Le ferite di Actarus

“La metafisica e i cartoon spiegati a mio figlio” di Angelo Mazzotta

L’altra sera nel rivedere con mio figlio “CattivissimoMe2”, sono stato folgorato dal rossetto “elettrizzanteeeee” di Lucy Wilde. In una delle scene iniziali l’arguta agente della lega anti-cattivi insegna a Gru che le armi non vanno annunciate prima di averle usate perché si avvantaggia inevitabilmente l’avversario. La battuta geniale, benché femminile, ha scosso non poco i miti della mia infanzia.

Mio figlio, il discente più presente alle lezioni di metafisica e cartoni (forse perché l’unico maschio e ancora non automunito), sogghignando per l’imbarazzo e lo sconcerto letti sul mio volto, rincara la dose e divertito sbiascica nel mio orecchio: “Lame rotanti”, “Maglio Perforante”, “Tuono Spaziale”, “Raggio Antigravitazionale”, “Alabarda Elettronica”… Ho capito, sto crescendo dei mostrosauri intelligenti e fastidiosi come minidischi!
Goldrake non si tocca! Le sue armi funzioneranno nei secoli dei secoli perché lui è imbattibile! Accuso il colpo e mi curvo sullo smartfhone in cerca di qualche consolante risposta.

Dopo venti minuti secchi i miei occhi tornano a sorridere. Grato alla tecnologia palmare, sollevo fiero lo sguardo e con baldanza faccio presente al judoka “saputello” che proprio lui poteva avere la risposta. Il fatto che Actarus annunci le proprie armi è un retaggio della tradizione del kiai. È l’urlo che nelle arti marziali accompagna l’attacco. Coordina il movimento allo spirito e conseguentemente potenzia il colpo con l’energia interiore del combattente. Annunciarlo è parte integrante del combattimento all’arma bianca come viene tramandato nelle diverse scuole. Poiché c’è una certa simbiosi con le macchine, il pilota del robot urlando mette tutto sé stesso nel colpo sperando che sia quello definitivo.

Tra i tanti cartoni della mia epoca, è stato quello più analizzato, amato, studiato. Su di lui sono stati scritti interi libri. Innumerevoli sono i blog dedicati. Se ne trovano ad ogni latitudine internettiana. Nessuno dei robot che lo hanno seguito è riuscito ad eguagliare il suo successo. Non si è più capaci di guardare una minuscola botola a parete senza non immaginarla come la bocca di un tunnel che può condurti ad un disco volante. Ci sono quarantenni come me che ancora si chiedono come mai Actarus giri più volte su sé stesso durante la discesa della navicella che dalla torretta del disco lo porta alla testa del Goldrake prima di sganciarsi. Che senso ha? Vedremo…

La sua fama è sopravvissuta per intere generazioni e capita di ballare in discoteca su musiche che si ispirano all’indimenticabile sigla iniziale. Bellissima e a tratti commovente anche quella finale!!

Per quel che mi riguarda è in assoluto l’eroe più completo degli anime che ho potuto seguire da piccolo. A metà degli anni 70, quel disco volante con all’interno un robot dalle corna gialle entrò prepotentemente nella vita di tanti noi mocciosetti! Ed il mondo non fu più lo stesso: i contadini potevano arrotondare con ripetizioni di algebra per via dell’insalata di matematica e la cibernetica divenne materia curriculare alle elementari.

Ma andiamo con ordine…

Per comprendere quest’opera occorre posizionarla innanzitutto lungo la timeline corretta, quella voluta dall’autore Go Nagai. È l’ultima parte di una sua trilogia che in Italia abbiamo conosciuto al contrario. Mazinga Z, il Grande Mazinga e Goldrake: questo è l’ordine giusto. Nel bel paese è giunto prima Goldrake (non tanto fortunato in Giappone probabilmente per la forte indigestione già avvenuta con i precedenti), importato dalla Francia che lo aveva a sua volta importato dal Giappone. Il fatto che ci sia giunto dalla Gallia è provato, ahimè, dal nome con cui è stato presentato televisivamente a noi piccoli italiani. Quando si propone un programma occorre fornire ai responsabili dell’emittente televisiva una serie di informazioni dettagliate. Queste vengono raccolte in un opuscoletto chiamato in inglese “Guide Book” o “Style Book”. Senonché i francesi, negli anni ’70, lo chiamavano in un altro modo: “Atlas” (= atlante, guida).

Mamma Rai, precisa come non mai, una volta ricevuta la pellicola con annessa la guida francese, cosciente di maneggiare una storia aliena, da ogni punto di vista, ha pensato bene di non correre il rischio di sbagliar nome e ha titolato la serie: “Atlas Ufo Robot”. E va bè! Ce ne faremo una ragione…
Ciò conferma che siamo di fronte ad una novità assoluta. Per tanti aspetti, alcuni dei quali cercherò di ricordare in questo primo post.

