Il mistero Getta

“La metafisica e i cartoon spiegati a mio figlio” di Angelo Mazzotta

Confesso: mi è capitato di comprare il Corriere della Sera! Quale penitenza per un atto così impuro? Non lo faccio spesso, sia ben chiaro, riesco ancora a leggere anche altro. La carne è debole. Non resisto a certe provocazioni editoriali. Concupisco perdutamente quei giornali con allegati DVD per minorenni. Se poi in edicola ci passo con un figlio incuriosito dalle mie stesse storie, ovviamente non ho alcuna possibilità di uscirne immacolato. “Ai figli certe cose vanno spiegate prima che lo facciano altri maldestri avventurieri!”, mi sono detto (quasi scusandomi). È così che “Space Robot” (e l’incarto serale) è tornato a casa con noi.
Riascoltare la sigla (qui) dopo tanti anni provoca nel mio sistema neurale un cortocircuito. La sinapsi “scoppia il cuore in gola, gola, ma in un istante vola, vola” si allinea a quella di “vola con quanto fiato hai in gola” della cuccarinesca “La Notte Vola” senza alcuna resistenza! Che vorrà dire? Sono ormai troppo vecchio? Verificate voi stessi (qui).
Mio figlio intanto canta che userà “tutti i mezzi, mezzi, per fare gli altri a pezzi, pezzi”. Speriamo bene.

Il cartone racconta la storia di un unico robot in tre combinazioni differenti, inedito per gli anni 70. La battaglia per la salvezza dell’umanità contro i MegaZaus è combattuta da tre navicelle: Aquila, Giaguaro e Orso, guidate rispettivamente da Ryo, Hayato e Musashi. Queste combinandosi danno vita al Getta Robot (nome originale) nelle seguenti configurazioni: il Getta 1 (testa e torso superiore del robot formati da Aquila, torso inferiore formato da Giaguaro, gambe formate da Orso), il Getta 2 (testa e torso superiore del robot formati da Giaguaro, torso inferiore formato da Orso e gambe formate da Aquila) e il Getta 3 (testa e torso superiore formati da Orso, torso inferiore da Aquila e gambe da Giaguaro). Il pilota della navicella superiore comanda il resto del robot.

Il Getta 1, comandato da Ryo, è progettato per esplorare i cieli e le zone sub-orbitali. È il più tosto di tutti, ha le Ali Getta per volare e il potentissimo Raggio Getta che libera dal torso quando è ora di concludere la puntata. Ryo, leader del team, è uno sportivo e fine stratega ma anche un po’ ribelle. Bisticcia con Hayato per la sua insubordinazione. Con la sua “Aquila” porta il Getta 1 in alto per scrutare il campo di battaglia, per comprendere le opportunità della terra e del cielo. Osserva, scopre i punti deboli del nemico, analizza le relazioni tra i vari aspetti della realtà fino a penetrarla. Con i propri artigli afferra la verità. Scopre il bene. È intelletto!

Il Getta 2, comandato da Hayato, è progettato per esplorare la superficie terrestre e quella sotterranea; è molto agile e veloce perché ha una siluette slanciata e sottile. Al posto della mani ha una pinza ed una trivella perforante. Vola perché ha pur sempre le gambe fornitegli da Aquila, ma dà il meglio di sé sulla e nella terra. Hayato è introverso, solitario, conserva gelosamente il ricordo della defunta madre portando al collo una croce, suona l’armonica. È calciatore e alpinista. Mantiene i nervi saldi e la mente lucida. È però indisponente. Con il suo “Giaguaro” rende il Getta 2 molto scaltro, capace di movimenti veloci e repentini. Caccia con freddezza nelle zone più fitte perché rammenta percorsi già esplorati. Scava cavità ritenute impossibili per poi ripercorrerle ancora meglio. È vincente perché ricorda. Trattiene il bene. È memoria!

Il Getta 3, comandato da Musashi, è progettato per esplorare l’ambiente marino. Non ha le gambe, ma un cingolato fornitogli da Giaguaro. Ha una forma tozza e massiccia. Non ha molte armi, ma è il più forte nei combattimenti corpo a corpo: la forza delle sue braccia può stritolare gli avversari. Musashi, basso e corpulento, è judoka esperto, tipo romantico, passionale, generoso, forte, tenero, ma a tratti irrequieto. Con il suo “Orso” trasmette al Getta 3 le movenze di chi è sicuro della propria forza. È deciso ad andare fino in fondo, a fare tutto ciò che gli è possibile per raggiungere l’obiettivo. Vuole il bene. È volontà!

Lo dico subito: gli agganciamenti sono ridicoli perché gli incastri violano tutte le leggi della fisica e le parti distali dei mecha si allungano magicamente. A dire il vero il Professor Saotomé (scopritore del Raggio Getta e progettista del Getta Robot) spiega che il robot è alimentato dall’energia generata dai Raggi Getta, e il metallo con cui è costruito è polimorfo, cioè formato da milioni di minuscole placche che lo rendono deformabile come gomma; il “Sistema Getta” permette alle tre navicelle di “unirsi” nelle tre differenti combinazioni in meno di 7 secondi. Questi particolari raggi sono una sorta di radiazione cosmica scoperta dopo anni di ricerca. Sembrano poter imbrigliare misteriosamente tutto l’universo, influenzare lo stesso processo evolutivo dell’uomo. Il Prof è il classico genio in camice bianco e io gli credo! Non fosse altro per la nonchalance con cui indossa una paio di zoccoli giapponesi (i Geta!) con una cravattone rosso a pois bianchi! È un mito alla moda!

