Il cecchino di Dio

Ieri sera, tornato a casa dal lavoro, ti ho trovata seduta accanto al fornello, amore mio. In un pentolino bollivano i piselli, in un altro si stava scaldando la piadina. Fra le mani tenevi il libro di padre Joseph (per gli amici Fr. Yozefu-B Ssemakula)  – il cecchino di Dio. Questa la scena, in un primo momento anche abbastanza poetica. In un secondo, però, il tuo genio tragicomico l’ha trasformata in tutt’altro: alzandoti, infatti, sei riuscita a  fare leva sul manico del pentolino (lo chiamo pentolino ma potrebbe anche essere una padella) scaraventando piselli e acqua bollente in direzione del punk di tuo marito, che per fortuna, con riflessi da felino, ha schivato buona parte del colpo. Qui entra in gioco il libro di padre Joseph, “La guarigione delle famiglie”, perché senza quel libro il mancato (almeno ieri sera) martire di tuo marito non avrebbe i riflessi da felino che ha. Il cecchino di Dio insegna a colpire ma anche a schivarli, i colpi. Un modo per dirti che i libri a qualcosa servono, soprattutto se a scriverli è il cecchino di Dio, un sacerdote africano dai modi bizzarri che un paio d’anni fa il Signore ha mandato a cena dai miei genitori. C’eravamo anche io e te, prima di sposarci e diventare gli impronunciabili mienmiuaif. Il cecchino di Dio mangia solo la sera, ma non credo sia bastata la fame a farlo delirare di stupore sotto i kiwi che i miei tengono in giardino, in mezzo alle viti. Il cecchino di Dio ha visto quei kiwi e ha dato di matto. Era la prima volta che li vedeva. Uno che combatte in prima linea i pidocchi, non ti aspetti che poi si stupisca dei kiwi. Ma in fondo quello che insegna è proprio questo, che anche stupendosi di quanto è buono Dio attraverso i kiwi, se necessario, possiamo mettere ko i pidocchi. I pidocchi che abbiamo in testa cercano di ingannarci, di farci credere per esempio che Dio non è poi così buono… No, Dio è buono, è molto buono, è più buono dei kiwi, e già i kiwi non sono male, anche se tu amore mio non la sopporti, la frutta. Stando al mio amico Carletto Baudelaire, il più bel trucco del diavolo sta nel convincerci che non esiste. Il più bel trucco del cecchino di Dio non sta invece solo nel convincerci del contrario, e cioè che i pidocchi esistono, ma anche nell’insegnare alle persone comuni, come i mienmiuaif e i genitori del chitarrista nonché leader massimo del gruppo, a individuarli e poi colpirli. Dopo l’episodio dei piselli e dell’acqua bollente, che Dio ci aiuti (ti aiuti) a indirizzare bene la mira prima di sparare. Sparare preghiere, ovviamente. Ti amo.    

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