Incubo montabile

“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

Cari lettori, in questi giorni d’autunno la vostra geologa adora passare le sue poche ore di tempo libero sonnecchiando pigramente davanti a un buon libro, sorseggiando deliziosi infusi di ogni genere (sì, se si parla di tisane, allora di generi ne esistono molti).
Purtroppo, come ho già detto, le ore per oziare sono gran poche e qualche settimana fa quel furbacchione del suo fidanzato ha pensato bene di occuparle trascinandola nel regno del consumismo per eccellenza: l’IKEA.

All’inizio, non avendo mai avuto l’onore di mettere piede in quello strano loco prima, l’idea mi sembrò (scusate, ogni tanto mi prende il passato remoto) allettante e cominciai a fantasticare sul design che avrei fatto scegliere al mio uomo per la sua nuova casa. Fu così che in un tiepido pomeriggio di ottobre ci infilammo in macchina dirigendoci verso la tana dei consumatori compulsivi. Ignara di tutto quello che mi avrebbe aspettata in quel posto, arrivai nell’immenso parcheggio di fronte all’edificio in questione e quello che vidi scendendo dal mezzo fu qualcosa di stratosferico: un enorme centro commerciale giganteggiava maestoso davanti a noi. Sopra le porte d’entrata la scritta “lasciate ogni speranza o voi ch’entrate” sarebbe calzata a pennello; appena le suddette si aprirono, un brulicare di bipedi simili a uno sciame di api impazzite si aprì davanti a noi. Scattante e veloce la massa di persone si muoveva verso gli infiniti scaffali grigi del negozio al fine di accaparrarsi lo scolapasta con il rapporto qualità-prezzo migliore. Non essendo fornito nemmeno di carta igienica nel suo nuovo appartamento, il fidanzato della vostra geologa non aveva scelta, doveva entrare; così prese in mano la situazione e incoraggiò entrambi a varcare la soglia di quell’enorme distesa di materia fatta di oggetti dai colori allucinogeni.

Dopo più di due ore di agonia, i nostri eroi riuscirono finalmente a uscire indenni da quell’angoscioso incubo montabile, o quasi; infatti assieme agli acquisti fatti si portarono a casa anche un gran mal di testa causato dalle urla della gente che lottava per quell’ultimo cucchiaino da zuccheriera che non poteva assolutamente mancare nel servizio da tè in allegato.
Mentre ci dirigevamo verso la cassa, nella mia mente stremata cominciò a farsi spazio una sottile melodia che mi era capitato di ascoltare qualche tempo prima a un matrimonio. Le dolci note risuonarono così: “Se il Signore non costruisce la casa, invano lavorano i costruttori”.
Questa strofa mi ha aiutato a partorire un consiglio che quest’oggi voglio regalare a voi amici miei perché come sapete v.v.t.b: non affannatevi a cercare di possedere un mucchio di oggetti, mobili di lusso o aggeggi di ultima generazione se l’amore reciproco (con un pizzico del nostro amico Spirito Santo ovviamente) non aleggia nella vostra casa, tutti gli sforzi per riempirla di cose materiali saranno inutili e inesorabilmente insoddisfacenti. È per questo cari amici che voglio regalarvi un pensiero pieno d’amore da condividere con la vostra famiglia questo fine settimana.
Buon weekend!

P.s. Al posto di andare all’Ikea questa domenica, andate a gustare il Corpo di Cristo che è più gratificante, ve lo assicuro!

Baci baci.

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