L’outing dell’autore delle “Nuove lettere di Berlicche” sul blog di Costanza Miriano

Un caro amico vicentino — Giuseppe Signorin, che assieme alla moglie Anita ha fondato la wedding band Mienmiuaif, con tanto di canale youtube e di blog di supporto — a luglio dell’anno scorso mi ha coinvolto in un nuovo progetto editoriale.
Si pensava a una nuova collana che avesse come temi principali l’umorismo, la vita di coppia, Dio. Il primo libro pubblicato, Osservazioni di una mamma qualunque della bravissima Paola Belletti, è uscito a novembre.
Ora tocca a me con Le nuove lettere di Berlicche, dove ho in parte ripreso due post ospitati su questo blog.
Niente di meglio che l’auto-réclame per avere l’occasione di fare outing. Il Grande Capo Estiqaatsi mi prega però di rassicurarvi. Non ho alcuna rivelazione sconvolgente da farvi!
Semplicemente, come molti già sanno o hanno immaginato, “Andreas Hofer” non è altro che un nick, un devoto quanto indegno omaggio all’eroe dell’insorgenza tirolese del 1809. Il mio vero nome è quello che appare regolarmente sulla Croce Quotidiano: Emiliano Fumaneri. Abbandono (momentaneamente) il nom de plume per presentare a tutti voi questo secondo libro della collana UOMOVIVO ispirato (senza prendersi troppo sul serio) al celebre racconto dello scrittore anglo-irlandese Clive Staples Lewis, che già da oggi è disponibile in formato cartaceo e digitale (anche per kindle) presso la libreria online di Berica Editrice. Per maggiori informazioni o prenotazioni, è possibile scrivere un’email a mienmiuaif@gmail.com.

Segue un breve estratto. Buona (speriamo) lettura!

 

Mio caro Malacoda,
mi rincresce che tu ancora non abbia seguito il mio suggerimento. Ti avevo sollecitato a proposito di Facebook.
Insistevo sulla necessità di creare un account fittizio per il paziente, così che egli creda di potersi muovere sotto copertura.
(…)
Non è certo un caso che i social siano popolati da una fauna nevrotica di portatori dell’anello: lo sciame dei troll, questi deliziosi abitatori del cavernoso mondo di internet. Grande è il potere dell’anello: è stata la (falsa) convinzione che uno pseudonimo bastasse ad assicurare l’anonimato – in un mondo dove ogni movimento è tracciato! – a produrre la limacciosa fiumana trollesca…
I troll usano lo spazio digitale come una valvola di sfogo per ogni genere di malessere. Potremmo dire che trascinano con sé una specie di discarica ambulante. Essi si muovono come una nuvola tossica, lasciandosi trasportare dal livido vento dell’ira. C’è chi è capace di passare tutta la sua giornata “social” a inveire contro qualche nemico più o meno immaginario, sprizzando veleno da tutti i pori.
L’indole iraconda del troll non si cura di distinguere la persona dalle sue idee. Nella sua mente costituiscono un corpo unico contro il quale accanirsi. In più il troll ha una vera vocazione a guastare ogni relazione sana, bella, positiva. Hai presente quelle piccole gang di bulletti dove l’aggressività si accompagna alle risate maligne? Il rancore devastatore dei troll è il vettore perfetto per il cyberbullismo.
Lo sciame riottoso dei troll è una sorta di assembramento senza riunione, che si raggruppa occasionalmente in formazioni assai fugaci, instabili, contraddistinte dalla volatilità. Somigliante a una massa senza anima o spirito, lo sciame si compone di individui isolati, autosegregati, che siedono soli davanti al display del computer.
Le orde trollesche si dissolvono con la stessa rapidità con cui si sono formate. Politicamente non rappresentano alcun pericolo. Il potere non le teme affatto. La loro stessa fugacità impedisce di sviluppare energie politiche. Scatenano tempeste rabbiose (chiamate significativamente «shitstorm») che tuttavia non sfiorano il potere dominante. Si scagliano solo contro singole persone, facendone oggetto di scherno o di scandalo.
Non resta che schiacciare un bottone e godersi lo spettacolo di questa distruzione cieca e infeconda. Non è una buona approssimazione dell’Inferno?
Inutile dirti che non devi lesinare l’impegno: la priorità in questo campo è far respirare al tuo assistito gli umori malsani del trolling. Deve aspirarne a pieni polmoni.
Prima regola pratica: fra due parole il paziente dovrà essere guidato a optare sempre per la più pesante. Mai indugiare troppo nella scelta, che deve essere netta e rapida come una frase sarcastica, con la sua ironia aspra e tagliente, volta ad offendere e ad umiliare. Si posta per ferire, lacerare, disunire, il tutto accompagnato da una boriosa aria di superiorità.
Non ci vuole poi molto. Basta un collegamento ad internet per farsi simili a Nostro Padre – che per noi è la sola cosa ad avere rilievo. A conti fatti il marchio della bestia apocalittica è solo una particolare specie di tag. Il dannato è un taggato per l’eternità segnato col logo dell’Inferno.
Potrai comunicarmi i progressi del paziente attraverso la nuovissima applicazione WhatsHell, basata sulla messaggistica istantanea multi-cerchio, multi-girone e multi-bolgia per darkphone. Ti risponderò all’istante anche se in quel momento dovessi trovarmi fuori sede. Ti ho mai detto del mio impegno nel volontariato? Nel fine settimana disonoro le feste impegnandomi nel montaggio di qualche graticola nella bolgia dei simoniaci. Ma per i problemi di cattiva salute del paziente la mia reperibilità è no-stop. Orario continuato, 24 ore su 24 al suo disservizio.
Tuo affezionatissimo zio

Berlicche

 

 

(testo uscito sul blog di Costanza Miriano http://costanzamiriano.com/)

 

 

 

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