oppure ci si fa un callo così grosso che non si sente più niente. Il mondo propone un piacere dietro l’altro vendendolo per amore e poi i farmaci più venduti nelle farmacie sono gli antidepressivi. C’è qualcosa che non va. Volete provare il brivido di vivere veramente? Scusami amore mio, apro una piccola parentesi rivolgendomi agli amici di gender etero maschile non fluidi. Ascoltatemi bene, amici di gender etero maschile non fluidi, sono anch’io un vostro collega di gender etero maschile non fluido e quindi tendo a trovare soluzioni, invece che a scovare negli angoli più remoti problemi (ogni riferimento a esseri di gender etero femminile non fluido è puramente casuale): amici di gender etero maschile non fluidi, volete provare il brivido di vivere? State con una donna. Una donna sola. Una donna sola alla volta e possibilmente una donna sola in tutto. Avete capito bene. Il buon vecchio metodo cristiano funziona alla meraviglia rispetto al modello “tronisti e troniste” di defilippiana memoria. Come fare? Semplice: prima sperimentate quel periodo di conoscenza reciproca chiamato nell’antichità “fidanzamento”. Capirete in questo modo se siete sulla strada giusta. Poi buttatevi. Esatto: sposarsi è un po’ come buttarsi nel vuoto. Meglio del bungee jumping. La follia entrerà nella vostra vita, non potrete prevedere le sue mosse (la follia infatti avrà un nome e cognome di gender etero femminile non fluido), rischierete il sistema nervoso, ma non vi annoierete. Quando vi sembrerà di aver raggiunto un qualsiasi tipo di equilibrio, la follia vi dirà: “Amore, c’è qualcosa che non va”. Non preoccupatevi, capita a tutti, andate avanti.

Lo so amore mio che ho fatto un po’ di confusione e non ho seguito pari pari i versi della canzone. Questa volta però devi ammettere che è più chiara del solito… Anche quando canti che l’amore nel mondo contemporaneo è un elettrodomestico… Più chiaro di così? Non è forse il Bimby, il robot che ogni tanto si degna di farci da mangiare avuto come dono di nozze dai tuoi zii, non è forse il Bimby la metafora perfetta dell’amore di oggi? L’amore, oggi, è come il Bimby, amore mio. Non devi fare niente, in teoria, però è in grado di incasinarti la vita come pochi, soprattutto se poi qualcuno dei due deve lavarlo… e dopo qualche anno c’è già pronto il Bimby nuovo, il modello nuovo, molto migliore. E il vecchio Bimby, mogio mogio, se ne va nel cimitero degli elettrodomestici superati insieme a tutti quegli apparecchi che se fossero esseri umani sarebbero ancora in età da asilo, perché i costruttori oggi li progettano così tutti quegli aggeggi tecnologici, li progettano in modo che sia meglio sostituirli dopo pochissimo tempo… Qualcuno molto importante, per noi, vestito di bianco, ne parla in termini di “cultura dello scarto”.

Lo stesso Qualcuno vestito di bianco mette in guardia spesso dall’amore individualista, egoista, l’amore che in sostanza non è amore e quindi causa solo tristezza e solitudine. L’amore indipendente, dove ognuno pensa a se stesso e non deve dipendere da nessuno, eccetto il proprio smartphone. C’è chi dice che la relazione perfetta si può vivere a un centinaio di chilometri di distanza, così ci si vede solo quando veramente ci si vuole vedere e si predilige la qualità, alla quantità. Magari sono gli stessi che fanno proselitismo sulla frutta a km 0. Frutta a km 0, amore mio, ma vita di coppia a km 100. Non possiamo dire che la vita non sia sorprendente.

