The Beginning of The End

Quando arriviamo al momento del “The End” in un film o in un romanzo, siamo portati a pensare che quella sia la fine della storia. Ma ne siamo sicuri? Prendiamo i film e i romanzi d’avventura che meglio descrivono la vita umana, dove le vicende si susseguono a un ritmo serrato: nemici da affrontare, ostacoli da superare, litigi da sanare, tesori da cercare, amici da abbracciare, amori da conquistare. Queste storie, nelle maniere più disparate possibili convergono tutte verso la conclusione, verso l’ultimo fotogramma. Ma ci siamo mai chiesti come proseguirà la storia di quei personaggi? Io quando finisco di leggere un libro non mi fermo alla conclusione tracciata dall’autore ma continuo a immaginare come quei personaggi continueranno la storia. Che cosa faranno? Come concluderanno la loro vita?

La fine della storia in un libro non è la fine della storia di quei personaggi, ma solamente l’inizio. La nostra vita è fatta di tanti libri messi uno accanto all’altro, di tanti finali che si susseguono ad altrettanti inizi: il libro dell’infanzia, il libro dell’adolescenza, il libro del fidanzamento, il libro del matrimonio, il libro della morte, il libro della resurrezione.

Questi sono i grandi libri, ognuno dei quali è costituito da tanti tomi al suo interno: un momento traumatico dell’infanzia, un amore che finisce, la vita che nasce, una malattia… Se ci fermassimo al “The End” di ognuno di questi tomi o di questi grandi libri, non potremmo sapere dove ci porta l’inizio dell’altro. Non possiamo posare la penna, non possiamo decidere di non scrivere più nulla della nostra vita, dobbiamo continuare a raccontare la nostra avventura.

Ogni “The End” non porta con sé solamente la parola “fine” ma tutte le vicende narrate fino a quel punto. Se noi prendessimo un libro e leggessimo l’ultima pagina capiremmo qualcosa della storia? E se l’ultima pagina si concludesse con un addio o con la morte di un protagonista, quale sarebbe la nostra reazione? “Ma che storia orrenda, muore proprio il personaggio principale” – “Ma vedi che sadico questo autore, fa separare gli amici che si volevano così bene” (leggete ad esempio l’ultimo capitolo del Signore degli Anelli, dove tutta la compagnia si separa e si dice addio tra le lacrime).

Avreste ben ragione a parlarne cosi. Ad esempio se io vi dicessi solamente che amo tantissimo la mia ragazza e che quella ragazza mi ha lasciato odiandomi, trarreste conclusioni affrettate su di Lei e su di me. Ma la storia non si legge dall’ultima pagina, la storia si legge dall’inizio alla fine e dopo la fine si può cogliere l’incipit di un nuovo inizio.

E allora vi dirò che amo ancora di più il mio Amore, amo ancora di più la vita, amo ancora di più l’Autore della mia storia. E quando l’Autore di un romanzo toglie tutto ai protagonisti significa che da un momento all’altro gli darà tantissimo. Pensateci un po’, la maggior parte dei romanzi d’avventura hanno questa andatura: inizio calmo, intramezzo agitato e pieno di ostacoli, sembra arrivare la fine, sboccia la speranza, ritorna il sereno.

Se gli scrittori umani costruiscono i loro romanzi d’avventura in questo modo, l’Autore della vita, come credete che agisca? – Nelle Sue stesse parole troviamo la risposta: “Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!”.

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