Talkin ‘bout my generation!

“VergoÑati” dal Profeta Amos

Quando penso alla parola “generazione”, ricordo la vecchia persona che ero… Sto parlando di quando ero giovane e ventenne, ovvero quattro, tra un po’ cinque anni fa.
Quando ero ancora pimpante e spensierato e avevo in mente quella parola ogni volta che scrivevo una canzone (sì, scrivevo canzoni… e desideravo comporre una “My Generation” alla Who, ma per il decennio 2010-20).

Quindi parliamo di musica. Rolling Stone, la rivista, piazza “My Generation” all’undicesimo posto della classifica delle canzoni migliori di tutti i tempi, e secondo Wikipedia è stata per diversi anni l’inno del movimento “mod”. Il modo di cantare, l’assolo di basso e tantissime altre caratteristiche l’hanno resa una delle canzoni più celebri.
Ma quello che più mi colpisce è il testo, uno sfogo di ribellione di una generazione “diversa” rispetto a gente tristemente borghese e moralista.

Quello che vorrei dire, in realtà, è questo: chi ha scritto “My Generation” aveva una motivazione. Voi starete pensando, in questo momento: “E grazie al c***.” Gli Who nel 1965 avevano un motivo per scrivere una canzone del genere: il dopoguerra, le prime ribellioni dei giovani e tutte le cose che ci vanno dietro e che potete leggere su un qualsiasi libro sugli anni Sessanta.

Quando ci provavo io, invece, a scrivere una canzone del genere per la mia generazione, mi bloccavo sempre. Diciamoci la verità, che razza di generazione è la nostra (o meglio, la mia)?
Gli Who avevano qualche ragione per ribellarsi, noi invece siamo figli o nipoti di quella gente che ha lottato ma come figli ora ne subiamo le conseguenze.
Giustamente papino e mammina ci hanno allevato cercando di non farci passare quello che hanno passato loro ma è proprio quello che ci ha fregati.
Non siamo nemmeno capaci di comprendere le cose che ci fregano. Pensiamo che tutto il mondo abbia qualcosa contro di noi.

Il risultato è l’opposto di quello cercato. Siamo stati abituati fin da piccoli a lottare per cose inutili. Quando vado al ristorante c’è sempre un bambino che urla e rompe le scatole per il pollo al curry in una pizzeria napoletana e il papà che ha paura di dirgli “chiudi la bocca”.

Cari follower, il problema di adesso è che siamo stati cresciuti con troppa libertà e senza regole e se ne abbiamo qualcuna cerchiamo di romperla pensando che dall’altra parte non ci sia un genitore, ma un dittatore. Il mio vecchio ha sempre cercato di farmi capire che al posto di ascoltare cercavo solo un modo di controbattergli. Ora l’ho capito.

Cari Who, sarà che sto diventando vecchio, ma in questo momento saprei come scrivere “My Generation”.

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3 Comments

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  1. A proposito di musica, ultimamente ascolto spesso questa canzone:

    Che ne pensi?

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