“Ma il ritornello?”, starai pensando… “Mio nonno e mia nonna erano più avanti, si amavano fino in fondo, senza i guanti…” Beh, sì, il ritornello significa proprio quella cosa lì…. I guanti… Sì, si possono intendere anche in senso metaforico, cioè di dare tutto di sé, di non andare al risparmio con mille paure e precauzioni, in una relazione. Almeno provarci. Però vuol dire anche quello che pensate. I guanti sono quella cosa lì. Sì, una volta si faceva l’amore veramente… l’amore, nel migliore dei casi, poteva durare addirittura nove mesi…. Non finiva tutto lì, subito… Sì, lo so, è scandaloso, quasi immorale dire qualcosa del genere, oggi… Ma forse proprio per questo dovrebbe venirvi il dubbio che sia vero…

E il finale a sorpresa? “Son tutti belli i mariti del mondo”. Beh, a te dovrebbe suonare ovvio, amore mio… Comunque è questa la canzone vintage che la nonna canta al nonno mentre ripara la sua bicicletta… “Son tutti belli i mariti del mondo”… (Se non ci facciamo coraggio fra di noi, amici di gender etero maschile non fluido sposati…?) Che Dio strabenedica questo mondo moribondo, amore mio. Ti amo.

 

 

Bonus tracks

Il bellissimo messaggio della nostra amica Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato!

Il creato è il meraviglioso libro nel quale imparare a leggere  la vita. Dio si diffonde con il Suo immenso Amore per tutto l’universo, dal granello di sabbia al pianeta lontano. Nel creato la vita si sviluppa in altezza, larghezza, profondità… (da Wikipedia)
La vita è in 3D… in 3 dimensioni… Vita che si rinnova senza sosta in ogni creatura, anno dopo anno, stagione dopo stagione. Un oggetto bidimensionale, invece, si sviluppa solo in 2 dimensioni: lunghezza e larghezza, mancando della terza dimensione, la profondità (da Wikipedia). Esso si sviluppa solo su una superficie piana e non può generare vita, poiché non ha spessore, non ha consistenza… è come una fotografia… inanimata e piatta.
Così è l’amore. L’amore bidimensionale, solo tu e io, che esclude Dio, quasi fosse il terzo incomodo, si sviluppa come una pellicola di un film, come una fotografia che non ha vita in sé e che, col passare degli anni, si deteriora, sbiadisce, perde colore. L’amore tridimensionale, tu, io e Dio, è l’amore che continuamente si moltiplica, l’amore pieno, reale, fedele, l’amore del futuro, quello che non tramonta. L’amore che da sempre cerchiamo e sogniamo… il Suo amore che ci abbraccia ed è famiglia con noi. Il vero amore è solo in 3D! La vera vita è solo in 3D!
Torniamo alle origini per essere coppie e famiglie del futuro!
Dice san Paolo, nella Lettera agli Efesini: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.”

 

L’insuperabile Maria Rachele Ruiu, referente nazionale di Generazione Famiglia, la Manif Italia, ci ha scritto una lettera 🙂

