Diversamente ironica

Nel primo anno di “Lettere a una moglie”, verso la fine, ti annunciavo l’esordio dei mienmiuaif in latino con il Regina Caeli, amore mio. Poi non se n’è fatto nulla. Il pezzo è pronto da più di due anni. L’hanno composto i proto-mienmiuaif, io e te quando ancora i mienmiuaif non sapevano di esistere. Volevo che uscisse dopo Pasqua, ma abbiamo optato per “Casalinga Dreamin'”, la hit che rivoluzionerà l’immaginario dei giovani 2.0.  Che la Mamma Celeste ci perdoni se sbagliamo, ma il posto giusto per il Regina Caeli forse è un altro, magari un album di preghiere in latino. Chi lo sa. Non è semplice essere una band classic punk. Non è semplice neppure avere il dono che hai tu. Non sto parlando del Bimby. Il Bimby l’abbiamo dato a Severina il mese scorso, sono riuscito a sbarazzarmene. Non era semplice neanche avere il Bimby, vero, ma qui intendo altro, intendo il dono che in tutta la prima parte di “Lettere a una moglie” ho cercato di inseguire e definire, sempre inutilmente. È l’indicibile stesso, anche se l’altra sera ci sei andata vicina:  “diversamente ironica”, hai detto di te stessa. Potremmo quasi esserci, perché come ogni handicap, se letto nel verso giusto, anche il tuo è un punto di forza. Solo una persona diversamente ironica potrebbe portare le Camper che neanche mio nonno… Insomma, sei andata in giro con quelle scarpe per quanto tempo? Sì, può capitare che anch’io ne combini qualcuna, che mi chiuda fuori casa e debba chiamare i vigili del fuoco, come testimonia il video che hai girato sabato in macchina, a tradimento, mentre ero impegnato in una non facile conversazione telefonica con il comandante. Può capitare anche che nella fretta mi dimentichi di segnalare chi realmente era al voltante della tua macchina, quando ha superato la soglia oltre la quale scattano i quasi 200 euro di multa pagati da me medesimo l’altro giorno. Certe cose possono capitare anche al santo di tuo marito, e magari i tre punti della patente sbadatamente possono venire tolti a te, invece che a me. Voglio dire, non siamo perfetti, nemmeno quelli che possono apparire tali. Tutti facciamo errori.  Però tu hai qualcosa di più. Noi comuni mortali sbagliamo, tu realizzi opere d’arte in movimento. I tuoi sbagli non sono tali. Sono picchi lirici nell’apparente monotonia della prosa quotidiana. Anche le tue crisi da supermercato, quando cedo alla tentazione di accompagnarti e tu ti blocchi nel bel mezzo di una corsia perché non sai con che tipo di cioccolato festeggiare la fine della Quaresima. Quell’istante rallentato prima di optare per Nutella e torta nella tua pasticceria preferita, quindi non nel supermercato ma in un altro luogo da raggiungere, in cui ti devo accompagnare. Anche in quei fotogrammi che fanno tanto Wong Kar-wai, per un ex appassionato di cinema come me. Anche lì mi fai uscire dall’apparente banalità del reale. E di testa. Che Dio mi faccia sopravvivere a tanta poesia. Ti amo.

 

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