Sì, abbiamo intervistato lei: Maria Rachele Ruiu – tutto su gender, utero in affitto, referendum e…

(Prima di iniziare a leggere la bellissima intervista che l’inarrivabile Maria Rachele Ruiu ha concesso a quei capestrati dei Mienmiuaif, un solo consiglio: arrivate fino alla fine…)

“Quando nasceva la Manif Pour Tous Italia, ora Generazione Famiglia, ero a casa del presidente a fare la babysitter”. È iniziata così la tua avventura per “promuovere e proteggere la famiglia”, com’è scritto nel vostro sito ufficiale. Ma che cos’è Generazione Famiglia e come sei diventata la Responsabile dei Circoli Territoriali?

Generazione Famiglia, già La Manif Pour Tous Italia, è un’associazione di uomini e donne di ogni età, estrazione e professione che senza bandiere di partito, né simboli religiosi si impegnano nel quotidiano per promuovere e proteggere la famiglia, come patrimonio universale dell’umanità. In Italia questa avventura è iniziata quando era in discussione il DDL Scalfarotto, cosiddetto contro l’omofobia, un disegno di legge che intendeva (beh, intende visto che è dormiente alla Camera e visto che qualcuno vorrebbe risvegliarlo!) punire severamente chi, guardando alla realtà, avrebbe continuato ad affermare che ogni bambino ha bisogno e diritto ad una mamma e un papà.
Rendendosi conto del pericolo liberticida alcuni ragazzi si iniziarono ad incontrare e, in contatto con la Manif Pour Tous francese, decisero di replicare in Italia una mobilitazione di cittadini che ponesse argini al pensiero unico. Tra questi ragazzi c’erano appunto Jacopo (Coghe) e Giuditta (la moglie) con cui sono amica di vecchia data. 
Quando mi parlarono di questo progetto mi brillarono gli occhi; venivo da un’esperienza di volontariato in un’associazione che si preoccupava, tra le altre cose, di colloqui con donne che avevano abortito e l’unica certezza che avevo scoperto era che molte donne venivano ingannate grazie a un’“ignoranza”.
Io dov’ero mentre a queste donne veniva proposta l’aborto come unica soluzione alla loro paura derivata dall’improvviso cambiamento di programma?
Dov’ero quando le veniva raccontato che avrebbero potuto far finta di nulla, e spingere il tasto rewind? Un’atroce bugia che poi le donne pagano sulla pelle propria e dei figli!
Generazione Famiglia non si occupa di questi temi, ma questa è la mia storia! 😉

Durante questo periodo avevo notato che c’era la necessità di una voce che si alzasse e che contrastasse il bombardamento culturale e mediatico che stava trasformando l’uomo in un oggetto di mercato.
Non potevo restare a coltivare il mio orticello. Non potevo immaginare di consegnare questo mondo ai miei figli!
La bellezza di questa avventura è che ognuno di noi ha messo mano a mano a disposizione i propri talenti, alcuni si sono svelati con il tempo, con un unico scopo: arginare questa deriva senza rincorrere un proprio tornaconto personale!
Il fatto che io fossi a casa con Benedetto (il primo dei quattro bimbi Coghe) dimostra questo; man mano la storia si è poi svelata da sé… passando attraverso quei due miracoli del Family Day!

 

Il “gender” alla fine esiste o non esiste?

Che bella domanda.
Vi evito la trascrizione delle mie conferenze ma, a prescindere da come la si voglia chiamare, “Teoria Gender” come la chiama la stessa Judith Bluter e come la chiama tutto il mondo tranne l’Italia, oppure “teoria di Pippo” o “teoria -metticiteilnome-“, c’è questo filone di pensiero che intende veicolare che essere uomini o donne sia una costruzione culturale, eccetto per i caratteri genitali.
Ma è davvero così? O forse piuttosto che tutta la scienza racconta come da subito appaiano evidenti differenze tra la conformazione del cervello, del pensiero e del sistema endocrino tra maschi e femmine?

Dire che c’è una differenza tra maschile e femminile oggi diventa quasi un atto sovversivo, quando invece non facciamo altro che raccontare la realtà, supportati dalla scienza, tra l’altro. La tanto discussa identità di genere, infatti, sarebbe la percezione soggettiva della propria sessualità a prescindere dal sesso biologico (ad es. Sono nato maschio ma mi sento donna).
Se qualcuno ha desiderio può andarsi a cercare la storia dei gemelli Reimer, visto che il primo a prendere in prestito la parola “genere” dalla grammatica per individuare una realtà culturale in contrasto con il dato biologico dell’identità sessuale fu proprio il dottor Money.
Mi preme sottolineare che nei dibattiti troppo spesso l’identità di genere viene confusa con l’orientamento sessuale permettendo l’equivoco “chi è contro le teorie gender è contro uno specifico orientamento sessuale”… niente di più falso, come ha sottolineato anche Papa Francesco pochi giorni fa.