Carissimi Anita e Giuseppe,
l’Amore nel mondo contemporaneo… è difficilissimo in poche righe raccontare quanto sta succedendo in Italia. Papa Francesco l’ha definita una vera e propri colonizzazione ideologica che entra nelle scuole per cambiare la mentalità dei bambini sui concetti dell’identità sessuata e della relazione tra maschi e femmine. Parlo della prospettiva gender che, sostenendo che maschile e femminile sono costruzioni culturali non riscontrabili necessariamente nella realtà se non nei caratteri fisici genitali, nega che l’identità sessuata sia radicata in tutto l’essere, nella biologia e nell’anatomia, nel funzionamento, come invece mostra tutta la scienza. Minando l’inconvertibile evidenza di quello che si chiama “binarismo sessuale”, cioè che nasciamo maschi o femmine, apre a numerosissime definizioni di altre identità di genere, intese come percezioni soggettive della propria sessualità a prescindere dal sesso biologico. Quante? Potrebbero essere tante quante persone esistono su questa terra. È tutto ridotto a una questione “mentale”, al “come io mi sento”, dimenticando, volutamente, l’evidenza di quello che sono. Nascosti dietro gli encomiabili obiettivi di lotta al bullismo, di lotta alla violenza contro le donne e promozione delle differenze, vanno invece a inculcare ai nostri bambini quest’idea che l’uomo “ha un corpo” di cui dispone “a desiderio”, anziché “essere il corpo”. Se veramente noi avessimo un corpo di cui disponiamo, se veramente il corpo può essere trattato come altro da noi, non saprei come spiegarmi, per esempio, perché un bacio abbia un significato per ciascuno di noi che va oltre il semplice “meccanismo” dello stesso; non saprei spiegarmi perché uno schiaffo, in una relazione, ha delle conseguenze che vanno oltre il dolore fisico provato e che non si esauriscono quando esso è terminato. Se veramente avessimo un corpo di cui disporre, se veramente il corpo fosse altro da noi, se questo fosse vero, perdonatemi l’esempio terribile, una donna violentata, una volta che vede guarite le proprie ferite fisiche, dovrebbe smettere di soffrire. E questo sappiamo tutti che non avviene. È evidente che noi siamo il nostro corpo. Allora ci domandiamo perché portare nelle scuole un’ideologia che confonde i nostri bambini. Spesso veniamo attaccati, ci accusano di volere denigrare i rapporti sessuali, di volerli negare a prescindere, ci accusano di essere frustrati. Niente di più falso. Noi sappiamo che la sessualità è una parte importantissima della vita di ogni essere umano, profondissimamente legata alla relazione, profondamente preziosa. È il modo più vero, più intimo, più ancestrale che abbiamo per relazionarci con l’altro. Ci domandiamo allora perché nelle scuole, sin dalle elementari ma anche alle medie e alle superiori, si confonda l’educazione sessuale con delle tecniche, neanche fosse il kamasutra. Questa nuova antropologia ideologica inganna i ragazzi su un tema cruciale. Io ho profondi dubbi sulla necessità di insegnare l’educazione sessuale a scuola, penso che ogni bambino o ragazzo abbia i propri tempi e la propria intimità da difendere, per cui spererei che fossero i genitori a rispondere di queste cose, quando il figlio avrà domande, con serenità, dicendo la verità e usando un linguaggio consono all’età, ma se anche fosse necessario non capisco perché bisogna farlo in questo modo. I ragazzi ci pongono domande grandi, alte, hanno sete di infinito, i ragazzi cercano l’Amore, quello con la A maiuscola, quello che ti fa superare gli ostacoli, te stesso, la morte, e il mondo degli adulti oggi si impegna a rispondere proponendo una “soddisfazione immediata di un desiderio più basso”, fine a stessa. Imprigionata in sé stessa. Sì, i nostri nonni e le nostre nonne erano più avanti, come dice la canzone, si amavano senza i guanti, fino in fondo, disposti ad accogliere il mistero di una nuova vita e a rinunciare a qualcosa di se stessi. Sì, perché per quante sentenze possano negare la realtà, anche oggi, come allora, ogni bambino nasce da una mamma e un papà. Come si dice a Roma: non famose parlà dietro! Io voglio un Amore così.

 

E per finire in bellezza… un breve brano inedito tratto dal prossimo libro dell’autrice di punta della collana UOMOVIVO, Paola Belletti, già autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque”!

Come al solito l’attenzione morbosa e deformante che il mondo riserva ad un aspetto della vita umana ci fa intuire che debba trattarsi di qualcosa di essenziale, per l’uomo e per Dio. Di qualcosa che configura più di altri attributi e capacità la nostra statura, la nostra dignità. Per questo il mondo sbrana il sesso. Ne toglie e separa i brani, lo scompone, lo ingoia crudo. Lo rende desolato e desolante. Come la sala di una discoteca rimasta vuota dopo una notte di eccessi. Lo strappa dalle carni e dagli spiriti perché perda la sua potenza. Lo riduce, isolandolo dal resto della persona. Lo sottrae alla libertà e alla ragione. Normalizza forzosamente la sua commovente sperdutezza, come disse Testori a Giussani. Lo umilia con l’istinto privato del governo. Con l’inganno chiama il dominio freddo controllo, metallica oppressione. E lo offre al maschio come possibilità di supremazia; lo convince che si tratta di questione tutta idraulica e cerebrale. Lo consegna alla donna, ammiccando, come scettro di un potere che a suo dire le è stato negato. La convince che deve dominare anche lei e imporsi e fare sesso senza amore. E senza figli. E senza paura. E alla fine chi ci rimane a godere sul serio?
Lo rende brutto e stupido.

 

 

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