Il dono di Naoto

“La metafisica e i cartoon spiegati a mio figlio” di Angelo Mazzotta

Ogni tanto, tornando a casa da lavoro, trovo ad accogliermi il sorridente faccione di mio figlio che mi invita a fare la lotta sul lettone in un casareccio MMA. Mi provoca vantandosi che ancora una volta ha rubato un bacio alla mia donna (la stessa che lo ha partorito). Accetto subito la sfida facendogli promettere che se vinco dovrà trovarsene un’altra da sbaciucchiare! Non sono tollerati colpi bassi e i round non si contano. Il gong finale è ancora lontano. Riuscirò prima o poi a sbarazzarmi di questo moccioso concorrente?

Una sera, sperando di farla finita, ho sfoderato, una dopo l’altra, due delle più potenti e temibili mosse di wrestling giapponese: la Super Caduta Tigre ed il Colpo Ultra Tigre!

ALT! Evidentemente più impressionato dall’evocazione “urlata” delle tecniche che dalla mia risibile esecuzione, ha chiesto delucidazioni: ma sono regolari? Che c’entra la Tigre?

Non potevo quindi non raccontargli la storia di Naoto Date, alias L’Uomo Tigre! Naoto è un orfano giapponese, divenuto un campione internazionale di wrestling. Sin da piccolo desidera diventare forte come una tigre perché vittima di bullismo. Scappando dall’orfanotrofio viene adescato da loschi individui che lo allenano in modo disumano, trasformandolo nel temibile Demone Giallo. Indossa una maschera di tigre e sul ring compie continue scorrettezze contro avversari e arbitri. Infrange le regole perché “vuole” vincere facile, guadagnare denaro, gloria, vendicarsi contro tutti per i torti subiti. Diventa famoso e ricco in America. Paga il pizzo alla Tana delle Tigri che lo ha sadicamente formato e lo tiene sottocchio. Un giorno, in Giappone, incontra una donna, Ruriko, con un ragazzino, Kenta, e la sua vita subisce una imprevedibile svolta. Queste le sue parole allo specchio: “Ecco, questa è la maschera del freddo e sanguinario Uomo Tigre. Ma i miei occhi hanno visto quella donna con quel ragazzo e non mi sento più l’Uomo Tigre”. Ruriko è quella bambina orfana che cercava di convincerlo a non scappare, la stessa che ora cura l’orfanotrofio e Kenta è uno dei piccoli nuovi ospiti. È il suo più accanito fan e vuole diventare famoso e violento come lui. Naoto comprende invece che “deve” essere un modello positivo per Kenta e per tutti quei bambini che lo seguono. Una sorta di padre putativo. Decide quindi di aiutare, senza maschera, l’orfanotrofio con il proprio denaro, distraendolo dal pizzo destinato alla Tana, e sul ring, continuando a celare la propria identità, promette di non usare scorrettezze. Rispetterà le regole, onorerà lo sport e la promessa di diventare buono. Bravo nelle tecniche lo è già.

Ovviamente alla Tana delle tigri questa conversione sulla via di Damasco non va giù e decide di farlo uccidere, perché traditore. Tramite Mister X, un emissario freddo e rabbioso, dalla cute violacea e con un ghigno da brividi, organizza per l’Uomo tigre una serie interminabile di incontri all’ultimo sangue con lottatori killer provenienti dalla stessa organizzazione. La folta rosa di villain è composta da figuranti-horror come mostri, teschi, insetti. Alcuni nomi: Stella di teschio (in combutta con l’Uomo ombra), Uomo gorilla (300 Kg di ferocia e crudeltà), Ragno diabolico (memorabile il ring a forma di ragnatela!), Mapman (cucito come Frankenstein), Mister NO (un viscido dalla testa di… ferro!) e poi Lupo solitario, Mummia egiziana, Pantera nera, Pitone nero, Uomo Leone, Dracula, Squalo Junior, Maschera d’Oro, Maschera Universo, Piranha, Hans “Nazi” Junker, Re Giaguaro, Jackill&Hyde, Maschera di morte…

Sopravvissuto all’orripilante repertorio di surreali wrest-killer, nelle ultime puntate, l’Uomo tigre si scontra con i massimi esponenti della cupola striata: i tre dirigenti Tigre Nera, Grossa Tigre, Re Tigre ed il boss in persona, Grande Tigre.

