L’alternet

“Pompelmo Rosa Stories” di Giuseppe Signorin

“Ciao, io sono un alternet. Non pretendo la vostra amicizia, né un apprezzamento immediato. Solo un contatto reale. Il nome che ci siamo dati, alternet, non è casuale. ‘Alter’ sta per altro, perché siamo tutti diversi, ma anche uguali, nel senso di esseri umani. ‘Net’ significa invece rete. Questo lo sanno tutti. La nostra missione è che gli esseri umani entrino nella rete di altri esseri umani. Esseri umani in carne e ossa, però. Carne, ossa e spirito, per la precisione. Come succedeva una volta. Con la bocca, le orecchie, l’aria che respiriamo insieme. Le braccia, le gambe. Gli occhi. Una prossimità spaziale. È necessaria insomma un po’ di fatica per incontrarsi davvero. Dimenticavo: vengo dal futuro. Lì sono un fuorilegge, qui riesco ancora a portare avanti la mia missione. Internet non ha fagocitato tutto. Noi alternet possiamo sperare di salvare qualcosa”.

Il fico di Pompelmo Fico e Pompelmo Rosa, fuori dal supermercato, si guardano come se fosse andato di traverso a entrambi un mandarino.

“È iniziato tutto con la gobba. Nel giro di qualche decennio le persone si sono ingobbite a tal punto, dal momento che stavano la maggior parte del tempo a fissare il cellulare, che hanno preferito rimanere a letto, la mattina. Non si alzava più nessuno. Così il cellulare non faceva più venire la gobba. Il primo effetto di questa società post-frutta, o di distrazione di massa, in cui vivete voi, è stata proprio la gobba. Poi, per evitare la gobba, che se no le persone non venivano più bene nei selfie, è arrivata la fiacca. Stando sempre a letto per evitare la gobba, sono diventati tutti più fiacchi. Nei selfie la fiacca è meno evidente. Ancora queste cose non sono successe, qui da voi, ne potete però intravedere le tracce, se ci fate caso. Noi alternet vorremo rimettere in forma le persone, dando innanzitutto il buon esempio. E così ci prendiamo il disturbo di alzarci la mattina e spostarci per entrare in relazione reale con gli altri, anche solo per scambiare due parole. Ma questo nel futuro è proibito”.

Pompelmo Rosa si gira verso il fico di Pompelmo Fico e osserva la sua schiena.

“Cosa’hai da guardare?”, le chiede il marito.

“Niente”

“Cosa guardi???”

“Non guardo niente”

“Stavi guardando la mia schiena”

“Tutte le ore che passi davanti al cellulare…”

“Io vengo dal futuro – interviene l’alternet – e posso assicurare la signora Pompelmo Rosa che a suo marito non verrà la gobba. Pompelmo Fico sarà un esponente di spicco di noi alternet. Le normali esigenze di una moglie hanno infatti preservato la maggior parte dei mariti sia dalla gobba che dalla fiacca. Il fatto, per noi maschietti difficile da accettare, che al gentil sesso non vada mai bene del tutto in pratica niente, è stato in realtà l’ancora di salvataggio di molti di noi. La nostra croce è diventata la nostra salvezza. C’era da aspettarselo. Il punto è che nel tempo sempre meno persone decideranno di sposarsi, per preservare la propria indipendenza. Comunque ora vado, devo incontrare altra gente. Ma ci rivedremo”.

Il fico di Pompelmo Fico e Pompelmo Rosa osservano l’alternet mentre si allontana. Nessuno dei due è riuscito a dirgli niente, neanche un misero ringraziamento per quella visita inaspettata, anche se la loro espressione tradisce una certa fierezza. Non può essere scappata infatti l’orgine pompelmofichesca di quel personaggio venuto dal futuro.

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