Musica Reale

Dal loro sito: “…i Reale sono ad oggi una delle poche realtà musicali in Italia, in grado di coniugare ottime produzioni musicali, live travolgenti e fede, proponendo testi esplicitamente cristiani con sonorità Rock. Alessandro Gallo (voce) e Francesca Cadorin (voce) marito e moglie, si conoscono nella Comunità Cenacolo di Madre Elvira, dopo anni di tossicodipendenza. Tutti e due hanno alle spalle percorsi musicali che riscoprono però in comunità davanti all’unica “Terapia” che Elvira propone loro: Dio!”

Insomma, potevano i Mienmiuaif farsi sfuggire un’altra band composta da marito e moglie (a cui in realtà si aggiunge una “carovana” di 8 personaggi strani e le loro famiglie: Diego, Luca, Francesco, Dario – l’unico batterista ateo che suona in una band cristiana – Lorenzo e Marco)?

E allora li abbiamo “intervistati”…

Vocazione al matrimonio, vocazione alla musica: come riuscite a viverla insieme?

Vivere, o far convivere, queste due vocazioni nella quotidianità di una famiglia normale, presuppone una dose di pazzia non indifferente e, per citare uno che vi sta a cuore, amplifica e fa incarnare “un duello all’ultimo sangue”. È difficile assecondare le ispirazioni artistiche se nascono mentre tieni tua figlia per i piedi perché si è fatta la pipì addosso quando stavi accompagnando l’altro figlio a calcio. O ritardare un concerto di un quarto d’ora perché ti sei dimenticato di dare la buonanotte ai tuoi figli che sono rimasti con la nonna. È complicato organizzare un tour rock tra palazzetti, chiese, palestre e teatri, cercando di incastrarci il campionato della Marentinese, la Comunione di Samu, le feste di compleanno e le grigliate di famiglia. Trovare l’equilibrio tra concerti, produzioni, uscite discografiche, compiti in classe, pagelle, lavatrici, bollette, catechismo ed estate, ragazzi è … a tratti snervante!
Ma non lo cambieremmo con niente altro al mondo. Credo che quello che ci permette di vivere bene tutto è l’aver scelto questo insieme, in ginocchio davanti a Gesù. L’essere sulla stessa strada, con tempi diversi, con sensibilità diverse, con opinioni e un passo diversi, ma verso la stessa direzione. Con nel cuore il desiderio di vivere insieme a Dio una sfida, che per il mondo è da pazzi, ma che ci “obbliga” tutti i giorni a metterci in discussione, a dirci la verità anche quando fa male. È bello cercare di vivere questo anche come band e assistere al miracolo dell’amicizia vera. Quello che ci permette di vivere la vocazione alla musica e al matrimonio è vederle come un’unica vocazione di coppia: la vocazione al servizio. Che dà senso ai sacrifici, piccoli e grandi che ognuno di noi due fa tutti i giorni, nel rispetto dell’altro e al servizio della nostra famiglia e di chi ci è accanto, che sia su un palco, attraverso un cd o in casa con i nostri figli.

Torniamo un po’ indietro, perché la vostra è una storia di buio e poi di luce, di rinascita…

Elvira ci ha insegnato a non parlare troppo del buio che abbiamo vissuto, tanto la gente il buio lo conosce bene, è la luce che si fatica a conoscere.
Francesca e io ci siamo conosciuti alla fine degli anni 90 nella Comunità Cenacolo di Madre Elvira. Siamo entrati in comunità per problemi di tossicodipendenza. Io di Padova lei di Torino. Due storie diverse, età diverse, ferite diverse e famiglie diverse ma un bisogno comune: dare un senso alla vita. Non siamo arrivati in comunità con la voglia di pregare o di credere in Dio e tante belle cose, ma abbiamo trovato una realtà che lo faceva e ci lasciava liberi. Non sono stati indottrinamenti o omelie o catechesi a farci venire la curiosità per Dio, ma la vita di Elvira sprizzava fede e speranza da tutti i pori. La luce dei suoi occhi ci urlava che si poteva vivere in un’altra maniera. Il vedere una suora china sui campi fino a tardi o in un cantiere a gettare solette in mezzo a centinaia di tossici, ha stravolto la nostra idea di Chiesa. Le sue parole ferme, le sue sberle, i suoi abbracci e il suo amore sparato in faccia nella verità, hanno cominciato a sgretolare le nostre resistenze. Ricordo che mi sono detto: voglio conoscere il Dio di questa suora! Ancora oggi quando ho dubbi, credo sulla fede di Elvira: se lei ci crede, ci credo anch’io, Dio esiste. È così che abbiamo accolto la proposta di Elvira di avvicinarci all’Adorazione, di confessarci dopo tanti anni di buio, di rivivere la Messa non come un dovere o un’abitudine ma come un incontro con una persona viva. E l’incontro con questo Gesù vivo, ha stravolto le nostre vite, ci ha fatti sentire ancora amati, perdonati, voluti, fino a scegliere di usare i nostri doni solo per lodare Lui e lasciare che Lui decida come e dove dovessimo viverli. Ed ecco la rinascita, nell’innamoramento pulito, nel matrimonio, nella famiglia e nella missione dei Reale, lasciando a Dio l’incombenza di guidare la missione dove voglia e a noi la libertà di farci il mazzo per servire con il dono e con la vita.

