L’oceano e le due bottiglie

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Un giorno uno scienziato di fama mondiale portò il figlioletto con la compagna di scuola a trascorrere una giornata al mare. I bambini, alla vista dell’immenso oceano, furono subito contenti. Si misero a giocare, ci si immersero dentro, non volevano più separarsene.

Alla fine della giornata il bambino chiese al papà: “Babbo, vogliamo portare il mare con noi ”. E il padre rispose: “Figlio mio, non è possibile”. Ma il bambino non si arrese: “Babbo, guarda…”, mostrandogli una bottiglietta di acqua. “Mi basta metterlo qui”. Lo scienziato allora gli sorrise: “Figliolo, per quanto possa essere grande quella bottiglia, non riuscirà mai a contenere la vastità dell’oceano”. Ma il bambino volle fare lo stesso…

“Babbo, guarda, abbiamo il mare!”, esclamò raggiante. Il papà era abbastanza pragmatico: “Certo figliolo, ma quello che possiedi è solamente una piccola parte dell’oceano, e per di più la dovrai dividere con la tua amica”. Il bambino ne rimase dispiaciuto e gli disse: “Quando diventerò grande, ritornerò con lei e possederemo il mare intero”.

Il papà non diede molta importanza al figlio, ma la sera, prima di andare a dormire, le sue risposte gli tornarono in mente. Perché? Non riusciva a spiegarselo! Dopotutto erano solamente le risposte di un bambino, si disse.

Molti anni dopo quei bambini erano cresciuti e si erano sposati. Un giorno decisero di far visita al papà e, in ricordo dei vecchi tempi, lo portarono a passare una giornata al mare. Il vecchio, malato da tempo, era bloccato su una sedia a rotelle, ma fu molto contento di immergersi nella gioia di quei giovani sposi.

Alla fine della giornata il papà si avvicinò al figlio e gli disse: “Figlio mio, un giorno mi dicesti che sareste tornati e vi sareste portati il mare a casa, che aspettate?”. Il figlio non capiva: “Papà, erano storielle da bambini…” Il padre aveva con sé due bottigliette legate assieme da una cordicella. Le aprì, le svuotò fino all’ultima goccia e poi disse al figlio: “Gettale in mare e avrai la tua risposta”. Il figlio, sempre scettico, fece quanto gli era stato detto. Proseguì il padre: “Guarda, figliolo, il mare le riempie, le svuota, le riempie ancora, le culla, un onda, la seconda, le porta su verso il cielo, immerse, circondate, le porta al largo, si perdono nell’orizzonte ”.

Il figlio era perplesso, forse l’età del vecchio l’aveva fatto uscire di senno. Riprese il padre: “Le bottigliette siete tu e la tua dolce metà. L’oceano è Dio, sapienza e amore infinito. Le bottigliette, prima di gettarle, le ho aperte e svuotate, perché non possiamo fare esperienza di Dio se non gli apriamo prima il nostro cuore, né se prima non ci svuotiamo di noi stessi. Non possiamo possedere l’infinita sapienza, possiamo farne esperienza solo un poco alla volta, così come le bottigliette si svuotano e si riempiono sempre di nuovo mare. Le bottigliette, nonostante siano legate, vengono riempite dal mare in modo differente, come siete differenti tu e tua moglie, con esperienze diverse ma riempiti dello stesso mare. Fatevi cullare dal mare, non temete le onde, più alte saranno le prove della vita, più vi porteranno verso il Cielo. Immergetevi nel Suo amore e sarete saziati, circondatevi di esso e non avrete paura…paura di essere portati al largo, fin dove il mare si perde all’orizzonte, fine ultimo della vostra vita”.

Quel giorno lo scienziato aveva dato risposta alle sue domande e i due giovani ragazzi avevano portato il mare con loro!

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