L’Amore è paziente

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Blocco dello scrittore? In questi giorni ne ho sperimentato il significato… Avevo pronto il titolo: “l’Amore è paziente”, ma niente – il vuoto assoluto – non riuscivo a scrivere nemmeno una parola. Allora mi sono rivolto alla solita bottiglia di Jack Daniel’s, alias Spirito Santo (solo Tu puoi illuminarmi!), e al settimanale appuntamento di preghiera del venerdì mi è giunta alle orecchie questa parabola:

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura.

Pensiamo all’amore come a un seme: ha bisogno di sole, di acqua, di essere nutrito, di dolcezza, di premura, ma soprattutto di pazienza. Sì, perché se non avessimo pazienza dopo qualche giorno quel seme morirebbe. Se non avessimo pazienza il germoglio appena nato non avrebbe modo di crescere e diventare un albero. Se non avessimo pazienza non coglieremmo i frutti della pianta.

Dio con noi non si stanca mai: è lì paziente, giorno e notte, aspetta che il seme germogli, diventi una pianta e dia i suoi frutti. Quante volte la pianta sotto le intemperie atmosferiche si piega o si spezza… Ma Lui premuroso continua a raddrizzarla e a curare le ferite.

Così anche noi dobbiamo comportarci con la nostra dolce metà e pazientemente aspettare che il seme nel suo cuore germogli, diventi una pianta e dia frutto. Invece molte volte ci facciamo prendere dall’irruenza, vogliamo che tutto si risolva subito. Certo, lo facciamo per amore: vogliamo vedere l’altra persona felice, vogliamo che cresca, che dia frutto. Ma così rischiamo di ottenere l’opposto, di far morire quel seme, di danneggiare il germoglio o di raccogliere i frutti acerbi.

La pratica cristiana della preghiera, dell’attesa, del silenzio non è fatta per gli irruenti, per gli impazienti. La preghiera è un mettersi in ascolto della volontà del Seminatore, è apprendere i segni che ci vengono mandati. L’uomo per natura è abituato a parlare troppo e a stare in silenzio troppo poco… Quanti litigi e incomprensioni causa la lingua! Anche quando crediamo di fare bene, facciamo male: il silenzio vale più di mille parole.

Mi sono chiesto tante volte perché il Signore non mi dia le grazie che chiedo. Perché, se sono richieste belle e buone, non le esaudisce? Perché Lui è paziente, aspetta che il germoglio nasca, cresca e dia frutto. Allora non smettiamo di pregare, non arrendiamoci, insieme a Lui vegliamo giorno e notte, vegliamo sotto la pioggia e il sole cocente, vegliamo finché i frutti non saranno maturi.

Se avete una persona cara che si è allontanata e vorreste tanto riabbracciarla, baciarla, stringerla al vostro cuore, dirle che per voi è la cosa più importante, che senza di lei il vostro cuore piange giorno e notte, ma non vi ascolta: diteglielo con la preghiera. Un giorno un padre mi disse: “Se non puoi parlare di Dio a lei, parla di lei a Dio”. E quando Dio sarà “stanco” delle vostre preghiere, allora la vedrete ritornare a casa correndo, in lacrime… e voi la abbraccerete pieni di gioia e farete festa: “perché era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

 

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