Gentle Giant

“Una casetta in Canadà” di Aurelia Massara

Questa rubrica nasce per raccontarvi cose allegre che succedono dall’altra parte dell’oceano, le mie figuracce quando parlo in inglese e altre storie… Ma questa volta voglio dedicare il post a una persona che non c’è più. Anche se fa male – cavolo se fa male – ma ho bisogno di scrivere e farvi conoscere un autentico Gentle Giant (Gigante Buono).

Ricordo perfettamente quel 22 aprile. Io ero felice perché i “Mienmiuaif” mi avevano appena proposto di scrivere la rubrica sul Canada. Quanta gioia, mi ero subito messa sotto per altri post quando all’improvviso mio marito entra in casa dicendomi che dovevamo correre in ospedale perché non stavi bene. Io come una stupida ho pensato che non fosse nulla di grave e invece quando mio marito ha aggiunto che non rispondevi al massaggio cardiaco un brutto pensiero mi ha attraversato la mente. Sì! Ho pensato che eri morto, la prima cosa che ho pensato è stata proprio quella. La gioia che avevo tre secondi prima è svanita nel nulla. Ricordo solo la corsa che abbiamo fatto per andare in ospedale… “Corsa” si fa per dire. Siamo rimasti bloccati nel traffico per un bel po’ o era solo la mia percezione distorta del tempo. Ricordo quando siamo arrivati con il cuore in gola, sperando che fosse tutto okay e invece no. Ho visto i tuoi fratelli e il tuo capo con le lacrime agli occhi e ho capito che quel terribile pensiero che avevo avuto qualche istante prima non era solo un pensiero ma stava diventando realtà. Ricordo le urla strazianti di tua mamma che continuava a chiamarti e tu lì fermo immobile che non rispondevi. Forse è stata una delle scene più brutte che abbia mai visto in vita mia e che non auguro a nessuno.

È sempre difficile dire “addio”, specialmente alle persone a cui vuoi bene. E dire addio soprattutto a una persona come te fa male al cuore, fa male davvero. Ho cercato di far finta di niente, ti ho ignorato per un paio di giorni e invece tu sei sempre qui con me nella mia testa. Purtroppo la “casetta in Canadà” ha perso il suo Gentle Giant (Gigante Buono), così ti chiamavamo perché eri un Gigante, un bel ragazzone ma dal cuore tenero sempre presente per la tua famiglia. Un giorno di primavera hai deciso di andartene senza dirci ciao. Te ne sei andato, e se devo dirti la verità sono arrabbiata! Sì, lo sono, perché avrei voluto averti accanto a me, accanto alla tua famiglia.

Non ho nessun pensiero o ricordo negativo, per questo mio caro Cognato voglio solo ringraziarti per tutte le volte che hai riso alle mie battute pur non capendole, anche perché il mio inglese era incomprensibile, ma tu non volevi offendermi e ridevi lo stesso. Ti voglio ringraziare per tutte le volte che abbiamo parlato di film e abbiamo giocato al gioco dei mimi, anche quando perdevi e ti chiedevo di fare le flessioni come punizione. Ti voglio ringraziare per tutte le volte che ci hai accompagnato a casa perché non avendo la macchina tu eri diventato il nostro autista ufficiale. Sì anche quella volta che in settecento metri ti ho dato sette volte di fila indicazioni sbagliate e non hai perso la pazienza. Ti voglio ringraziare per quella volta che mi hai lasciato le tue alette di pollo, avevamo entrambi fame e io come ringraziamento ti stavo impiantando la forchetta nella mano. Tu sapevi come stuzzicarmi, mi dicevi sempre che la pizza canadese è la migliore, e per un’italiana sentirsi dire queste cose è quasi una bestemmia; ricordo come facevo finta di essere arrabbiata con te e tu che correvi a chiedermi scusa, e io che ti rispondevo con una sonora risata perché mi piaceva prenderti in giro. Ho solo una cosa che mi rammarica, non averti detto tutte queste cose quando eri vivo, ma soprattutto non ti ho mai detto ti voglio bene.

Questa tragedia mi ha fatto riflettere tanto e voglio chiudere questo post con una riflessione: dite più spesso alle persone care, parenti, amici o semplicemente alla vostra famiglia che gli volete bene e che siete grati della loro presenza nella vostra vita, e se avete dai malintesi, un litigio o semplicemente mandate qualcuno al diavolo fate la pace, perché dopo sarà troppo tardi per dire ti voglio bene.

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