Il cartone è una vertiginosa iperbole di colori sgargianti! Le anatomie e i movimenti vengono esasperati. Le articolazioni sono iper-elastiche. Alcuni errori grafici evidenziano delle mutazioni genetiche: mani con sei dita, volti deturpati, calzamaglie cangianti nei colori e nelle misure. Anche il ring e le sue corde cambiano lunghezza all’occorrenza. I salti ricordano quelli antigravitazionali di Holly e Benji. Il sangue è profuso in abbondanza ovunque, anche sui cronisti ed il pubblico. Gli occhi sanguinanti, accecati da corpi estranei o strisciati a forza lungo le corde, si rigenerano in un battito di ciglia! Le ferite si rimarginano in un tempo secondo solo a quello di Wolverine. I pali vengono usati per infliggere il massimo del dolore, come il gong, le sedie, le scale, i secchi ed ogni altro oggetto a portata di mano. C’è chi nasconde addirittura una palla da bowling al posto della testa. Anche le lampade vengono giù. Diversi lottatori muoiono violentemente, altri dopo la sconfitta vengono giustiziati dalla Tana. Qualcun altro muore suicida. In platea si contano ripetuti svenimenti. La violenza è raccontata secondo lo stile orientale. La si evidenzia in modo quasi grottesco perché è una metafora dell’ostacolo insormontabile. Fa eco al sacrificio, apparentemente disumano, di chi si offre, quindi soffre, per una causa alta alla quale ha legato la propria vita.

La statua alata del Dio Diavolo che troneggia sulle Alpi è il simbolo della Tana delle Tigri. Un’organizzazione criminale di stampo nazi-massone. Una fabbrica perfetta di lottatori spietati, dotata di strutture e tecnologie all’avanguardia. Nella propria palestra allena gli orfani rapiti ovunque. Nuotano nel catrame, lottano a mani nude contro belve feroci, vengono legati per i piedi, penzolanti, lungo degli alti ponti. Si utilizzano anche ingegnose macchine per irrobustire i corpi. I più deboli muoiono durante gli allenamenti. La Tana è una madre che con l’aiuto della tecnologia partorisce schiavi assassini. Una genitrice disumana che tiene legati a sé i propri prodotti-mostri, psicologicamente succubi e dediti al solo guadagno. L’odio e la violenza permette alla Tana di arricchirsi ad ogni costo. Annichilisce i propri adepti deprivandoli di grandi ideali. Naoto ha attraversato tutto questo, è tecnicamente “bravo” quanto spietato. L’allenamento, indirizzato all’annientamento dell’animo, lo ha abituato a combattere senza regole ad annichilire il proprio avversario. Dinanzi all’innocenza però comprende che la forza al servizio del “nulla” è gratuita violenza, non dona felicità. Tradendo la Tana diviene per la stessa una grave minaccia: è uomo a piede libero!

Girandogli le spalle, la sua vita diventa come quella di un rônin, un samurai senza padrone alla ricerca di sé stesso. Dopo la conversione a “buono” dedica la propria vita al bushidô (=via, bushi=guerriero nobile), la via dei samurai. I principi base di questa via sono: lealtà, fedeltà, onore, dedizione, saggezza, coraggio, sincerità, benevolenza. Tutte virtù che fanno di un uomo un grande guerriero. Il costituendo spirito guerriero spinge Naoto a correre il rischio insito nei combattimenti. È consapevole che la lotta contro la Tana potrebbe ucciderlo, ma non per questo si disimpegna. L’impulso dell’azione prevale sul timore del pericolo. Si nobilita con forza. Si fortifica, come chi erige un castello, perché comprende che la vita quotidiana comporta costantemente il rischio della lotta. Ha fiducia in sé stesso e nel mondo circostante, specie negli amici. È pieno di vigore e di energie. Conosce bene l’angoscia, la solitudine, le sofferenze. Le ha patite. Dinanzi al dolore e al pericolo però non si rassegna. È coraggioso. Spende la sua vita terrena per qualcosa di più alto della stessa. Ha ora dei grandi ideali. Comprende che la vera libertà consiste nel sentirsi legato al bene, nel rispettare l’avversario, nel difendere i deboli, nel donarsi all’altro. Si impegna per onorare le promesse. Il “dover essere” lo allena a “volere il bene”. Giunge ad assaporare il piacere del dono spontaneo. È vero, la vita è comunione prima di essere guerra, dono prima di essere lotta. Ma siccome la sua vita, come la nostra, è ferita all’origine, bisogna lottare per il dono, combattere per la comunione!