Come vivete la spiritualità del Cenacolo nella quotidianità?

Aver vissuto, lavorato e mangiato con Elvira è stata ed è un grazia. Abbiamo il cuore pieno di gesti, sguardi e parole che abbiamo sentito e visto vivere da lei. È come avere uno scrigno pieno di soluzioni che al momento giusto puoi consultare. La Comunità Cenacolo è stata ed è una vera scuola di vita, che ha segnato profondamente le nostre anime. Tante volte nelle scelte ci chiediamo, Elvira cosa ci direbbe? È fantastico vivere sapendo che la Comunità esiste e che nel momento del bisogno puoi contare su amici fedeli che ti conoscono bene per quello che sei, da cui puoi tornare per chiedere aiuto in qualsiasi momento. La comunità è una proposta che puoi accettare e fare tua o subire e vivere per un periodo, a seconda di come la vivi, la porterai poi nel tuo quotidiano. Noi abbiamo scelto di starci vicino e di tornare ad attingere regolarmente alla fonte!

Il ruolo di Maria nella vostra missione…

Bisognerebbe chiederlo a Lei. Per noi è un’ancora, chiediamo a Lei di proteggerci, di portare la pace, di aiutarci a scomodarci, di intercedere… chiediamo forse troppo, ma le chiediamo di essere… Mamma. Credo sia stata la prima rivoluzionaria a rischiare di credere in un’apparizione. Una pazzia che ha fatto conoscere Dio al mondo, quindi noi pazzi come possiamo non seguire e fidarci di questa Donna?

La musica: quali sono i vostri riferimenti? Come definireste la vostra musica?

Ci definiamo una rock band cattolica di musica cristiana. Quando nel ’99 ho sentito “Agnus Dei” dei Third Day, mi si è aperto un universo, ho detto: “MA allora si può pregare così? non sono sbagliato?”.
E questo è quello che facciamo, senza chiederci tanto cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, di cosa dobbiamo o non dobbiamo cantare, semplicemente scriviamo di quello che per noi è importante, quello che viviamo. Abbiamo scelto di strutturare i concerti in maniera che alla fine ci sia almeno un quarto d’ora di Adorazione dove possibile, perché per noi è importante che Gesù sia il centro dei concerti, anche se sono due ore che sudiamo facendo rock sul palco, crediamo che Gesù adori trovarsi in mezzo a giovani stupiti. Non vogliamo fare la guerra a nessuno, non dobbiamo per forza convertire il mondo, ma vogliamo essere liberi di scrivere canzoni che parlino della bellezza della fede e di quello che ha fatto in noi e lo facciamo al massimo delle nostre capacità, come persone e come professionisti. I nostri riferimenti sono gruppi come Third Day, Hillsong, Jars of clay, Jesus Culture, Matt Maher etc… Musicisti veri, che fanno dischi veri che parlano veramente di Dio.
La christian music in Italia è ben lontana dall’essere come è nel resto del mondo. Qui si ha paura di nominare Gesù, si ha il terrore di essere etichettati bigotti, di allontanare la gente, di essere giudicati e quindi la christian music diventa una sorta di musica “sociale” che dice/non dice, che nomina/non nomina Dio e quindi si rischia di sembrare veramente sfigati. Come faccio a dire ad un ragazzo di credere in Gesù se io non ho il coraggio di nominarlo?
Forse in questo ci sentiamo un po’ soli, passatemi il termine, un po’ pionieri, ma i sacrifici che stiamo affrontando in questi ultimi anni, speriamo aprano la strada ad altri che sentono di voler essere espliciti e professionali!

Ci dite un po’ i vostri programmi per questo 2017, a cento anni da Fatima?

In realtà il nostro progetto futuro è non fare progetti!
Viviamo veramente affidandoci alla Provvidenza, non scegliamo noi dove andare a suonare ma rispondiamo alle richieste di chi ci chiama e tutto quello che viviamo è grazia e dono. Posso dirti che il calendario delle date si gonfia a vista d’occhio e mi sembra di aver visto date fino ad ottobre 2017 quasi ogni settimana… siamo appena stati in diretta per la prima volta su TV2000, Telemater, un tv cattolica di New York, sta realizzando un reality a puntate su di noi e poi tutto è nelle mani di Dio… noi solo lavoriamo sodo e serviamo.

Per finire Gesù Eucaristia: che ruolo ha nella vostra vita e nel vostro progetto?

Cosa posso dirvi, Elvira ci diceva che stare in Adorazione è come stare davanti al sole, anche se non lo sai ti abbronzi!
Abbiamo scelto di portare Gesù sul palco perché per noi è importante non perdere l’occasione di far stare dei giovani davanti a Lui anche se non ci credono, anche se non sanno cosa succede, lo sa Lui. Ci stiamo meno di quanto dovremmo e vorremmo ma come ti ho già accennato nelle altre risposte per noi è indispensabile “abbronzarci” davanti a Gesù e affidare lì in ginocchio davanti a lui tutti i progetti e le sofferenze che portiamo nel cuore.

 

Potete trovare un po’ di video dei Reale qui

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