Se consideriamo che l’autore sin da piccolo ha divorato oltre a famosi manga, tra cui Lost World – Zenseiki di Osamu Tezuka (una pietra miliare nel genere fantascientifico), anche un’edizione della Divina Commedia illustrata da Gustave Dorè e non solo, possiamo apprezzare ancora meglio la presenza, accanto ai soliti giganteschi mostri, di tutta una serie di elementi che richiamano quantomeno alla “cultura” cristiana: croci, crocifissioni, angeli, paradisi, inferni, demoni, sacrifici, preghiere, racconti ed usanze occidentali… Parlo di elementi, di semi di verità che possono essere presi in considerazione per riflettere su alcuni importanti temi (ormai dimenticati proprio dove sono stati esportati). Sono cosciente di andare oltre le reali intenzioni degli autori. Mi limito a ricomporre i ricordi e approfondirli come mi è possibile, con l’intento di raccontare un punto di vista se non originale quantomeno interessante. Almeno per mio figlio, prima che scappi via.

Se le parole svelano qualcosa, sicuramente i nomi dei protagonisti della trilogia evidenziano un nesso tra le storie di un certo rilievo. Accennerò ai figli e ad i loro padri o tutori. In Mazinga Z il protagonista è Kabuto Koji: Kabuto vuol dire “elmo” e Koji “ragazzo corazzato”. Il Pilder che cala sulla testa del robot, agganciandosi nel mezzo, è esattamente a forma di elmo. Koji è l’unico personaggio che compare a vario titolo in tutte e tre le serie. Il Professore che gli fa da mentore ha il cognome Yumi che significa “arco”, il suo primo nome era Yanosuke, dove in particolare la prima sillaba, “ya”, sta a significare freccia, come a dire che il Dottor Yumi è un “arciere”. Passando al Grande Mazinga troviamo Tsurugi Tetsuya . Tsurugi vuol dire “spada” e le prime due sillabe di Tetsuya significano “ferro”. Quindi, Tetsuya è una “spada di ferro”, o, per estensione, “d’acciaio”. Kenzo, il nome del padre di Koji, che ha costruito il Grande Mazinga ed allevato Tetsuya come figlio adottivo, significa letteralmente “fabbricante di spade”. Il cognome di Jun, Honoo, la coprotagonista, anche lei adottata dal Dottor Kenzo, significa “fiamma”, esplicativo sia del carattere passionale del personaggio che della sua capacità di modellare il ferro.

Fin qui è come se avessimo accumulato tante parti di un’armatura. Ora con Goldrake si fa un passo in più e direi verso l’alto.

In Italia, il personaggio è chiamato Actarus come terrestre e Goldrake come alieno (poi Duke Fleed come in originale, nel nuovo adattamento della Toei). In Giappone è chiamato Daisuke Umon come terrestre e Duke Fleed come alieno. Daisuke Umon venne sostituito dai doppiatori italiani col nome di una stella, adattando liberamente quello di Arturus. Stessa sorte toccò a Koji che divenne “Alcor”, Hikaru “Venusia” e poi “Righel” e “Mizar”. Un cambiamento che portò non poca confusione nel capire chi fosse Alcor, così somigliante a quello che avremmo visto in seguito pilotare Mazinga Z, frammentando ancora di più la continuity già presentata al contrario. Probabilmente vennero scelte le stelle per definire esattamente la natura della serie, con un protagonista disceso dalle stelle e che tra le stelle ritornerà.

Lasciamoci ora sorprendere dai nomi originali di Actarus. “Umon” significa “Porta o cancello del Cielo” e Daisuke “Grande mediatore”, quindi il Principe di Fleed è il mediatore tra cielo e terra. Il dottor Procton, che lo adotta, in giapponese si chiama Umon Genzo, dove Umon è lo stesso del primo,“Gen” sta a significare l’origine primigenia e “zou” costruire, quindi, per trasposizione, Umon Genzo significa letteralmente “il vero costruttore del cancello celeste”. Interessante notare come Actarus/Umon Daisuke si rivolga al dottor Procton/Umon Genzo chiamandolo sempre “Padre”.
“Duke Fleed” è un riferimento letterario alto per stessa ammissione dell’autore. Il nome in giapponese è “Diukufurido” e deriva dal leggendario Sigfrido della “Saga dei Nibelunghi”. Nel manga, il miglior amico di Actarus non si chiama Marcus, come nell’anime, ma Brunhild, come la valchiria Brunilde. “Sigfrido” a sua volta deriva dal nome germanico Sigifrid, formato dalle radici sigu (“vittoria”, in tedesco moderno sieg) e frid (“pace”, in tedesco moderno fried), e viene interpretato come “tranquillo nella vittoria”, “colui che assicura con la vittoria la pace”. Actarus si veste magicamente di una attillatissima quanto ultraresistente tuta, come fosse una seconda pelle che lo rende quasi invulnerabile, come Sigfrido dopo essersi bagnato nel sangue del drago Fáfnir. La super lega del Goldrake ricorda proprio quella indistruttibile della spada Gramr dell’eroe norreno. La testa del robot richiama le forme dell’elmo di un antico vichingo ed il suo temibile Tuono Spaziale, il dio del tuono nordico, Thor.