Per fortuna oggi l’esistenza di una teoria “gender” (“genere” in italiano) non viene messa più in discussione neanche da chi, come Michela Marzano, continuava a ripetere che fosse un’invenzione della Manif Pour Tous (che aveva ingannato perfino il Papa!)! Anche l’Onorevole Marzano, infatti, qualche giorno fa ha confidato a tutti i lettori di Repubblica che, non solo la prospettiva di genere esiste, ma che va anche “insegnata a scuola”. Mi piace pensare che questi ultimi tre anni di convegni e manifestazioni abbiano portato a questi frutti: rendere impossibile la bugia “non esiste”; basti pensare ad esempio che il “gender” è stato riconosciuto dalle più importanti testate come uno degli argomenti più discussi del 2015!

Ho giustappunto preparato un posto in trincea all’Onorevole Marzano, che sempre dalle colonne di Repubblica questo 5 ottobre scrive “[Parlando di Papa Francesco N.d.R.] dando così credito a quanti sostengono che ormai nelle scuole si insegnerebbe ai più piccoli che possono scegliere se essere ragazzi o ragazze, cambiare sesso a piacimento, e decidere quali tendenze sessuali privilegiare o meno. Ma è questo che si insegna a scuola oggi? Se fosse così, anch’io sarei molto preoccupata!” Michela Marzano, 5 ottobre – Repubblica.
Senza perdersi nel dibattito, quindi, lancio la mano tesa alla Marzano: esiste quello che teme, onorevole! Sono numerosissime le segnalazioni che da tutto il territorio nazionale ci arrivano, da tre anni a questa parte!
Progetti portati avanti nelle scuole per cui bambini sotto i tre anni tornano a casa raccontando a genitori che esistono le “stelline”, cioè i bambini che possono decidere di essere maschi o femmine da grandi, oppure che tornano da scuola facendo domande ai genitori sulla pratica dell’utero in affitto: “La maestra dice che si possono avere anche due papà: ci ha letto la storia di Lia! (“Perchè hai due papà?” di Francesca Pardi ed. Stampatello).
O ancora bambini che alle elementari tornano a casa dopo aver visto spettacoli teatrali che, oltre a mettere in discussione il fatto che si nasca maschi o femmine, minano apertamente la figura genitoriale (per es. “Fa’afafine – Alex è un dinosauro”).
Oppure progetti di affettività e sessualità alle medie e alle superiori che, pur essendo presentati come progetti “contro il bullismo” o “contro le discriminazioni” o “contro il femminicidio”, tutti obiettivi encomiabili, somministrano questionari in cui si discute sulla lunghezza del pene, sulle pratiche sessuali, fanno passare messaggi come “per sapere chi ti piace a letto devi provare”, e insegnano come provare e dove, oppure insegnano che se si decide di aspettare a intraprendere una relazione sessuale si è “sfigati”; progetti che invitano i ragazzi ad usare il proprio corpo come fosse altro da sé, come se “avessimo un corpo” e non “fossimo il nostro corpo”, togliendo di significato e di valenza ad un atto, quello sessuale, misterioso e meraviglioso da vivere contemplando la bellezza e l’unicità della persona in relazione. (Sul sito del Comitato Difendiamo i Nostri Figli trovate un dossier con i progetti più importanti che hanno colonizzato le nostre scuole negli ultimi mesi)!

Siamo destinati a soccombere? No!!! Ci rimbocchiamo le maniche, facciamo rete tra di noi, ci aiutiamo e ritorniamo protagonisti nelle scuole, dove i nostri figli spendono molte ore della loro vita, e sereni, ma decisi, ripiantiamo bene gli argini!

 

Le questioni più urgenti in questo momento?