Tutti i lottatori che sconfigge sul ring, sono per lui soltanto delle vittime e ne ha pietà. Smascherandoli ne svela l’umanità ferita, derubata dell’anima, banalmente mostrificata dalla Tana. I nemici di Naoto, in un certo senso, ne rappresentano le paure più profonde, le debolezze interiori, e accettando il confronto/scontro sul ring della propria vita, cerca di superarle. Per farlo, migliora negli allenamenti, inventa nuove mosse. È in un nuovo e continuo combattimento, quello spirituale, contro l’uomo vecchio che è in lui, contro i demoni del mondo ed il male in persona. Combatte per la propria anima. Il sangue profuso sembra lavarla ridonandole salute e solarità.

Gli scontri finali con le altre quattro tigri della tana, possono essere letti in maniera ancora più profonda se si considera che “Le Cinque Tigri” nella cultura asiatica rappresentano un unico potente segno. Thigra significa tagliente, aguzzo. La tigre simboleggia il mondo della vita, della luce nascente. La sua forza sono la fede e lo sforzo spirituale. È iniziatrice, conduce i neofiti nella giungla per iniziarli attraverso una morte che è preludio di rinascita. È cacciatrice e perciò simbolo della casta guerriera. È forte, ammirata e temuta persino dai demoni. Veniva cavalcata dalle divinità. La tigre gialla in particolare è simbolo maschile e positivo mentre quella bianca rimanda alla litigiosità femminile. Le cinque tigri mistiche sono le protettrici dell’ordine spaziale e dominano le forze del caos. La tigre rossa a sud (estate e fuoco), la tigre nera a nord (inverno e acqua), la tigre blu (est e primavera), la tigre bianca (ovest e inverno). Infine quella gialla (colore solare) vive sulla terra e governa tutte le altre tigri. La mistica cinquina sono i guardiani dei quattro punti cardinali e del centro. “Le Cinque Tigri” è l’appellativo conferito ai guerrieri più valorosi, i difensori dell’impero.

Naoto, che indossa la maschera della tigre gialla, si scontra con le altre quattro che pare abbiano ceduto al loro lato oscuro. Lui vive nella realtà della propria carne una lotta contro potenze “angeliche” corruttrici, al fine di ristabilire l’ordine in sé stesso. Come in un combattimento spirituale contro i quattro demoni (stoltezza, incostanza, ira e ingiustizia) che se-viziano le altrettante virtù cardinali (prudenza, fortezza, temperanza e giustizia). Attorno alle virtù cardinali si legano tutte le altre virtù morali. Le prime, inoltre, trovano fondamento, quindi la grazia necessaria per svilupparsi, nelle tre virtù teologali (fede, speranza, carità). Naoto sulla terra scopre queste tre come donate e depositate nel suo nuovo spirito. Crede all’incredibile, spera contro ogni speranza, ama senza limite. Dopo l’incontro con Ruriko e Kenta torna a sorride. Nella realtà quotidiana, Naoto, trova il fondamento metafisico che lo sprona ad essere virtuoso. Pratica le virtù, acquisendole man mano sul campo di battaglia. Dismette le vesti dell’uomo vecchio per vestirsi con quelle dell’uomo nuovo. Lotta per ordinare le proprie inclinazioni e passioni sotto la legge della ragione, orientata al vero bene. Pare suggerirci che la santità esige uno spirito di forza e di generosità. Un cuore “virile”. Un cuore che non ama le “virtù pastafrolla”, alla mulino bianco. Per saper combattere occorre allenarsi, sudare, faticare. Gli errori, i peccati, le stesse paure sono ostacoli necessari alla fortificazione spirituale, tornano utili nell’esercizio delle virtù.