Accostando i tre piloti ci accorgiamo come la figura dell’eroe gonaghiano vada maturando. Dall’incostanza ed incertezza di Koji (che con l’elmo si difende), si passa alla tenacia spesso violenta di Tetsuya (che con la spada ferisce) sino a raggiungere il maturo Duke Fleed che usa il Goldrake (l’arma più potente mai vista sulla terra) solo come “ultima risorsa” e perché costretto dagli eventi. Lui, “nobile” alieno tra i terrestri, adottato dall’umanità, immigrato “clandestino” in fuga dal pianeta Fleed, decide con sofferenza di riutilizzare il Goldrake per salvare la Terra dallo stesso Re Vega che ha distrutto il suo regno. Tempera e supera di gran lunga gli aspetti violenti ed incostanti dei suoi predecessori: Koji vuole vendetta per la morte del nonno da parte del Dottor Hell, Tetsuya desidera lo sterminio dei Mikenes, Actarus preferirebbe non combattere. Se a volte impetuoso dichiara di cercare “vendetta” subito dopo mitiga la sua rabbia per non agire d’impulso. Vuole la pace ma è consapevole che la minaccia che incombe sulla terra va respinta con la forza. Il suo cuore è ferito: ha conosciuto la guerra e lo sterminio del suo popolo. Vorrebbe evitare di tornare ad utilizzare il Goldrake, ma avverte impellente il dovere di difendere l’umanità. Lo si vede abbattere il nemico senza compiacimento. In fondo lo rispetta perché c’è qualcosa che li accomuna nella lotta. Cerca sempre di essere “tranquillo nella vittoria”. Vuole assicurare la pace vincendo il male senza farsi travolgere.
L’intera storia di Goldrake è incentrata sull’amore. I rapporti amorosi, filiali e di amicizia fanno da sfondo alle alterne vicende dei protagonisti. Procton ha adottato Actarus. Lui e Maria Grace, fratelli e principi di Fleed, ricordano spesso i genitori defunti ed il loro pianeta. Righel, divertente e cocciuto, darebbe la vita per i propri cari. Anche i malvagi amano i propri figli e piangono la loro morte. Addirittura il Re Vega, il crudele tiranno, soffre per la sua Rubina promessa in sposa proprio a Duke Fleed e poi morta per aver scelto di costruire la pace a costo della vita. Actarus è palesemente innamorato di Naida che morirà sacrificandosi per lui nel 25° episodio, come anche Rubina nel 72°. Anche Venusia si invaghisce di Actarus che pare contraccambiare solo con brevi ma intense confidenze. Maria prova affetto per Alcor. Fondamentale è anche l’amicizia tra Actarus e Marcus.

All’inizio il nostro eroe ha un carattere piuttosto schivo verso Alcor, ma poi diventeranno veri amici. Non vuole che lui e Venusia partecipino alla guerra contro Vega, a lei in particolare ricorda affettuosamente che è più bella a cavallo che in tenuta militare. Successivamente accetterà il loro aiuto, perché comprende di non poterne fare a meno. L’attaccamento al padre adottivo e ai suoi amici è molto forte e li vuole proteggere a tutti i costi.
Actarus è però nostalgico, riflette spesso in solitudine. Il suo sguardo è a tratti tenebroso, distante. È molto legato al pianeta delle sue origini, pensa spesso a quando lo abitava prima della distruzione. Questi ricordi gli bruciano dentro e lo intristiscono. In cuor suo resta viva la ferita causata dalla scomparsa della propria patria e dall’aver assistito con i propri occhi alla morte dei suoi genitori, insieme alla consapevolezza di essere stato in qualche modo corresponsabile del disastro.

Il senso profondo dell’intera storia di Ufo Robot consiste proprio nell’esplorazione dei lati oscuri dell’animo umano, è un viaggio interiore che soprattutto Duke Fleed intraprende durante il soggiorno sulla Terra per superare i propri sensi di colpa. Si sente responsabile della distruzione del suo pianeta: se avesse accettato in gioventù la proposta di sposare Rubina di Vega, il futuro suocero non avrebbe invaso Fleed e causato un genocidio.
Naida e Marcus, mentalmente condizionati da Re Vega, acutizzeranno volutamente queste sua ferita spirituale allo scopo di distruggere il Goldrake. Naida, in particolare, insistendo sul “tradimento” lo condurrà in uno stato catatonico, caratterizzato da grida isteriche. Procton userà un particolare elettroschoc per farlo rinvenire.

