Biella capitale del Pakistan

“Ordinarie follie” di Edoardo Dantonia

Il detto secondo cui “tutto il mondo è paese” dev’essere più realistico di quanto pensassi, se il giovane pakistano a cui ho dato un passaggio in auto due giorni fa, alla domanda: “Ti piace Biella?”, ha risposto: “Sì. Mi ricorda capitale, Islamabad. Per montagne”. Temo, però, di non aver ben compreso il suo nome, il quale somigliava al nostro “Dani”, dunque parlerò di lui come Dani.
Ho una vera passione per gli autostoppisti. Molte persone che conosco, e che in alcuni casi posso chiamare persino amici, le ho incontrate per la prima volta dando loro uno strappo da qualche parte. Mi piace condividere con essi un pezzo del mio viaggio, ascoltando le loro storie o intessendo piacevoli discussioni. Con Dani non è andata come mi aspettavo, a dire la verità. Infatti, il paese dove entrambi eravamo diretti era Pollone, luogo in cui visse gran parte della sua breve vita e infine spirò il mio amico di carta Pier Giorgio Frassati. Per cui, all’apparire di un cartello che lo raffigura ridente, io parto in quarta e dico: “Lo conosci?”. Al suo agnosticismo rispondo continuando: “È il Beato Frassati. Tu sei cristiano o mussulmano?”.
“Mussulmano”
“Be’, conoscerai comunque i nostri santi e beati. Lui è uno di essi. Si è distinto in vita per la grande carità e la bontà verso il pros-”
“Ecco, qui va bene”, m’incalza il giovane, indicando lo spiazzo di fronte al comune. Poi, una volta sceso dall’auto, si dilegua ringraziandomi celermente. Forse quello era davvero il luogo in cui doveva dirigersi, e magari era pure di fretta. O forse non capiva bene l’italiano e non aveva una gran voglia di sforzarsi ad ascoltare. Ma la cosa assolutamente certa è che non è andato via arrabbiato o risentito. Se ha scorto nelle mie parole una qualche intenzione di convertirlo, ciò non ha suscitato in lui lo sdegno che invece vedo in tanti atei e agnostici del mio tempo. Non ho scorto in lui sorrisetti presuntuosi e non ho dovuto sorbirmi battute o luoghi comuni su presunti oscurantismi medioevali. Non ho sentito sparate sulla dea scienza o sui preti pedofili. Può essere che sia un ignorante da ogni punto di vista, e, dunque, che qualunque dibattito teologico o filosofico rappresenti per lui qualcosa di inarrivabile. Ma io sono più propenso a credere che in realtà lui abbia voluto evitarlo, questo dibattito. Come un avversario che si ritira, o per mancanza di risorse o per paura, egli è fuggito dalla mia auto come un esercito fugge dal campo di battaglia. Quegli atei che, invece, né combattono né fuggono, sono come quegli stati neutrali che osservano dall’esterno la guerra e giudicano. Sono delle piccole e insulse nazioni che pontificano, che hanno già la risposta, che non si sporcano le mani ma che parlano come se avessero visto da vicino le stelle più luminose o osservato dall’interno gli abissi più oscuri. Sono persone vuote, che “vivacchiano”, per usare un’espressione di Pier Giorgio. Con esse non ho alcun interesse a discutere, perché non c’è niente di cui discutere. Preferisco evitare di sprecare parole con chi quelle parole le legge e interpreta come vuole, perché pensa di avere già vinto, senza accorgersi che non è nemmeno sceso in guerra. Preferisco, cioè, conservare le mie energie per i miei avversari degni. Preferisco riservare le mie carte vincenti per i tanti Dani che non aspettano altro che combattere con me o, anche, arrendersi.

 

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