I quattro gatti e la gara a chi ce l’ha più lungo

Mi è scappato di definirli “quattro gatti”, quelli delle sveglie. Chiedo scusa, non solo per i “quattro” ma anche per i “gatti”. Erano molte più persone, e non gatti. Fra di loro certamente tante in buona fede  e li rispetto. Poi c’è il manipolo di illuminati che si mette a insultare (spesso in maniera blasfema) un micro gruppetto con l’anello come quello che abbiamo improvvisato io e mia moglie qualche tempo fa, i Mienmiuaif, per una canzoncina sul Family Day in cui cantiamo che un bimbo nasce da un lui e una lei. Ma va beh, dosi massicce di preghiera e tanto aiuto dall’Alto assicurano un minimo di serenità.

Mi è scappato di definirli “quattro gatti” dopo che ci eravamo svegliati all’alba per andare al Family Day, dopo aver speso soldi, energie e averci messo la faccia nonostante molti vogliano far passare il messaggio che siamo nazisti, e dopo aver visto che al Family Day eravamo una marea, una cosa impressionante, imprevedibile, gente di ogni età, di ogni regione d’Italia, non solo d’Italia, gente messa insieme in pochissimo tempo per far fronte a un’emergenza e miracolosamente riunita in un unico spazio…  Mi è scappato di definirli “quattro gatti” dopo che l’evento era finito ed erano iniziati i commenti dei media…

Ma torniamo un attimo indietro, alle sveglie della settimana prima, perché secondo me c’è una grossa differenza fra organizzarsi per andare in una piazza vicino a casa con il supporto dell’opinione pubblica e del mondo dello spettacolo e organizzarsi per andare tutti insieme in un unico posto (per i più quindi parecchio distante) senza lo stesso supporto. A nessuno, oggi, verrebbe in mente di provare a riempire luoghi dell’ampiezza del Circo Massimo. Troppo alto il rischio di vedersi fotografati con gli spazi vuoti. Troppo indifferente, la gente, in media. È stata questa la sfida impossibile ma vinta di chi ha organizzato il Family Day e penso sia stato questo il motivo per cui l’evento delle sveglie è stato invece spezzettato. Un conto è scalare tutti insieme un monte altissimo controvento (dove il vento è il “quarto potere”), un conto è scalare tanti colli più o meno piccoli separatamente con il vento a favore. Difficoltà e impatto non sono paragonabili. A paragonarli e a tentare di sminuire la portata di uno dei due eventi però ci si sono messi i media. Ma la gente non è stupida e quando si gioca troppo sporco si finisce con l’ottenere l’effetto opposto.

È stato particolarmente sgradevole per molti, infatti, accorgersi che invece di prendere atto della grandezza dell’evento, chi ha il compito di commentarlo per il grande pubblico si sia messo a fare le pulci sul numero dei partecipanti come invece non era successo appena una settimana prima, quando erano state annunciate un milione di sveglie. A quel punto è facile che scatti in ogni maschio di questo mondo la tentazione di fare a chi ce l’ha più lungo. E forse non è solo una tentazione, perché per fare arrivare un messaggio alla politica giocare a chi ce l’ha più lungo non è senza rilevanza. I politici misurano sempre chi ce l’ha più lungo, prima di decidere. E allora, se i principali media danno per buono il milione di sveglie e al Family Day gli organizzatori dicono che ci sono meno persone, i media non vanno a premiare chi è sincero, vanno a dire che l’Italia è l’Italia delle sveglie. Quando non è vero.

Ma non si tratta neanche di essere sinceri o meno, perché i numeri della politica e dei media non sono i numeri reali. I numeri reali delle sveglie – 50/100.000 persone divise in 98 piazze – sono un milione per la politica e per i media. Fatte queste proporzioni, al Family Day gli organizzatori, per dare il corretto numero politico e mediatico, cioè proporzionato all’altro evento, quanti milioni avrebbero dovuto dire? Possibile che la stessa piazza che secondo i titoli di Repubblica di qualche anno fa conteneva 2,7 milioni di persone per il popolo del PD o della CGIL, oggi si restringa a 300.000?

E poi, anche qui, i conti bisogna farli correttamente, non ci si può per esempio dimenticare nel calcolo centimetro per centimetro che le parti laterali del Circo Massimo si estendono verso l’alto e quindi occupano più spazio di quello calcolato con fotografie dall’alto come se la superficie fosse piana. Ma, soprattutto, non ci si può dimenticare che non si trattava di un numero fisso, si trattava di una moltitudine di persone che arrivavano e andavano via: alcuni sono stati presenti dalle 12 e alle 15.30, altri dalle 13 alle 14.30, altri dalle 15.30 alle 17, e così via. C’era chi si è fermato per mezz’ora e chi è rimasto da mattina a sera.

Invece, per sviare il discorso dai contenuti e sminuire l’evento, siti, giornali e tv si sono messi a smascherare la “bufala” del Family Day, per far capire che il popolo delle sveglie è molto più numeroso e che loro rappresentano gli italiani. In questo simpatico clima mi è scappato di usare l’espressione “i quattro gatti” che ha scandalizzato alcuni, in un post fra l’altro volutamente e visibilmente ironico e iperbolico.

Ma tutta questa solfa per dire cosa? Una cosa semplice che dobbiamo però tenere a mente, e cioè che a causa dei media l’acqua in cui nuotiamo è inquinata e bisogna iniziare a cambiarla.

 

 

Giuseppe Signorin

 

 

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