La nostalgia di Actarus è accompagnata da melodie che lo stesso rievoca con la chitarra, un suono che pare consolarlo. Le gag divertenti dei compagni non mancano ma lui sembra non approfittare. Pensa ad altro. Ride poco anche se, quando lo fa, lascia il segno. Il principe superstite è un combattente tanto sicuro di sé in battaglia e nell’affrontare il nemico quanto fragile nel confrontarsi col suo passato. Come se non bastasse i suoi grandi amori e le amicizie di un tempo trascorso su Fleed ritornano fisicamente per dispensare nuove sofferenze. Vorrebbe dimenticare tutto ciò, ma non può. Ha pure una ferita sul braccio che continua a ricordaglielo. Se l’è procurata durante l’invasione subita dal suo popolo, nel tentativo di salvare l’amico Marcus. Un raggio al Vegatron lo ha colpito. Man mano che sulla terra combatte i mostri di Vega questa ferita si aggrava perché la contaminazione di Vegatron si ravviva e tende a raggiungere il cuore, condannandolo a morte certa. Procton stavolta non ha rimedi efficaci.

Non ama parlare dei conflitti del suo animo, né delle sue ferite. Il suo mistero più profondo è irraggiungibile se non a pochi intimi come Venusia, il professor Procton, Alcor. E mai totalmente.

Verso la fine della storia il protagonista completa il suo processo di elaborazione e liberazione. Una guarigione fisica e spirituale. Incontra inaspettatamente il suo migliore amico, Marcus, ma costui, condizionato da Vega, è pronto ad ucciderlo, credendolo suo nemico. Actarus riesce a togliergli il dispositivo che lo controlla che esplodendo fa perdere i sensi ad entrambi. Quando si riprende, Marcus, ritrova finalmente la memoria. Osservando il corpo inerte di Actarus e la ferita al braccio, ricorda che se l’era procurata cercando di salvare proprio lui e con un colpo della sua arma, appositamente tarata, la guarisce totalmente. Parte in un assalto disperato contro la base Skarmoon, morendo davanti agli occhi sconvolti dell’amico guarito.

Evidentemente Duke Fleed non fa la fine di Sigfrido, pur avendo entrambi un punto debole fisico. Al primo viene data una seconda chance.
Nel successivo episodio, Rubina, contrariando il padre, che ripetutamente tenta di colonizzare altri pianeti perché Vega è morente, svela ad Actarus che il pianeta Fleed, creduto distrutto, sta tornando alla vita. È sopravvissuto perché più forte della rete di radiazioni Vegatron che lo imprigionavano. Gli chiede nuovamente di sposarla per tornare insieme su Fleed ed inaugurare così un nuovo tempo di pace, anche per la terra. Actarus intravede per un attimo la possibilità di sistemare tutto e stavolta acconsente al matrimonio, ma Rubina muore tra le sue braccia, ferita nel tentativo di difenderlo dall’attacco di Zuril. Il nostro eroe piange ed urla per il dolore come non mai. L’animo di Actarus, frantumato completamente, ora può solo ricomporsi.

Comprende lucidamente che può fermare l’ormai disperato Re Vega solo con un attacco a sorpresa portato alla sua base che proprio Rubina, morente, svela essere nascosta sul lato oscuro della luna. All’attacco finale, condotto coralmente, segue la sperata vittoria. L’impero del male è distrutto. La pace è assicurata. La Terra è salva. Actarus e Maria sentono il dovere di tornare su Fleed per aiutare il loro popolo a ricostruire la casa comune. Lo raggiungono a bordo del disco volante di Goldrake (che può trasportare al massimo due passeggeri), dopo aver salutato, con strette di mano e abbondanti lacrime, gli amici terrestri in quello che pare essere più un arrivederci che un addio.

Tutto qui? Cos’altro può aver agevolato la guarigione completa di Actarus? Le “ferite” che ruolo hanno avuto?
A questa domanda tenterò di rispondere nel prossimo post. Intanto riporto la risposta ufficiale a quella meno impegnativa sulla inutile giravolta a 360°di Actarus. Sul punto lo stesso Go Nagai afferma quanto segue: “Vista l’enorme velocità e l’enorme spostamento d’aria compressa provocati dalla slitta all’interno del canale di spostamento, è ovvio considerare una giravolta che porti di schiena il pilota, o vedremmo lo stesso Duke Fleed privo di sensi, oppure schiacciato dall’attrito con l’aria. È solo una manovra precauzionale, dettata dalla fisica di un corpo che per quanto alieno è comunque fragile come il nostro”. Chapeau! Allora c’è anche della fisica!

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