Despotina a Sanremo

“Lettere a una moglie” di Giuseppe Signorin

Sei bella dalla testa fin quasi ai piedi, amore mio, quando metti quelle scarpe. Se non insistessi per prima tu, continuando a infilare i tuoi piedini in quegli orrori targati Camper, non insisterei di certo io. Piuttosto parlerei di altro, che ne so, di Despotina, magari, la bambina che ti somiglia ma che – figuriamoci – non sei certo tu da piccola. E poi Despotina non metterebbe mai quelle scarpe, non può aver visto abbastanza MTV per avere gusti del genere. Per tante altre cose, però, qualche analogia… Penso a quella storia di Despotina all’asilo, all’ultimo anno, nei “grandi”. Despotina e i suoi compagni alle prese con una rappresentazione teatrale di Sanremo. Per la prima, Despotina indossa un vestitino nero, largo, con tante margheritine stampate sopra. È di sua cugina. Il suo ruolo è di conduttrice – non potrebbe essere altrimenti. Accanto a lei un bambino che interpreta Pippo Baudo. Il teatrino non ha il sipario, dalla platea si scorge il dietro le quinte e i genitori possono così ammirare Despotina sbracciarsi per istruire tutti i suoi compagni. Sa tutto lei, le battute, i movimenti, le posizioni. Inizia lo spettacolo, fila tutto liscio fino ad “Attenti al lupo”, la canzone di Lucio Dalla. Un bambino biondo deve fare il lupo, indossa un cappuccio da lupo ma scoppia a piangere, non regge il brivido da palcoscenico. Despotina si gira e lo guarda. Neanche la cantante dei mienmiuaif ha un sangue così freddo in scena e tanta autorevolezza come Despotina. Il bambino lupo al solo sguardo di Despotina si ricompone. Poi Pippo Baudo ha un’amnesia. Il pubblico percepisce l’imbarazzo, ma Despotina interviene e prende il posto di Pippo Baudo, recita le sue battute. Purtroppo, dopo lo spettacolo, la mamma di Pippo Baudo dirà agli amici più intimi che Despotina ha fatto fare brutta figura al figlioletto, col suo intervento, invece di ringraziarla. Cose che capitano a una condottiera come neanche santa Giovanna d’Arco. E senza rivelazioni private. Per fortuna tu, amore mio, hai trovato un marito punk ma irremovibile come il sottoscritto. Non perché tu sia Despotina, ma qualche volta c’è bisogno di avere accanto uno saldo, uno che non tentenna, altrimenti possono venire in mente strane idee, tipo cambiare il nome dell’ormai notissimo gruppo di cui per grazia di Dio fai parte, perché secondo te e secondo altri non funziona, non si capisce, non si riesce a pronunciare, non si ricorda. No, tuo marito non cederà, amore mio. Che Dio mi doni la forza per non cedere di fronte a tentazioni subdole come questa. Ti amo.

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