Cabalismo queer

Chi oggi ritiene di poter dominare la natura e di poterne esaurire ogni significato, andando ad impossessarsi delle cellule-base del reale e venendo a combinarle a piacimento, fino ad esaurirne ogni possibile incastro? Ricordo di aver già studiato qualcosa di simile, né si trattava di cabale. Erano le teorie lucidissime di J. Butler, espressione del femminismo più radicale e queer.

La teoria di fondo dell’autrice è semplice e geniale, la sua consonanza col cabalismo è impressionante. La Butler accusa ogni metafisica di fornire una visione statica della verità, e di qui a sua detta viene una sacralizzazione ed una giustificazione del potere, sempre destinato a discriminare una classe di deboli a vantaggio dei sedicenti detentori del vero. Nulla di nuovo, da Hegel in qui l’avevamo già sentita questa teoria. La Butler procede, con acume coerente e radicale sottopone a medesima critica sia il marxismo che il femminismo classico: nell’uno e nell’altro caso non siamo riusciti ad impedire soprusi e discriminazioni, come mai? Dobbiamo concludere che anche in essi rimanga un residuo di metafisica. Più precisamente, sebbene nelle prime fasi del marxismo e del femminismo si siano espresse dinamiche liberanti, col tempo sono venute a prevalere anche in essi le strutture veritativo-metafisiche e i conseguenti abusi. A questo punto, con coraggiosa linearità, la Butler mette in discussione la novella opzione omosessualista (siamo negli anni Novanta), intuendo che anche in questo caso, ad un primo periodo di apparente liberazione, sarebbero seguite le consuete cristallizzazioni discriminanti. Qui si instaura la proposta bomba, semplice e chiarissima: l’unico modo per impedire il rigurgito metafisico è ostacolare la cristallizzazione dei ruoli e delle idee, come? bisognerà elevare un nuovo paradigma, queer, il paradigma del mutamento continuo. Non è questione di maschio, femmina, omosessuale o transessuale. Ogni persona deve essere disposta, se non di fatto almeno di principio, a rimettere in discussione il proprio genere; bisogna ammettere che gli individui non siano più un solo genere, ma siano capaci di mutare periodicamente genere nel corso della propria vita. Questo impedirà il cristallizzarsi di ruoli e dei relativi sfruttamenti. La decostruzione dell’identità come garanzia assoluta di una soteriologia immanentista atea e materialista.

Semplice. Forse un po’ idiota, ma semplice e apparentemente plausibile. Così plausibile che per molti oggi sta divenendo un must, per gli altri una moda contro la quale è inutile scomodarsi. E terribilmente cabalistico. Il queer realizza a modo suo il sogno del cabalista, la combinazione di tutte le possibili varianti della realtà, anzi della stessa identità umana. Certo si tratta di una identità senza profondità metafisica, senza spirito, senza anima, senza natura, né legge di natura.

Ma questo è inevitabile. In caso contrario avremmo a che fare con una spiritualità inesauribile e quindi con la confutazione del sogno esoterico e – vogliamo dirlo? – luciferino. Come a ribadire, altro che programmi contro la discriminazione, dietro al dibattito sulla Gender Theory c’è tutta una concezione sulla storia, sull’uomo, su Dio e sul fine di tutte le cose. I cattolici, almeno loro, ne tengano conto.

 

(Satiricus – testo uscito su Campari & De Maistre)

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