Legalize it

“Pompelmo Rosa Stories” di Giuseppe Signorin

Visto che ormai molti lo fanno e alcuni sono costretti a farlo in pessime condizioni di igiene, salute e sicurezza, nel paese dei Pompelmi si sta pensando di legalizzare il furto.

I tempi sono apocalittici, i frutti non sanno più che pesci prendere.

La nipote Pompelmo Oliva, una di quelle adolescenti di oggi che pur conoscendo l’inglese ascoltano ancora John Lennon, e il fratello Pompelmo Grana, il cui nome rivela già tutto, girano da giorni sfoggiando magliette sgargianti con su scritto “LEGALIZE IT” e le faccione della Banda Bassotti stampate sul retro. A Pompelmo Grana sono pure cresciuti i rasta.

“Le cose non sono di nessuno, non è giusto che alcuni ne abbiamo in eccesso e altri siano senza niente. Legalizziamo il furto!”

“Non è giusto, è vero, Pompelmo Oliva, ma la soluzione non è legalizzare il furto! Semmai promuoviamo la solidarietà, condividiamo, ognuno di noi cerchi di fare qualcosa, sensibilizziamo, rinunciamo a qualcosa di nostro… ma non legalizziamo il furto!”

“Sei senza cuore, zia. C’è gente costretta a intrufolarsi nelle case di notte, magari armata, con il volto coperto, gente che rischia la vita ogni giorno perché non è legale rubare”, interviene Pompelmo Grana, quasi piangendo da sotto i rasta.

“Sarebbe peggio!”

Il pranzo di Pasqua fra parenti avrebbe dovuto avere tutt’altro sapore, ma la questione della legalizzazione del furto negli ultimi tempi sta tenendo banco ovunque – in tv, nei social, sui giornali, persino a tavola.

“E i bambini che muoiono di fame?”

“Andiamo ad aiutarli, non legalizziamo il furto!”

“Non risolverebbe il problema. Le cose non sono più come una volta, zia. Ci sono tantissime persone che rubano, è pieno di situazioni disperate, come puoi voler vietare a certi poveracci di rubare?”

Improvvisamente il fico di Pompelmo Fico, avvolto fino a quel momento in un surreale silenzio, afferra lo smartphone di Pompelmo Oliva senza tradire la minima agitazione e se lo mette in tasca.

“Mio!”

“Dai, zio, non scherzare”, risponde istintivamente Pompelmo Oliva, facendogli segno di restituirle la refurtiva.

Niente.

“Dai, zio!”

Niente.

Segue un imbarazzante quanto lunghissimo scambio di sguardi.

A un certo punto il fico di Pompelmo Fico tira fuori lo smartphone e lo ripone sulla tavola, proprio davanti alla nipote, in un segno di resa che in realtà significa una vittoria disarmante.

Sfuma la scena.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...