Ho sposato Albert Einstein – un anno dopo

“Lettere a una moglie” di Giuseppe Signorin

Li ho perduti da quasi un mese, amore mio. Li avevamo scelti insieme: montatura bella robusta, un po’ vintage, marrone, credo, maculata. Con la barba punk di tuo marito, secondo te rossa, poi, erano la morte sua. Ora che non li trovo più, però, qualcosa è cambiato. Sono più a fuoco le immagini che il mio diversamente abile talento fotografico mi permette di scattare, dei volti che incontro per strada, ultimamente. Ma la bellezza dev’essere accessibile anche a un miope senza occhiali. Non può essere solo per quattrocchi.  Anzi. Forse alcune cose le può cogliere solo un miope senza occhiali.  Per esempio la somiglianza che dopo un anno torno a notare fra te e Albert Einstein. Magari non è solo la miopia, anche altro. L’ansia per la prova costume, la tensione continua per la pancetta che ancora non se ne va del tutto, come vorresti tu, ed è troppo vicina ai miei occhi perché scatti la miopia. Non so, amore mio, sicuramente i fattori sono molteplici, ma tu e Albert, ogni estate, vi somigliate tantissimo. Non parlo di cose ovvie, come il fisico: lui era un fisico bestiale, tu hai un fisico bestiale (questa l’ho riciclata al mio collega, l’agender). No, qui siamo su un piano fin troppo scontato. C’è qualcosa di più. La genialità, sì, ma questo aspetto l’avevo già sondato lo scorso anno… I capelli, il sorriso. Fuochino, ma anche qui, già l’anno scorso… Cos’avete in comune tu e Albert, amore mio, quando viene l’estate? Ma soprattutto, cosa c’è di nuovo, quest’anno? Per fortuna, a svelare l’enigma, mi capita sotto gli occhi miopi una citazione dello stesso Albertone: “Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità”. Ma se a “indagine scientifica” il tuo maritone/martirone sostituisse “indagine tragicomica dell’esistenza”, amore mio, cosa succederebbe?” “Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine tragicomica dell’esistenza senza una sua caratteristica religiosità”. Sei tu! Eccovi, tu e Albert. Due gocce d’acqua. I vostri spiriti profondi, per quanto impegnati in ambiti diversi – lui quello scientifico, tu quello tragicomico – hanno questa caratteristica religiosità in comune. E per capirlo dieci diottrie non servono a niente. Anzi,  proprio la miopia favorita dalla mia capacità (credo ereditaria) di perdere gli occhiali, ha fatto sì che mi accorgessi di questo accordo profondo. Il fatto che voi intuite qualcosa al di là, qualcosa di trascendente… e quindi quell’espressione un po’ così, quei capelli sparati un po’ così… Tutto viene dall’Alto, amore mio, anche le somiglianze fisico-spirituali fra te e Albertone Einstein. Che Dio mi faccia fare certi pensieri solo in certi momenti e non in altri. Ti amo.

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