Amore “fecondo”

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

L’amore verso un’altra persona, il fidanzamento e poi il matrimonio vengono visti come il fine ultimo della nostra vita. Ci siamo cercati, conquistati, abbiamo siglato un patto, magari (e dico magari), abbiamo fatto un figlio… forse due, e la nostra vita si è compiuta. E di quel grande dono che è l’amore cosa ne facciamo? Lo consumiamo nelle nostre notti di passione? Lo “consumiamo”? Si può consumare un dono così infinitamente grande?

Se vedessimo tutto quello che ci circonda come dono e non come possesso, non come diritto dovuto ma come regalo immeritato, probabilmente inizierebbe a cambiare la nostra visione della realtà.

Non vedremmo nella nostra dolce metà un oggetto, ma un dono; non vedremmo nell’amore che ci lega un semplice fattore chimico, ma un sentimento molto più profondo. Di questi regali possiamo decidere cosa farne: tenerli per noi, consumarli nella nostra avidità o condividerli con il prossimo.

A volte l’amore tra due ragazzi finisce per essere ciò che di più egoistico esista al mondo. Possediamo il gioiello più bello al mondo, ma lo sviliamo con il nostro comportamento insensato. È come dare a un neonato un diamante: dopo averci giocato un po’, finirebbe per gettarlo tra le tante cianfrusaglie di poco valore; se gli avessimo dato un pezzo di carbone non ne avrebbe visto la differenza.

E così ci si trova a gestire il più grande dono di tutti, senza fare nulla per valorizzarlo. Tante volte lo si usa come scambio per temporanei piaceri, così come useremmo un diamante per comprare un pezzo di pane. Non ci accorgiamo dell’inestimabile valore e dell’importanza che hanno l’amore tra un uomo e una donna, sia per noi stessi che per gli altri.

Se avessimo la più bella gemma al mondo tra le nostre mani, cosa faremmo?

Prima di tutto ci accerteremmo del suo valore, perché se non ne fossimo a conoscenza potremmo svenderla per un pezzo di pane rancido. Così la nostra dolce metà diventerebbe un oggetto di contraccambio del piacere, del divertimento, un oggetto che possiamo usare oggi e gettare domani. Per non cadere in errore, per non permettere che la gemma venga scambiata per un pezzo di carbone, dobbiamo rivolgerci a un gemmologo. La castità è il gemmologo della vita di coppia. È la virtù che misura il valore del nostro amore e ci indica, in base al nostro stato di conoscenza, come comportarci per apprezzare e valorizzare pienamente l’altro.

Una volta appurato il valore, la preserveremmo da possibili ladri. Allo stesso modo è l’amore che abbiamo per la nostra dolce metà: lo dobbiamo preservare dal peggiore di tutti i ladri di questo mondo, colui che mente e sa di mentire, e per farlo dobbiamo proteggerla con l’unico mezzo a nostra disposizione: la preghiera.

Poi cercheremmo in tutti modi di non perderla, quella gemma: per questo ci prenderemmo cura della nostra dolce metà, la preserveremmo dal male del mondo, saremmo per lui/lei la quercia a cui aggrapparsi durante le tempeste.

E infine mostreremmo la gemma agli altri, affinché si beino della sua bellezza. È per questo che non possiamo tenere il nostro amore tutto per noi. Un amore così bello, una luce così potente non può essere nascosta. Una coppia egocentrica, che non fa dono del suo amore agli altri, è come una gemma incastonata nella più bella delle corone d’oro, ma lasciata a putrefare nelle più profonde segrete del palazzo. Per uno scienziato significherebbe fare una scoperta sensazionale, ma tenerla nascosta perché avido della sua conoscenza. La nostra avarizia e la nostra accidia, davanti ai doni che ci vengono concessi, sono il peggior danno per il mondo. Non è il male che grida, ma il bene che fa silenzio il vero problema dell’umanità.

Il fine ultimo, la missione e vocazione della coppia non è un arido rispecchiarsi narcisistico, ma un fecondo dono di se stessi. Il “siate fecondi” biblico non è solo un invito alla fecondità della prole, ma ci sprona a portare i frutti fecondi dell’amore sponsale all’intera umanità. Citando le parole di Papa Francesco: “La famiglia deve essere fonte di aggregazione, solidarietà, partecipazione, aperta e accogliente e non chiusa e fredda come un museo”.

Il Natale si avvicina, insieme ai potenti re dell’oriente e ai piccoli pastori, volgiamo il nostro sguardo alla piccola famiglia di Nazareth e stringiamoci attorno alla grotta, focolaio di amore fecondo e di speranza per l’intera umanità.

 

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