Il rischio al servizio dell’amore

“Stranizza d’amuri” di Andreas Hofer

Il clima tossico del nostro tempo ha reso socialmente impresentabile ogni discorso che volesse insistere sull’antitesi tra la logica contraccettiva e la logica dell’amore vero. Eppure è difficile negare che la prima discenda da uno spirito quantitativo mentre la seconda attinge piuttosto a uno spirito qualitativo.

Cerco di spiegarmi: il condom a che porta se non a una amministrazione condom-iniale dei sentimenti? È un atteggiamento che propizia una disposizione a cavillare, a monetizzare, a quantificare: la tipica modalità di chi continua a speculare su numeri, percentuali, cifre. Avere come prima preoccupazione quella di preservare la propria incolumità fisica – non a caso grazie a un “preservativo” – ricorda la condotta senile dell’avaro che, unicamente preoccupato di conservare i propri “averi”, pretende solo “investimenti sicuri”.

Occorre però chiedersi se un simile amore sia ancora un amore umano. L’uomo, per definizione, è quell’essere fatto di carne. E la carne è debole, ancor prima che per il fatto di poter essere tentata dal male, in forza della sua fragilità. Avere un corpo implica la possibilità che la sua carne possa anche essere ferita, venire scalfita, smembrata, fatta a pezzi. La fragilità è il contrassegno della vita: ciò che vive può anche morire. È un tratto umano così essenziale da spingere lo psichiatra Eugenio Borgna a chiedersi «cosa sarebbe della condition humaine stralciata dalla fragilità e dalla sensibilità, dalla debolezza e dalla instabilità, dalla vulnerabilità e dalla finitudine, e insieme dalla nostalgia e dall’ansia di un infinito anelato e mai raggiunto?».

Chiunque impegni la propria carne – letteralmente “mettere in pegno” – si espone perciò al rischio della ferita. Ecco perché amare in profondità una persona, fino ad unire la nostra carne alla sua, è qualcosa di simile a una battaglia campale. È come dirle: “io combatterò al tuo fianco l’ultima battaglia, brucerò i ponti dietro di me in modo da precludermi una vile diserzione”. L’amore è naturalmente apparentato al coraggio della battaglia. Coraggioso è chi, pur sapendo esporsi a rischi anche mortali nel corso della lotta, accetta il rischio della ferita. Al contrario dell’avaro, che continua a chiedersi cosa non fare per conservare la propria incolumità, chi ama si chiede cosa fare per il bene della persona amata. Se l’avaro condom-iniale alza barriere, l’amante appassionato cerca di abbatterle per abbracciare l’amato o l’amata, non accontentandosi di averne una parte sola.

La disposizione condom-iniale si rivela una forma di sterilizzazione esistenziale. Volersi schermare da ogni rischio trasforma – forse gradualmente ma non meno inesorabilmente – in macchine, rende automi capaci solo di “combinarsi” ad “incastro” secondo un piano dove tutto è previsto. Ma è malsano non seguire altro che uno scherma dove tutto è calcolato e quantificato: l’assenza di slancio distrugge l’amore, che si nutre anche di creatività, non solo di gestione e amministrazione – le tipiche virtù dell’«etica delle cose». Nell’ordine delle cose materiali regna infatti un’etica che si esprime nella retta amministrazione: la prudenza è una delle sue virtù caratteristiche, ideale per gestire e conservare l’esistente. La logica di questo ordine di realtà è una sorta di razionalità calcolatrice. Ma l’ordine delle cose non può essere assolutizzato, non è rispetto a questo ordine che tutto può essere giudicato.

Si dimentica anche che la prudenza non esiste senza il rischio. In realtà il rischio è al servizio della prudenza. Pensiamo a un fatto concreto: chiunque deve intraprendere un viaggio sa che questo comporterà naturalmente dei rischi. Dirgli di “essere prudente” può significare: guida con moderazione, scegli la strada meno pericolosa, ecc. In altre parole: corri il minor rischio possibile. Ma in nessun modo questo equivale a dire: non correre alcun rischio. Per non correre alcun rischio occorrerebbe non partire nemmeno. Come accade a quegli amori che sembrano trascinarsi stancamente perché forse, in definitiva, non sono mai davvero cominciati.

 

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1 Comment

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    L’amore vero è rischio. Per amare davvero occorre perdersi, abbracciare la Croce quando è richiesto. Solo allora ci si ritrova. Oggi invece si cerca un amore finto, di plastica, di caujcciù, anallergico… come scrive l’autore del post condom-iniale.

    Mi piace

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