Sicuramente le questioni urgenti in questo momento sono, appunto, l’indottrinamento gender nelle scuole, di cui abbiamo parlato, la denuncia della pratica barbara dell’utero in affitto e il Referendum sulla riforma costituzionale.
Bisogna fare rete soprattutto a livello internazionale con tutte le altre associazioni per spingere la comunità internazionale a dichiarare l’utero in affitto (GPA) un reato universale.
Fa molto piangere il fatto che, nonostante in Italia sia illegale, se dei nostri connazionali utilizzano questa pratica all’estero, non vengano perseguiti per questo reato. In pratica lo Stato italiano ci sta dicendo: non puoi sfruttare una donna e comprare un bambino se la donna e il bambino sono italiani, ma se sono stranieri e se lo fai all’estero, puoi tornare e noi ti accogliamo a braccia aperte, regalandoti, tra l’altro, le prime pagine dei principali quotidiani nazionali! Perché le donne non italiane possono essere sfruttate? Perché i bambini non italiani possono essere venduti?
Qualche giorno fa Monica Cirinnà ha twittato che auspica una regolamentazione per una “GPA” etica (?!?), noi invece auspichiamo carcere duro per chiunque sponsorizzi, organizzi e sfrutti la barbara pratica dell’utero in affitto, chiunque sia, in qualunque modo lo faccia, tanto le coppie eterosessuali quanto le coppie omosessuali.

Sul Referendum spendo un po’ di parole in più.
Molti ci hanno accusato di volerci vendicare con Renzi ma la vendetta non rientra nelle nostre consuetudini. Insomma, visto che lavoriamo tutti gratuitamente per la difesa del futuro dei bambini, sarebbe da folli pensare “questa riforma è una riforma bellissima, che aiuterebbe l’Italia ma, siccome mi sta antipatico Matteo, mando all’aria tutto il lavoro che abbiamo fatto per la nostra Italia”.
La realtà è che questa riforma è un “mappazzone”, scritto male e soprattutto pericoloso.
Tutti i temi a noi cari tra cui libertà e priorità educativa dei genitori, utero in affitto e adozioni alle coppie dello stesso sesso, sono veicolati in Italia attraverso una spinta internazionale senza sosta. Per farti un esempio la legge Scalfarotto, le unioni civili e il gender nelle scuole sono “indicazioni” arrivate in Italia da numerose risoluzioni del Consiglio dei Ministri d’Europa fatte per far cadere gli argini italiani.
Renzi poi ha già dimostrato di essere particolarmente sensibile e influenzabile da queste spinte internazionali, tanto che, per esempio, per far passare le unioni civili ha stravolto l’iter legislativo imponendo il voto di fiducia ad entrambe le camere pochi mesi dopo avere promesso che non l’avrebbe fatto su una legge così delicata.
Con una riforma che rafforza i poteri del governo senza predisporre adeguati contrappesi istituzionali, aumenterebbe solo la subordinazione del nostro Paese alle centrali europee e americane. Queste centrali non hanno alcun interesse a difendere il ruolo della famiglia naturale, anzi, vorrebbero imporre il progetto della “libertà senza limiti”, di un individualismo che porta alla distruzione dell’individuo reso sempre più solo e plasmabile economicamente.
 Ci dicono che l’Italia è fanalino di coda sui diritti mentre noi siamo fieri di essere faro di civiltà; lotteremo finché ne avremo la possibilità per non far crollare gli argini.

 

In che modo vi state muovendo?

Gender: in primo luogo stiamo informando i genitori su come riconoscere i progetti pericolosi, su come affrontarli se dovessere essere proprosti ai figli e quali strumenti usare cercando di mantenendo una significativa e necessaria alleanza con la scuola. Per questo stiamo per inviare a tutta la nostra mailing list (per iscriversi visitate il sito www.generazionefamiglia.it ) uno strumento che speriamo possa facilitare questo compito dei genitori: piantare argini si può, vi consiglieremo come!; in secondo luogo, assieme al Comitato Difendiamo i Nostri Figli (di cui siamo membri fondatori), stiamo lavorando ai fianchi il Ministero perché riconosca lo strumento del consenso informato e perché assicuri attività alternative dignitose a chi non vorrà che ai propri figli venga insegnato ciarpame ideologico: stiamo attendendo al varco le famose linee guida per l’articolo 16 della Buona Scuola (quello che veicola il Gender).

Continuiamo a percorrere tutta l’Italia, insieme agli altri amici del Comitato, con conferenze, sia sulla famiglia, che sulla scuola, che sul Referendum.
Continuaimo a stare in stretta connessione con tutte le realtà internazionali con cui condividiamo gli stessi valori.
A ragione di ciò ne approfitto e chiedo a chi ancora non lo avesse fatto di firmare questa importante petizione Europea: servono un milione di firme per presentare la richiesta di definire, in tutte le direttive della Commissione Europea in materia, il matrimonio come unione di un uomo e una donna e la famiglia fondata sul matrimonio o sul legame generazionale! Firmate e fate firmare il più possibile: http://www.mumdadandkids.eu/it !

 

Che cosa può fare chi fosse interessato a darvi una mano?

