La scelta dell’abito da sposa

“Altrimenti ci arrabbiamo” di Francesco e Rachele

Lo sappiamo benissimo, noi donne, quanto sia importante e meraviglioso il momento della scelta dell’abito. Ad una sposa puoi parlare di matrimonio quanto vuoi ma lei sarà concentratissima a sognare ad occhi aperti quell’abito bianco tanto atteso e desiderato. In pizzo, in tulle, in raso, maniche corte, maniche lunghe, scollo a barchetta, collo alto, sbracciato, corpetto sì-corpetto no. C’è da diventare sceme. Ebbene oggi voglio testimoniare alle future spose un’alternativa davvero originale per la scelta dell’abito, quella che ho intrapreso io, modestamente.
Non voglio star qui a scrivere circa i preparativi in generale e del periodo di esaurimento cosmico che precede il grande passo, magari lo farò la prossima volta raccontandovi come abbiamo organizzato il nostro matrimonio francescano; voglio parlarti, cara donna, di quel preciso momento in cui indosserai il TUO abito e saprai che è lui, quello giusto, quello con il quale attraverserai la navata della chiesa andando incontro al tuo sposo che ti guarderà con occhi pieni di meraviglia e commozione avanzare verso di lui. Quell’abito che sceglierai per essere la sposa più bella nel giorno in cui diventerete una sola carne. Sì, inutile negarlo, la scelta dell’abito, per una sposa, nella fase-preparativi, è forse uno dei momenti più belli.

La mia è una formazione francescana come dicevo, avendo partecipato a svariati corsi dei frati di Assisi e al più famigerato corso “fidanzati” di padre Giovanni Marini: “che aspetti a sposarti??? te se secca la patata!!” cit. (Infatti, per non correre questo rischio, io in un annetto scarso ho concluso l’affare col marito!). Significa cercare di organizzare un matrimonio nel quale evitare tutti gli sprechi possibili e gli sfarzi, organizzando un evento sobrio incentrato tutto sul sacramento ricevuto e non tanto sulla mega-festa, abiti da millemilaeuro, bomboniere ipercostose etc etc. Come segno visibile del messaggio che volevamo dare, infatti, abbiamo scelto una chiesa che come unico sfarzo ha un grande tabernacolo d’oro al centro che cattura tutta l’attenzione e l’abbiamo addobbata con tralci di vite e spighe di grano a simboleggiare il pane e il vino della mensa.
Questo non significa di certo avere un matrimonio di serie B anzi, quello che la maggior parte degli amici ci ha detto quel giorno è stato “è una delle poche volte che assisto ad un matrimonio così sentito”. Quando il punto centrale sono gli sposi e Cristo allora è di certo la cosa giusta e soprattutto non può non essere notato dai partecipanti. Tutti gli sprechi evitati andranno poi a formare un bel gruzzoletto di partenza, che è di grande aiuto per i giovani sposi dove una parte verrà poi donata, come abbiamo scelto noi, ad una missione francescana.

Diciamo che io essendo umbra sposa_santa-ritae avendo Santa Rita da Cascia abbastanza vicina è stato anche più facile. L’alternativa che vi propongo (della quale sono solo una portavoce) è di prendere appuntamento presso il convento di Santa Rita per farvi mostrare qualche abito da sposa. Ebbene sì, le suore del convento hanno allestito un atelier con gli abiti ricevuti in dono come ex voto sia da qualche negozio (quindi nuovi), sia da altre spose. Questi abiti si possono prendere lasciando un’offerta, per chi non può andrà bene un’offerta simbolica ma alcune mi hanno raccontato di averlo preso senza lasciare nulla, trovandosi in quel momento in difficili condizioni economiche, ripromettendosi di recuperare la mancata donazione in tempi migliori. Questa è una notizia che ormai si è allargata oltre i confini umbri, gli abiti donati arrivano da tutto il mondo. Meraviglioso!

9744d7e1-c77f-4af1-8128-a0b12a315aabMia mamma mi portò a vedere gli abiti in diversi atelier, credevo che appena ne avessi provato uno sarei scoppiata in lacrime dall’emozione, ne provai diversi ma niente di niente, nemmeno un briciolo di entusiasmo. Continuavo a pensare di dover prenotare un incontro a Cascia oppure di tirar fuori l’abito di mia madre e apportare le dovute modifiche; da bambina ero convinta che se mia nonna fosse stata ancora in grado me l’avrebbe cucito lei da capo a piedi essendo una sarta fenomenale, purtroppo la vecchiaia e la salute non lo hanno permesso. Quegli abiti mi davano solo freddezza, una scelta puramente consumistica, vedendo i cartellini del prezzo poi, questo mi pareva lo spreco degli sprechi. Così mi decisi ad andare. Arrivata in anticipo entrai in chiesa e mi inginocchiai ai piedi di santa Rita, pregai a lungo affidando il passo che Francesco ed io stavamo per compiere, fui invasa da una pace incredibile. Ricordo che fu una giornata davvero speciale. La porto nel cuore e quando ci ripenso mi emoziono ancora.

All’ora stabilita andai al convento, la giovane suora che cura l’atelier è una sarta di gran gusto: mi portò pochi abiti, uno alla volta, dopo avermi guardata bene e averle espresso le mie preferenze: sobrio, fine, in pizzo, maniche a tre quarti e di color avorio. Quando lo vidi mi emozionai, proprio come me lo ero sempre sognato. Lo indossai e non ebbi più alcun dubbio! Era l’abito di una sfilata donato da un atelier9d36a1f2-d16d-4687-92ea-001175d9582d. Era lui, l’abito perfetto, l’abito con il quale iniziare questo cammino, l’abito più bello per lui, l’abito che avrebbe sbottonato dolcemente quella sera, era il MIO abito da sposa. Anche mia mamma, che mi accompagnò quel giorno, rimase colpita ma era anche indecisa con un altro abito, tanto che la suora me li fece portar via entrambi: “quando hai deciso, poi mi riporti quello che hai scartato”. Me ne andai piena di gioia, soddisfatta di aver legato la scelta dell’abito a quel luogo, con l’intercessione di una santa come Rita! Portai poi l’abito ad una sarta, amica di famiglia nonché vicina di casa, per le modifiche. In pochi giorni l’abito era pronto: senza sprechi ma soprattutto con un significato meraviglioso.

Questa è la mia testimonianza, un’alternativa che vi consiglio fortemente: regalatevi questo pellegrinaggio a Cascia! Sarà un momento prezioso che ricordete per sempre! Non ve ne pentirete!

 

Rachele

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2 Comments

  1. Bello questo racconto, mi ha fatto tornare alla mente il giorno in cui ho scelto il mio: ho portato con me mia mamma, la mia migliore amica nonché testimone e una collega esperta in matrimoni. Ne ho provati solo 3, il terzo quello scelto (di una collezione vecchia per risparmiare, ritenevo infatti uno “spreco” spendere eccessivamente) completamente diverso da quello che immaginavo (avorio, con strascico, scollatura a barca, mentre io lo pensavo bianco, senza strascico e maniche 3/4) ma assolutamente MIO!
    Grazie per questa tua condivisione 🙂

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