Spiegami – il Referendum e non solo

(articolo di Carlo Martinucci)

Una piattaforma per esplorare e sviluppare ragionamenti

Domani (domenica) si vota il Referendum Costituzionale, sì o no per approvare o rifiutare questa riforma della Costituzione. Come tutti, ricevuta la chiamata alle urne ho iniziato a occuparmi del tema, cercando informazioni nel merito della riforma e sulle argomentazioni di chi sostiene il sì e di chi sostiene il no.

Come sempre con un tema “caldo”, su Facebook si sono moltiplicati gli interventi al riguardo, ma le discussioni su Fb soffrono di un problema, perché normalmente si dividono in tre parti:
1) Il post originale.
2) I primi commenti, usualmente nel merito del post originale e che sollevano domande o riflessioni pertinenti e interessanti.
3) Il degenero, cioè tutto quello che succede dal terzo commento in poi, usualmente costituiti da considerazioni non pertinenti, attacchi personali o fallacie logiche.

Qualche anno fa ero più ottimista di oggi sull’uso di Facebook. Forte di lunghi anni passati ad argomentare con chiunque su vari forum, usavo anche Fb per commentare, scrivere e discutere. Cercavo di mantenermi sempre sugli argomenti senza andare fuori tema, di rispondere punto per punto senza scappare dalle obiezioni più ostiche, di capire le argomentazioni che venivano portate contro le mie per poter replicare adeguatamente.

Ma in generale non è andata molto bene. Rimanevo troppo spesso con il pensiero che l’altra persona (o le altre persone) non avessero capito quello che volevo dire, che ci fossero miei punti ai quali non avevano replicato. Andavo a dormire pensando che io mi ero spiegato benissimo e avevo colto perfettamente tutte le sfumature delle loro argomentazioni, ma loro no, mi fraintendevano sempre.

Poi è arrivata la prima illuminazione: non mi stavo spiegando poi così chiaramente, e non stavo capendo sempre tutto. Me ne sono reso conto rileggendo un po’ per caso a distanza di mesi o di anni qualche vecchia discussione. Alcune volte sì, l’errore e la mancanza di comprensione era nel mio interlocutore, ma tante volte no, ero io ad aver frainteso.

La mia prima reazione è stata di pensare: devo diventare più chiaro, scrivere in modo più preciso, più breve, più lineare, più semplice, e devo calarmi di più nel punto di vista dell’altro. Allora forse le discussioni su Facebook diventeranno costruttive e potrò usarle pienamente per capire e farmi capire. In realtà, non credo che questo sia sufficiente, anche se sicuramente pensare con la testa degli altri è necessario.

Poi è arrivata la seconda illuminazione: il problema non sono (solo) io, il problema è che Facebook non è fatto per avere conversazioni complesse, il suo design mira all’interazione semplice, non alla comprensione profonda. “Mi piace” significa “Ho avuto una sensazione positiva”, non “Sono giunto alla conclusione che è positivo”. “Condividi ora” significa “Mostralo subito e dimenticatene tra dieci secondi”, non “Vale la pena tenerlo in considerazione per il prossimo anno”.

Questo significato non è ineluttabile, perché certamente si può usare Facebook anche con un orientamento più riflessivo e profondo, ma è comunque dominante, perché è pensato con grande attenzione dall’inizio alla fine per sottolineare l’immediatezza e la fruibilità piuttosto che la ponderatezza e la riflessione.

A questo punto mi sono chiesto, è mai possibile che nonostante lo sviluppo di internet e della tecnologia che abbiamo oggi (gran cosa l’internet!), ancora non esista un luogo adatto a riflettere e capire? Eppure gli ingredienti oggi ci sono tutti.

La struttura dei ragionamenti non è una cosa nuova. Aristotele a suo tempo ha passato buona parte della sua vita a pensarci, e la logica proposizionale è in un certo senso uno dei fondamenti della civiltà occidentale. Se piove prendo l’ombrello. Piove. Dunque prendo l’ombrello. Più chiaro di così…

E se prendiamo un qualsiasi ragionamento e lo scomponiamo nelle sue parti in maniera sistematica, arriviamo sempre a una struttura di questo tipo: alcune premesse che implicano una prima conclusione, che insieme ad altre premesse implicano altre conclusioni, e così via fino ad aver costruito le argomentazioni alla propria tesi.

Questa struttura può essere disegnata con carta e penna, e ricorderà molti schemi riassuntivi che tutti alle superiori abbiamo fatto per studiare prima del compito in classe di filosofia o di storia. Ma con la tecnologia a nostra disposizione possiamo trasformare questi schemi in qualcosa di molto più potente: interi ragionamenti, ramificati a piacere ma sempre facili da leggere e seguire, con tanto di obiezioni e collegamenti tra di loro. La possibilità per ciascuno di inserire ragionamenti e obiezioni, di segnare le argomentazioni con le quali è d’accordo e quelle che reputa sbagliate e di ottenere una mappa concettuale delle proprie convinzioni (dammi più dettagli)

Negli ultimi due anni ho sviluppato queste considerazioni, e così arriviamo al Referendum, come dicevo all’inizio del post. Che si presta perfettamente a questa struttura. E allora, con l’aiuto fondamentale di mia moglie, di mio fratello e del sito referendumcostituzionale2016.it, ho creato Spiegami il referendum, riportando punto per punto le argomentazioni del sì e del no.

Ad esempio, i conflitti di competenza tra stato e regioni vengono aggravati o risolti dalla riforma? In maniera schematica Spiegami raccoglie le argomentazioni. Oppure, il sistema di garanzie costituzionali viene migliorato o peggiorato dalla riforma? Eccetera.

Dopo aver votato, il prossimo passo per Spiegami è decidere il tema su cui concentrarci dopo il Referendum. Mi dedichi 60 secondi per completare un sondaggio e aiutarmi a sceglierlo? E se leggendo queste righe ti si è acceso qualcosa, se ami l’onestà intellettuale, se pensi che la comprensione reciproca sia una priorità e se credi che Spiegami sia un passo nella giusta direzione, allora lasciami un commento mentre compili il sondaggio e collabora con me.

Questo è solo l’inizio. Non so se domani Google deciderà di sviluppare uno strumento simile che risolva il problema che Spiegami vuole affrontare. Da un certo punto di vista non mi dispiacerebbe affatto. L’unica cosa che importa è che oggi una piattaforma di questo tipo non esiste, ma potrebbe esistere, e se esistesse il mondo sarebbe un posto migliore.

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