Naoto combatte da vero uomo. È virile! Non a caso l’ultimo scontro lo avrà con la Grande Tigre che veste la maschera di una tigre bianca. Vince sulla parte prettamente femminile, quella prona alla conservazione del sè, al consumo di tutto e tutti, alla soddisfazione immediata dei propri bisogni, al mantenimento dello status quo. Lottando con essa, definitivamente la rimette al suo posto al proprio interno. Ricomposizione che gli impone un ulteriore grande sacrificio: violare la promessa di non usare più scorrettezze! L’incontro finale ha un epilogo agghiacciante. Gli viene strappata la maschera con un colpo che avrebbe potuto ucciderlo e viene così pubblicamente riconosciuto, anche dai suoi piccoli amici. Gli esplode dentro una rabbia incontenibile, tra il riso ed il pianto riesce con violenza inaudita a sconfiggere il nemico più forte di sempre, uccidendolo con efferatezza. Nelle tenebre della propria creaturalità, nella ferita ancora sanguinante per la nascita della sua nuova anima, trova il coraggio di osare ancora una volta. Un feroce e definitivo ruggito si leva sul ring della sua vita. Ha sconfitto per sempre Tana delle Tigri! Il cordone è stato dolorosamente tagliato. Piange come un bimbo appena nato! Dopo quest’incontro scompare dalla circolazione. Non torna né da Kenta, né da Ruriko. Forse per vergogna, ma probabilmente per continuare a difenderli senza comprometterli nella sua vita privata divenuta oramai di dominio pubblico.

Ma come può Naoto essersi opposto al male senza farsi trascinare nell’abisso, esponendosi così al contagio dello spirito del demone giallo? Come ha evitato che il combattimento contro la Tana delle Tigri, contro il male e l’errore, si tramutasse in odio contro l’errante? Non è prova del suo fallimento, forse, l’aver ucciso volutamente Grande Tigre? In verità Noato tenta spesso di far comprendere le proprie ragioni ai suoi avversari e la necessità di combatterli – ed eventualmente ucciderli – non trova mai il movente nell’odio per l’avversario, ma solo nell’arrestare il male oggettivo che apporta col proprio agire. Si difende, difende soprattutto i deboli di cui è responsabile. Il Tigre lotta contro il male, combatte solo la malvagità.

La guerra inizia dall’amore, dall’esperienza dell’amore di Cristo. Da questa esperienza nasce l’odio per tutto ciò che impedisce di essere invaso dall’amore, da tutto ciò che vorrebbe riportarci al vecchiume di una vita annichilita, insapore, incolore. Specchiandoci continuamente in Lui, l’«uomo nuovo» prende sempre più coscienza del suo mondo interiore, delle sue motivazioni impure che lo agitano e si lascia muovere coscientemente dalle altre, quelle suggeritegli dallo Spirito.

Un tempo, solitario nella notte, faceva paura. E da solo gli riusciva bene solo il male. Il nuovo Naoto combatte ora per la libertà, riconosce quali solo le relazioni fondamentali che lo legano al bene. Difende i bambini. Sa cos’è l’amore. Ha ritrovato sé stesso, anche se a caro prezzo. È un uomo finalmente libero. Un vero guerriero. Ha una tale eccedenza che è capace del dono gratuito e definitivo. A distanza di anni si saprà che per evitare ad un bambino di essere investito da un’auto sacrificherà la propria vita facendogli da scudo. È testimone di virilità: dona la propria vita! Così muore un uomo, così sopravvive un eroe! Nel dono totale.

È ora di riascoltare l’indimenticabile sigla!

Una società livellata, castrata e de-virilizzata dal politicamente corretto conta sempre più cucciolatose congreghe di “bravi” ragazzi, soddisfatti dal “consumo”, addomesticabili dal “mercato”, emotivamente “instabili”, esteticamente “effeminati”, eticamente “soft”. Capaci al più di litigare miagolando. Gattini, gattini ovunque!

Un uomo “tigre” può fare veramente la differenza! Con la sua capacità di dono potrebbe salvare la vita sulla terra!

Alimenta il tuo spirito, dunque, figlio mio! Allenati, combatti, fortificati. Coraggio, fatti forza! Sii uomo, sii virtuoso e virile. Fino in fondo, fino a donare la vita per il piacere di farlo! Alzati! Ruggisci!

 

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3 Comments

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  1. Lo guardavo sempre da piccola: quanta umanità e tenerezza in contrapposizione alla violenza e all’inganno.
    Grazie per questa rubrica sui cartoni della nostra infanzia…

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  2. Non avrei mai ensato che un cartone animato cbe no amavo per leccessiva violenza potesse essere usato prr spiegare cose così difficile e importanti. Solo chi sa scendere nelle profondità delle cose poteva pensarci. Bravo Angelo complimenti.

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