Piedicavallo e i suoi chiodini

“Ordinarie follie” (biellesi) di Edoardo Dantonia

I funghi non sono certo un’esclusiva del biellese, né del Piemonte, né di tutta quanta l’Italia, per dirla tutta. C’è da dire però che noi abitanti ai piedi delle Alpi possediamo una certa vocazione per la ricerca e la raccolta di queste muffe prodigiose.
Debbo però anche ammettere la mia inesperienza in tale campo, dovuta ad una mancanza cronica di pazienza e voglia. Per questo sento il bisogno di riportare un evento che ha del miracoloso.
È avvenuto cioè qualche giorno fa che io uscissi dalla mia pigrizia e mi avventurassi nei boschi de Le Piane di Piedicavallo, a fianco di un amico che conosce i funghi molto meglio di me e a cui, per essere onesti, va il merito di avermi tratto dall’inattività che bramavo di godermi a fianco della stufa calda.
Dopo un iniziale insuccesso, reso lieve solamente dalla comparsa di alcuni simpatici e goffi gechi sul nostro cammino, siamo giunti in un praticello contornato da alcune baite in quel momento disabitate e da cui parevano spuntare i primi timidi chiodini.
Così, un po’ ironicamente, abbiamo raccolto quel poco che avevamo trovato dicendo tra noi: “Dai, un mezzo contorno per uno spezzatino riusciamo a cavarlo, dopotutto”. Tanta era la certezza di non trovare altro che io mi sono acceso una sigaretta e mi sono seduto su una roccia a riposare, mentre il mio amico ancora spostava ciuffi d’erba speranzoso.
Non so perché poi mi alzai e mi rimisi a cercare (chiamatelo sesto senso), fatto sta che notai poco più in là, ai piedi di un paio di alberi, una piccola famigliola in attesa d’essere raccolta. Avevo appena imbustato quei piccoli chiodini quando, alzando di poco lo sguardo, mi si è palesato dinnanzi uno spettacolo esilarante: una vasta distesa di funghi faceva capolino dall’erba, quasi a prendermi in giro per essere stato così cieco.
E cieco lo ero stato, illudendomi che degli organismi così piccoli sarebbero stati facilmente visibili dall’alto della mia umanità.
Succede sempre così, con le cose piccole: ci passiamo davanti, non le vediamo, arriviamo al punto di credere che non ci siano; quando invece basterebbe chinarsi un po’, abbassare lo sguardo per scoprire che c’è un mondo intero che ignoriamo per il puro e semplice fatto che ci aspettiamo che le cose ci debbano piovere in testa.
Nei giorni successivi, quindi, grazie a un gesto banale ma essenziale al tempo stesso, ci siamo fatti una scorpacciata di funghi.

 

(rubrica condivisa dal sito 50 Sfumature di Biella)

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