Ascesa e discesa dell’amore

“Stranizza d’amuri” di Andreas Hofer

Ha scritto Romano Guardini che le forme della sessualità, maschile e femminile, sono vincolate da un rapporto di reciproca polarità. Nessun polo è derivabile dall’altro, ciascuno è caratterizzato in se stesso. D’altro canto nessuno dei due poli è pensabile in contrapposizione e al di fuori della relazione con l’altro, di modo che, come recitano i versi sublimi di Rilke, gli amanti possono vicendevolmente dirsi che «tutto quello che ci tocca, te e me, insieme ci prende come un arco che da due corde un suono solo rende».

Dire polarità non equivale a dire contraddizione. Solo la polarità dà luogo a un legame vivente mentre la contraddizione genera conflitti irriducibili e incessabili dualismi. Uno dei mali più gravi della nostra epoca, prosegue Guardini, sta nell’aver confuso i concetti di contraddizione e polarità.

La polarità presuppone differenza, asimmetria, complementarietà. La differenza da sola però non basta. Occorre anche che tra uomo e donna vi sia similarità, simmetria, supplementarietà. Bisogna che uomo e donna, pur rimanendo essenzialmente differenti, possiedano anche una pari dignità. Se la differenza rende possibile l’attrazione, la parità rende possibile l’incontro.

Eros infatti è amore in tensione: la polarizzazione è necessaria al tendersi della sessualità. Essa esige che uomo e donna siano abbastanza simili per potersi stimare e riconoscersi come pari ma simultaneamente richiede anche che rimangano sufficientemente differenti da poter sperimentare una attrazione reciproca.

Amare è desiderare di formare un’unità, ma anche riconoscere e volere che l’altro esista come altro. In caso contrario avremmo solo una fusione che prevede la distruzione di entrambi. L’aspirazione all’unità è solo una delle componenti dell’amore. Se amo una persona devo pure volere che essa sussista indipendentemente da me. Voglio che si unisca a me, ma anche che rimanga altra da me.

L’amore umano è quel desiderio inesausto che per gli Antichi testimoniava la finitudine dell’essere umano. Eros, figlio di Poros (Espediente) e Penìa (Povertà), non può essere un dio. S’è mai vista una divinità implorante? S’è mai vista una divinità mendicante? Un dio bisognoso non è già più tale: divino è chi deve perlomeno non sentire bisogno, non bramare altro, non tendere all’infuori di sé.

E proprio per questo Cristo non ha distrutto Eros, replica Benedetto XVI a Nietzsche nella Deus Caritas est. L’amore del Creatore è fatto per rispondere all’amore della creatura. La vera natura dell’amore discende dall’incontro di agape (amore che discende) e eros (amore che ascende).

 

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