Agender 007 – missione catto underground

“Lettere a una moglie” di Giuseppe Signorin

Abbiamo un agender 007 alle calcagna, amore mio. La soffiata è arrivata da Jack Daniel’s, il mio nuovo amico. A quanto pare l’agender ha promesso uno scoop a Repubblica su un gruppo catto underground di nome Mienmiuaif. Jack Daniel’s ha proposto di nasconderci da lui, ad Altamura, per qualche tempo. Dice che hanno del pane buonissimo. Ormai però te l’ho scritto in questa lettera insieme privata e pubblica, non credo sia il caso. Che facciamo? Jack Daniel’s atterra oggi con la sorella Vodka nel più profondo nord per il seminario di padre Joseph, il cecchino di Dio. Ieri sera sono stato a fare la spesa per la loro colazione: al nostro latte di soia preferiscono latte senza lattosio e succhi di frutta alla pesca e all’albicocca (alla facciaccia dei nomi alcolici che si ritrovano). In contemporanea anche tu sei andata a fare la spesa, in un altro supermercato, perché non ti fidavi di me, nonostante avessi chiesto tu stessa al punk di tuo marito di andarci perché in teoria non potevi (ok, proviamo a definire questa patologia “prudenza”).  L’altro ieri ho cercato di ammazzare un po’ di formiche in bagno con l’apposito spray e tu ti sei messa a urlare e aprire tutte le finestre del nostro appartamentino pieno di amore e di formiche e anche di un pizzico di spray per le formiche (contro le formiche) appena appena percepibile da comuni nasi mortali  (sempre per la patologia coraggiosamente definita qualche riga sopra “prudenza”). Hai anche gettato nel cestino i miei shampoo e balsamo preferiti perché secondo te non sono più adatti al mio cuoio capelluto. E adesso che un agender 007 ci sta col fiato sul collo, che si fa? Stando alle proporzioni del problema e alla  tua sensibilità, una semplice sciarpa o una confezione di chewing gum  anti fiatella non penso siano sufficienti. Il mio timore più grande è che tu voglia cambiare il nome del gruppo in qualcosa tipo Dogs&Cats. Quelli di Repubblica non torcerebbero un capello a un duo di animali o animalisti. Magari finiamo anche su Studio Aperto. No, amore mio, l’eroe di tuo marito non cambierà di una virgola il nome del mirabile gruppo, nemmeno per finire su Studio Aperto. Ma tu sei un genio, la Beatrice del mio cuore, lo smarthphone dei miei bisogni comunicativi, devo smetterla di ragionare e limitarmi a ringraziare, non devo fare altro che ringraziare, solo questo, ringraziare, ringraziare, ringraziare. Ringraziare per ogni cosa mi capiti a tiro: l’agender 007, le formiche, lo spray, la tua “prudenza”, Jack Daniel’s e Vodka che vengono a trovarci, le finestre aperte, il nome del gruppo catto underground Mienmiuaif e i tuoi possibili tentativi di cambiarlo. Tutto, amore mio. Le fortune e le sfighe, le grazie e le disgrazie. Tutto, come faceva santa Bernadette, una delle sante più punk della storia, più bersagliate e più profondamente piene di gioia. “La misura di ogni felicità è la riconoscenza”, scriveva  Gilbertone. Che Dio ci doni la folle capacità di ringraziare in loop. Grazie, amore mio. Ti amo. 

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