Luca Fiore vive di musica a Londra e “beve acqua”

(intervista di Giuseppe Signorin uscita su “La Croce Quotidiano”)

Luca Fiorentini, in arte Luca Fiore, è un giovanissimo musicista – chitarrista e cantante – vicentino di 23 anni con un talento fuori dalla norma che da qualche anno ha fatto le valigie per esportare la sua arte nella capitale del Regno Unito: Londra. Ma ci sono altri due aspetti per cui vale la pena andarselo a cercare e ascoltare: ha vinto lo scorso anno l’ambito “GIGS Big Busk”, premio come miglior artista di strada londinese, e crede in Dio.

Come hai fatto a vincere un premio così importante?

Me lo chiedo anch’io! Dev’essere stato un mix di fortuna, testardaggine, leggerezza e anche un po’ di perseveranza, visto che era il terzo anno che partecipavo alla competizione. Paradossalmente, quello della vittoria è stato l’anno in cui davvero avevo deciso di prenderla in maniera molto “soft”, cercando innanzitutto di divertirmi e ripetendomi che non avrei mai vinto… E invece ai giudici è piaciuta la mia esibizione e sono arrivato fino in finale, seguendo la stessa filosofia e usando al meglio le mie capacità, specialmente con la chitarra. Sono abbastanza sicuro che prenderla con leggerezza sia stato l’elemento determinante per la vittoria. È stata forse l’unica volta in vita mia in cui sono riuscito a non farmi troppi problemi!

Con la chitarra sei una specie di mostro….

Ti ringrazio, anche se di strada ne ho ancora moltissima da fare. Sicuramente 12 anni di pratica, un bel po’ di passione e il desiderio di fare della musica la mia vita hanno dato qualche frutto. Così come la grazia di non aver mai mollato, nonostante le cadute, i dubbi su me stesso e gli insuccessi. Senza contare che se i miei genitori non avessero comprato le prime chitarre e sostenuto la mia passione in diversi modi, probabilmente questo viaggio non sarebbe nemmeno cominciato.

Vivi di musica e hai già registrato un EP dal titolo “Behind the Clouds”.

Il fatto che riesca a vivere di musica la giustifico con la regola dell’essere al posto giusto nel momento giusto, unita a un bel po’ di gavetta. Mi sono inserito nel giro dei concerti londinesi per puro caso: un chitarrista che avevo frettolosamente conosciuto mesi prima aveva bisogno di un sostituto per una serata e disperato com’era, decise di scrivere a quel tizio che imbracciava una chitarra nella foto profilo di FB… Solo successivamente mi confiderà che nemmeno si ricordava chi fossi! E poi, concerto dopo concerto, amicizia dopo amicizia, sono riuscito a pagarmi le bollette, finalmente, a suon di accordi. La realizzazione del disco invece la devo alla lettura del libro del cantante dei The Sun Francesco Lorenzi, “La Strada del Sole”, che mi ha spinto a compiere questo passo speciale e che ancora oggi mi dà la carica, e al mio amico fraterno Andrea Saccardo, che ha registrato la batteria e prodotto tutti i pezzi, conditi dal suo costante incoraggiamento, positività e TANTA pazienza. L’EP sarà ufficialmente rilasciato durante l’estate 2016, assieme a un video girato in Italia qualche mese fa e che mi vede suonare la chitarra in maniera a dir poco bizzarra!

In un tuo pezzo, il tuo primo singolo “I Drink Water”, dici di bere acqua… e non alcol… Un messaggio non del tutto convenzionale da lanciare ai tuoi coetanei…

Nonostante io non sia un particolare fan dell’alcol, quella frase è da intendere innanzitutto come una metafora del mio tentativo e proposito di rimanere semplice, come l’acqua, in una città caotica e trasgressiva come Londra. È anche una critica ai comportamenti dannosi e molto diffusi a cui ho potuto assistere qui, tra cui la mancanza di sincerità nei rapporti con le persone e con sé stessi e sì, anche un certo alcolismo molesto… Se siete interessati, il brano e il testo della canzone, anche tradotto in italiano, si possono trovare sul mio sito (www.lucafioremusic.com).

Per finire, so che spesso e volentieri pratichi l’azione più sovversiva che si possa praticare oggi: preghi (come le vecchiette). Come è potuto succedere?

Succede che Luca Fiore in fase adolescenziale si chieda molte cose sulla vita e su Dio e trovi risposte inaspettatamente sensate nella religione cristiana, in particolare grazie a sacerdoti eccezionali e dotti che ne sanno una più del diavolo (pardon!) e che di stereotipi nemmeno l’ombra. Succede che nello stesso periodo si chieda anche cosa debba fare della propria vita, e l’ascolto e contatto con il gruppo rock dei già citati The Sun lo convinca a inseguire il suo sogno di diventare musicista, oltre ad approfondire la sua fede. Succede che Luca, alla fine, comincia a credere che la musica sia la sua vocazione, e che quindi senta il bisogno di una certa “attività di preghiera” per cercare di rigare dritto, essere in contatto col proprio “io” interiore, migliorarsi come persona e artista e presentare quotidianamente le proprie azioni, progetti ed infiniti errori al “Capoufficio”…

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