Ricapitoliamo: “Getta” sta per “unione” e l’intelletto, la memoria e la volontà si uniscono. Tutti e tre quindi si contengono reciprocamente, tutti in ciascuna configurazione e tutti interamente. Insieme costituiscono una sola cosa, un solo Getta Robot in tre modalità differenti a seconda della maggiore evidenza di ognuna delle componenti. Agiscono personalmente mantenendo però l’unità della sostanza.

Torna sotto nuova luce anche l’eroina della serie, Michiru Saotomè, figlia del genio in cravatta e zoccoli. Pilota una navicella bianca che in perlustrazione controlla le anomalie registrate al laboratorio del padre. Il suo nome ha un significato che la rende ancora più interessante. “Michiru” significa “essere ricco di, pieno di” rimanda alla “pienezza”. Con la sua navicella infatti rifornisce di carburante le altre tre. “Saotomè” per alcuni significa “mondina”, “colei che raccoglie il riso”, “fanciulla che estirpa l’erba cattiva”, per altri “colei che preserva ed è preservata dalle impurità”, “fanciulla rimasta vergine”, per noi “immacolata”.

Nella serie è la più aggraziata, a scuola strappa sorrisi ed è considerata una sorta di Madonna. Michiru Saotomè è quindi la vergine, immacolata, avveduta e piena di quelle grazie necessarie agli eroi per preservare il vero dalla falsità, la promessa dalla dimenticanza, il buono dalla malvagità. La sua presenza nell’economia della storia della salvezza dal dominio dei Serpenti è determinante: col suo velivolo è già avanti e dispensa agli altri gli aiuti necessari per svolgere la loro missione. Stimola Ryo, Hayato e Musashi a “faticare”, ad andare oltre i loro limiti, a non arrendersi mai e a rimanere sempre uniti. Assiste e partecipa agli allenamenti. Conosce bene la potenza di quella misteriosa energia che tutto unisce. Le sue “grazie” rendono Ryo più audace, Hayato più ottimista, Musashi addirittura follemente innamorato. Con la “grazia” e la “fatica” necessarie l’intelletto, la memoria e la volontà si rendono conto di non essere sufficienti ma comunque necessari per permettere il fluire di qualcosa che va ben oltre ciò che è comunemente comprensibile, contenibile e desiderabile.

Man mano che raggiungono il centro dell’energia che li unisce e li trapassa cresce in loro l’esultanza, assaporano l’origine dell’invincibilità dei mezzi loro donati! Una Luce che oltrepassa le capacità umane come anche la morte! Verità da custodire nel cuore che la stessa fanciulla pare già gustare. L’unione con questa fonte luminosa riposta nella parte più intima e “misteriosa” della stessa anima è possibile solo se l’intelletto si arrende alla fede, la memoria alla speranza e la volontà alla carità. Le facoltà dell’anima trovano la luce che veramente illumina, contiene e riscalda, se si arrendono alle loro stesse tenebre, cioè al buio dei loro limiti. Come dei bambini spaventati che dinanzi a delle ombre notturne chiedono impauriti consolazione, così le potenze si perfezionano per umiltà dinanzi al Consolatore. Attraverso la nube tenebrosa delle sue facoltà, l’anima tocca l’insondabile mistero dello spirito che alberga nel suo intimo e attraverso le ceneri delle prime lascia divampare la sua potentissima Luce.

Come in un gioco di lenti che, se ben allineate, riflettono un raggio luminoso portandolo dalle stanze più interne verso le esterne rimaste buie, così la dirompente energia della Luce, se riconosciuta e lasciata liberamente fluire, può addirittura ribaltare gli scuri dei nostri infissi, modificare i “sensi” esterni, rendendoli più limpidi, elastici e capaci di affrontare al meglio i nemici: è possibile fare a “pezzi, pezzi” tutte le serpi e le bestie selvatiche che ammorbano le prime stanze, bramose di addentrarvisi sempre più. L’esplosione del Raggio Luminoso, permesso da un libero oscuramento dell’anima che si unisce alla vera Luce, permette la reale trasfigurazione dei corpi! Divampa la bellezza e nessuno la può fermare!

Dio, uno e trino, è la Luce che dimora nello spirito dei suoi figli. La Sua grazia ricompone l’uomo in frantumi, ne perfeziona le capacità, rimodula tutte le sue relazioni, ha cura di tutto il creato perché fa nuove tutte le creature!
Tra le virtù, si sa, la carità è la più grande. Musashi, nell’ultimo episodio, per salvare il mondo e porre rimedio ad un suo errore, sconfigge il “Grande Diavolo Yura”, il capo assoluto e dio supremo del popolo rettile, sacrificando la propria vita in un’azione kamikaze a bordo del velivolo di Michiru: l’amore che lo spinge può essere visto come l’evidente frutto dell’unione intima con il soprannaturale, coltivata nell’arco di tutte la vita. La carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta perché è già risorta!

Mistero Getta, mistero Umano, mistero Trinitario!

P.S.: “Sì, vabbè! Ma la Cuccarini che c’entra, papà?”, “Mah! Forse il ritornello …”

E vola
con quanto fiato hai in gola
il buio ti innamora
qualcuno ti consola
la notte vola
all’ombra di un respiro
io ti sarò vicino
ti prego resta sempre bambino.

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