Per essere informati sulle nostre attività, iscrivetevi alla newsletter (per iscriversi www.generazionefamiglia.it) e seguite le pagine Facebook e Twitter di Generazione Famiglia – La Manif Italia! Sul sito, già citato, nell’apposito spazio potete trovare i numerosissimi circoli territoriali, a cui fare riferimento! Se non trovate il circolo e desiderate darci una mano, scriveteci a segreteria@generazionefamiglia.it, dicono che la responsabile circoli sia antipatica, ma non abbiate paura!

È importantissimo che ciascuno di noi informi le persone di quello che accade: prendete un caffè con il vostro vicino e raccontategli ciò che viene insegnato nelle scuole e ciò che significa la pratica dell’utero in affitto! Piano piano, ciascuno nel proprio, riusciremo a togliere questa coltre di fumo che nasconde e mistifica la realtà!

Se invece non avete un secondo di tempo, ma avete tantissimi soldi e non sapete proprio come spenderli, potete farci una donazione (tra l’altro da quest’anno si possono scaricare dalle tasse! ;)), pensare a noi quando compilate il 5 per mille o semplicemente riempire parenti e amici a Natale con regali con il logo della famiglia, che trovate sul nostro sito di e-commerce ww.vestilafamiglia.it!

 

I rapporti con chi vi attacca in maniera più pesante?

Personalmente non vivo gli attacchi, anche quelli più volgari o violenti, come attacchi personali. Mi rendo conto che siamo in un mondo abituato a svilire le persone, piuttosto che a discutere le idee. So che siamo abituati a questo e me ne faccio una ragione, anche se cerco di avere un rapporto franco ma sereno con tutti. Non mi sento neanche di accollare le violenze di pochi a tutti. Sono certa che molti dei miei detrattori non siano d’accordo con chi mi ha augurato più volte “morte lenta e dolorosa” o “stupro di gruppo”. I cretini stanno da una parte e dall’altra. Tutto qui. Sicuramente, nostra (di noi un po’ più in vista del movimento pro family e di chi è dall’altra parte) la responsabilità di riportare lo scontro sul piano in cui dovrebbe avvenire: uno scontro tra due antropologie contrapposte che mai e poi mai può diventare uno scontro persona vs persona. Non ho nulla personalmente contro (niente, è la grande nominata di questa intervista ;)) Michela Marzano, o contro Monica Cirinnà, come spero che loro non abbiano nulla contro di noi. Dobbiamo essere in grado, entrambe le parti, di uscire da questo stile derby, e provare a cercare un confronto, anche duro, ma adulto e sano.

Quando si avvicinò il Family Day scrissi su Facebook ad Aurelio Mancuso perché stava ingiustamente esasperando i toni man mano che ci avvicinavamo al 30 gennaio. Gli chiesi di restare sul piano dello scontro culturale. Gli ho chiesto di smetterla con la strategia #caciaratime (accusandoci di omofobia) e di restare sul tema del giorno: ogni bambino ha diritto a una mamma e un papà. Questa modalità di fare confusione di far credere che la nostra mobilitazione sia contro le persone, è triste e fa male proprio a quei ragazzi gay che Mancuso brandiva contro di noi. Io ricordo, come fosse ieri, che la settimana prima del Family Day, proprio dopo le dichiarazioni stolte e distorte di Mancuso, non dormii, pensando a quel ragazzo, sedicenne magari, omosessuale che credendo a Mancuso avrebbe pensato che il 30 gennaio centinaia di migliaia di persone si sarebbero unite per odiarlo. Sembrerebbe quasi che a volte si cerchi il piano “del bagno di sangue”. Ecco questo a me un po’ disorienta, fa soffrire, se posso permettermi di fare la donna, e ammetterlo.
La fatica, mia, di Jacopo e Filippo, e che speriamo sortisca frutto, è quella di riportare il confronto sempre lì dove nasce e non farsi incastrare in questa guerra persona vs persona che oltre a non essere costruttiva è combattuta sulla pelle dei ragazzi. (Oh Mancuso lesse e mi scrisse che non avrebbe speso tempo a rispondermi, io che sono ottimista spero che anche lui abbia passato la notte in bianco a pensare, come me! ;))

 

Durante il Family Day del 30 gennaio, in un cartellone c’era scritto “Ruiu Sposami”. Alla fine hai conosciuto l’autore?
Ah sì? Non me ne sono accorta! 😉

[Guarda in realtà non solo non me lo sono fatta sfuggire, ma per evitare che si possa dire che quelli del Family Day sono dei quaquaraquà, ora sarà obbligato anche a mantenere la parola data. Eh…. mica miciomiciobaubau! ]

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